Angolo teologico

Angolo teologico (56)

Messaggi del 25 luglio e 2 agosto 2019

Messaggio a Marija del 25 luglio 2019

“Cari figli! La mia chiamata per voi è la preghiera. La preghiera sia per voi gioia e una corona che vi lega a Dio. Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà ma se siete miei, vincerete perché il vostro rifugio sarà il Cuore di mio Figlio Gesù. Perciò figlioli, ritornate alla preghiera affinché la preghiera diventi vita per voi, di giorno e di notte. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Commento teologico

Il messaggio si presenta in una suggestiva configurazione. Esso è come un anello prezioso, al centro del quale vi è incastonato un brillante o una perla di luminosità misteriosa, che si irradia sul futuro. Esso è incorniciato da una fulgida e solida capsula dorata.

Al di là della simbologia, si può dire che la perla preziosa è la predizione di un futuro spinoso. Tuttavia essa va custodita e sorretta dalla preghiera, che come una corazza ci protegge, ci difende e dona gioia. Vediamone i dettagli.

1. La profezia dice queste parole: “Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti e il peccato regnerà, ma se siete miei, vincerete perché il vostro rifugio sarà il Cuore di mio Figlio Gesù”. La frase può essere divisa in due parti: nella prima, che riguarda l’aspetto più impressionante, annuncia le prove che si dovranno affrontare e la nostra debolezza, mentre attorno a noi si scatena il peccato. La domanda che viene spontanea è sapere di quale spessore saranno le prove e cosa esse provocheranno in noi, nella Chiesa e nella società. Si deve dire che saranno piuttosto pesanti, se di fronte ad esse noi siamo deboli, incapaci di affrontarle con le nostre forze umane. La Vergine precisa che queste prove saranno causate dal peccato, cioè dalla malvagità e dagli attacchi del male, in quanto il mondo, inteso come avversione a Dio, alla verità e all’amore, si rafforzerà e distruggerà la società, si intrometterà nelle famiglie e nella Chiesa stessa. D’altronde sono realtà che fin d’ora possiamo costatare abbondantemente e ne sentiamo l’amarezza e l’angoscia.

Tuttavia la seconda parte offre un incoraggiamento, una grande speranza, che dipende da noi. Qui dobbiamo mettere tutta la nostra buona volontà e il nostro impegno per collaborare con la grazia divina e poter superare le prove. Tale impegno sta nel rimanere saldamente uniti a Maria e rifugiarci nel Cuore di Gesù redentore. La Vergine costituisce la mediazione affinché noi non ci smarriamo e non perdiamo di vista l’amore della salvezza che è il Cristo Signore.

2. Ma come possiamo essere così forti da non soccombere? Se le nostre capacità sono estremamente vacillanti e insicure, dove troveremo il coraggio e il sostegno per rimanere forti e fedeli? A questo punto dobbiamo rifarci alla prima frase del messaggio che dice: “Cari figli! La mia chiamata per voi è la preghiera. La preghiera sia per voi gioia e una corona che vi lega a Dio”. È chiaro che lo strumento indispensabile e idoneo è la preghiera. La Vergine ne dà subito le motivazioni dicendo che la preghiera assicura la pace, la serenità, la gioia nell’animo nostro, in modo che non cadiamo in agitazioni e in angoscia. D’altra parte la preghiera, come ben sappiamo, è un varco che consente di essere uniti a Cristo, cioè una catena o corona che ci lega al cielo. Allora verremo rafforzarti, rinvigoriti, incoraggiati e confortati, perché sorretti dalla divina grazia e le nostre deboli forze acquistano l’infinita potenza celeste. Con la preghiera, l’anima nostra prende coraggio per sconfiggere il male e poter affrontare la lotta con la fiduciosa certezza di trasformare il male in bene, la morte in vita e il dolore in grazia.

3. La seconda frase sulla preghiera completa la spiegazione: “Perciò, figlioli, ritornate alla preghiera affinché la preghiera diventi vita per voi di giorno e di notte”. Queste parole, che sono la conclusione del messaggio, sono un preciso ordine di Maria di aggrapparci alla preghiera e non mollare su questo punto di fondamentale importanza. Ma di quale preghiera si parla? La Vergine ce ne offre due pennellate stupende: una è l’affermazione che la preghiera è l’anima della nostra vita, non basta pregare qualche volta o quando ce ne ricordiamo. Essa deve scandire ogni aspetto della nostra quotidiana esistenza, in modo che nessun atto o pensiero o desiderio o faccenda o scelta possa essere privo del supporto divino che ci viene dato dalla preghiera. Si dice infatti che la preghiera deve essere il respiro dell’anima o il battito del nostro cuore. Come è importante capire la modalità di una preghiera ininterrotta, che costantemente ci accompagna e ci sostiene e ci illumina: a casa, in macchina, al lavoro, al divertimento, agli eventi sociali e agli impegni di svariato genere. Per questo la Vergine precisa: giorno e notte, cioè sempre dal mattino alla sera e dalla sera al mattino. Si tratta della preghiera interiore che sussulta e invoca il nome santissimo di Gesù e di Maria come un palpito nel nostro cuore.

Non bisogna dire che la preghiera ininterrotta resta impossibile, perché siamo presi da mille cose e dobbiamo accudirle con attenzione. Questa è soltanto una scusa per giustificare la nostra pigrizia spirituale. La preghiera invece diventa il soffio, l’attrazione, il battito di ogni momento, come succede quando siamo innamorati di una persona o presi da una passione, facciamo la vita normale, di tutti i giorni, ma il nostro animo è avvolto e rasserenato dal pensiero continuo per quella persona o sospinti dai desideri che portiamo dentro di noi. In altre parole la preghiera ininterrotta può essere vista come l’anelito e l’incitamento del cuore innamorato di Gesù. Tutto qui. Spesso noi abbiamo paura di innamorarci del Cristo, perché lo facciamo una idea o una persona fra mille che conosciamo. Invece il Signore deve essere l’unica persona, quella persona di cui sentiamo il fascino più intenso, l’amore più grande, cioè l’innamoramento. Allora sarà facile pregare senza interrompersi mai.

O Vergine Maria, Madre, a te ricorro debole tuo figlio, per essere irrorato e ricolmato del tuo amore materno. In tal modo potrò accostarmi al tuo Figlio mio Signore e Redentore, con tutto il trasporto nel mio animo, come fai tu e come tu mi insegni. Conducimi, con la tua pazienza e insistenza, verso di Lui, affinché sia Lui la persona che amo sopra ogni cosa e di cui non posso fare a meno. Senza di Lui la mia vita si disperde e si annienta. Lui e la vita, la luce, l’amore, di cui devo essere impossessato. Tutto il resto viene imbastito, progettato e realizzato dentro questo abbraccio con cui mi unisco a Cristo e Cristo si effonde in me. Ti sono grato Madre buona, che mi sei vicina, a far sì che io sia avvinto e non mi allontani dal tuo dolcissimo e amabilissimo Figlio e mio Signore. A Lui la gloria e l’onore nei secoli. Amen

Messaggio a Mirjana del 2 agosto 2019

Cari figli, grande è l’amore di mio Figlio! Se conosceste la grandezza del suo amore, non smettereste di adorarlo e ringraziarlo. Lui è sempre vivo con voi nell’Eucaristia, poiché l’Eucaristia è il suo Cuore. L’Eucaristia è il cuore della fede. Egli non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete cercato di allontanarvi da lui, egli non si è allontanato da voi. Perciò il mio Cuore materno è felice quando vede che, colmi d’amore, ritornate a lui; quando io vedo che andate a lui sulla via della riconciliazione, dell’amore e della speranza. Il mio Cuore materno sa che, quando vi incamminate sulla via della fede, siete dei virgulti, dei germogli; ma, con la preghiera e il digiuno, sarete dei frutti, il mio fiore, gli apostoli del mio amore. Sarete portatori di luce e, con l’amore e la speranza, illuminerete tutti attorno a voi. Figli miei, come Madre vi prego: pregate, riflettete, meditate. Tutto ciò che vi accade di bello, di doloroso, di lieto e di santo fa sì che cresciate spiritualmente, che mio Figlio cresca in voi. Figli miei, abbandonatevi a lui, credete a lui, confidate nel suo amore: sia lui a guidarvi! L’Eucaristia sia il luogo in cui nutrite le vostre anime, per poi diffondere l’amore e la verità, testimoniare mio Figlio. Vi ringrazio!”.

Commento teologico

Il messaggio si divide in due parti: la prima parte si concentra sulla figura di Gesù e del suo grande amore; la seconda costituisce una confidenziale manifestazione del cuore materno di Maria e del suo amore nei confronti dei suoi figli. Vi è poi una ricca e poderosa esortazione quale conclusione e sigillo del messaggio, che lo rende estremamente attuale ed efficace.

1. Grande è l’amore di mio Figlio. Sono le parole iniziali con le quali si apre il discorso, come un prologo d’infinita bellezza e suggestione. In effetti la frase abbraccia tre squisite parole: la prima è data da un aggettivo, grande, che ne esprime l’ampiezza e insieme è un invito ad aprire l’animo per ascoltare quanto ella dirà. Che cosa sarà di così grande e meraviglioso? Viene subito il secondo termine, l’amore, davanti al quale si rimane con il fiato sospeso ed estasiato: di quale amore si tratta? Ben sappiamo che quella parola è colma di un enorme valore ed è ricca di una incidenza che tocca ogni cuore umano. Essa è la fonte, il sostegno, il senso, lo scopo di tutta la nostra esistenza. Anzi è il farmaco di guarigione e di salvezza, la radice della quiete e pace interiore. In fondo è tutta l’essenza più vitale del nostro esistere, vivere ed operare. L’orecchio e soprattutto la mente si aprono desiderando di capire e di sapere di quale amore si tratti e che cosa esso comprenda di così suggestivo spessore da far sobbalzare tutto il nostro essere. Lo dice immediatamente dopo: non è questione di un amore generico, indefinito, frivolo e deludente. Esso è l’AMORE, con i caratteri maiuscoli; niente di meno esso è quell’amore incommensurabile e dolcissimo che sgorga dal cuore di suo Figlio, che costituisce il terzo elemento: che cosa può esistere di più attraente e sorprendente?

            A quelle tre parole iniziali aggiunge una sottile considerazione per farcene assaporare il gusto e la dolcezza: “Se conosceste la grandezza del suo amore, non smettereste di adorarlo e ringraziarlo”. Veramente noi siamo ben lontani di conoscere e apprezzare quell’amore infinito, che si è manifestato soprattutto nel dono della vita in sacrificio di espiazione e di redenzione per i nostri peccati. Proprio quell’amore ci ha risanati e salvati, rendendoci figli amati e benedetti del Padre celeste. Il nostro piccolo e arido cuore fa fatica a rendersi conto della infinitezza dell’amore di Cristo ed esserne inondato in pienezza. Se fossimo disponibili ad accoglierlo, saremmo veramente felici e pronti a sentirne i benefici e di conseguenza ad adorare e ringraziare il cuore sacratissimo di Gesù A questo punto occorre fermarsi e riascoltare quelle tre parole e farle nostre per sempre.

            Detto questo, la Vergine si dilunga nella descrizione delle caratteristiche dell’amore del Figlio suo nei nostri riguardi. Si sofferma sul dono immenso dell’eucaristia, che contiene la presenza viva e personale di Gesù: “Lui è sempre vivo con voi nell’eucaristia, poiché l’eucaristia è il suo Cuore. L’eucaristia è il cuore della fede”. Su questo mirabile mistero di amore dobbiamo un attimo soffermarci per poterlo intendere almeno in parte e depositarlo dentro di noi, farne veramente il sostegno e il nutrimento essenziale della vita cristiana. In quel pezzo di pane e nelle poche gocce di vino, attraverso il potere divino concesso da Cristo ai sacerdoti, vi è realmente presente e operante Gesù stesso quale vero uomo e vero Dio. Una realtà umanamente inconcepibile, che sorpassa ogni nostra possibile supposizione o immaginazione. In esso Gesù ha voluto restare per sempre accanto a noi e venire in noi, per ricolmarci della sua grazia e trasformarci in lui. Niente di più impensabile e stupefacente.

La fede ci assicura di tale immenso dono di amore. Per questa ragione la Vergine ce lo dice chiaramente di farne il tesoro più prezioso, la cosa di cui non si può pensare una più importante e decisiva. Ella definisce l’eucaristia come il cuore stesso di suo Figlio, perché in essa vibra, palpita la pienezza del suo amore, quale sorgente inesauribile di doni e di grazie. Proprio nel pezzo di pane e nel poco vino si nasconde il suo Cuore pieno di benevolenza e di generosità D’altra parte essa dovrebbe essere, in corrispondenza al cuore di Cristo, l’espressione del nostro cuore, cioè del nostro amore e della nostra gratitudine nei suoi confronti. Si stabilisce così una stupenda reciprocità di sintonia nell’amore: dall’eucaristia l’amore di Gesù si effonde in noi e, per la stessa eucaristia, il nostro cuore si immerge in quell’oceano di amore e lo fa suo, per poi restituirlo in mille modi durante lo svolgimento della propria esistenza di ogni giorno, nei momenti belli e in quelli meno belli. In tal modo, il cuore di Cristo si unisce al nostro piccolo cuore per formare un’unica sinfonia di gioia, di conforto, di perenne comunione nell’amore.

Lo dice espressamente la Vergine: “Egli non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete cercato di allontanarvi da lui, egli non si è allontanato da voi”. Si tratta di un legame indistruttibile. L’amarezza sta nel fatto che noi possiamo distaccarci e perderci nei nostri terreni desideri e attaccamenti, perdendolo di vista. Egli tuttavia non si allontana da noi e ci richiama assiduamente e amorevolmente a tornare a lui, a riabbracciarlo e tenerlo stretto nel nostro petto. Pur essendo grande la nostra ingratitudine, molto più grande è il suo amore eucaristico. Come non dovremmo scioglierci in un cantico di riconoscenza e di lode?

2. Il mio Cuore materno è felice. In questa seconda parte la Vergine manifesta apertamente i suoi sentimenti di amore con tono di squisita dolcezza, che non può non toccare il nostro animo di figli suoi: “Perciò il mio Cuore materno è felice quando vede che, colmi d’amore, ritornate a lui; quando io vedo che andate a lui sulla via della riconciliazione, dell’amore e della speranza”. Come sempre, ella ci dice che l’unica cosa che conta veramente e che ci rende autentici cristiani è aggrapparci a Cristo, amarlo sopra ogni cosa, farne il perno di tutto il nostro essere e agire. E se dobbiamo segnalare purtroppo i nostri distacchi da lui, allontanandoci e separandoci dalla sua parola e dalla sua grazia, la Vergine se ne dispiace, tuttavia ne gode se risaliamo la china e torniamo nuovamente a stare con suo Figlio e a ricostruire la nostra unione con lui. Ci indica concretamente quanto dobbiamo fare: percorrere la via della fede che consiste nell’affidamento filiale a lei e soprattutto a Cristo; insieme ravvivare l’amore per lui e renderci disponibili a compiere la sua volontà; infine ci sospinge ad avere speranza, in quanto tutta la nostra vita si basa sulla potenza divina di suo Figlio, sulla sua opera di redenzione con la morte in croce e la risurrezione. Non esiste altra via di salvezza. Di questo occorre prendere atto e convincerci, contro ogni tentazione che ci sospinge a trovare e a pensare che esistano altre realtà o spiritualità o avventure che siano portatrici della salvezza. Nella confusione religiosa, in cui ci troviamo, è facile cadere in tale aberrante tradimento dell’unica speranza che ci viene offerta da Gesù.

Ella continua a spiegare chiaramente la motivazione della sua ansia materna verso di noi: “Il mio Cuore materno sa che, quando vi incamminate sulla via della fede, siete dei virgulti, dei germogli; ma, con la preghiera e il digiuno, sarete dei frutti, il mio fiore, gli apostoli del mio amore”. Ci fa intendere che se ritroviamo la fede sincera e convinta in Cristo, noi siamo come delle piante che portano frutti di vita terrena ed eterna. Ciò a motivo che le nostre radici non sono nascoste sotto la terra, ma sono avvinte alla potenza divina che sa trasformare ogni nostra situazione quale momento di crescita e di fioritura per arrivare alla produzione di opere feconde di bene. Allora soltanto potremo dirci, come ella stessa ci chiama dolcemente “gli apostoli del mio amore”. Ci vede come fiori belli che risplendono di bontà e di verità, di generosità e di intensa preghiera. Di fatto la nostra vita deve essere intessuta di “preghiera e digiuno”, cioè ricolmata sia della grazia divina ottenuta con la preghiera sia della nostra collaborazione con il sacrificio e il digiuno, con l’impegno quotidiano di fedeltà e di servizio a Dio e ai fratelli.

Non possiamo restare insensibili e far cadere queste parole nel dimenticatoio e nell’indifferenza. Non è più il tempo della tiepidezza e della mediocrità della fede. Oggi o si è cristiani convinti o restiamo prigionieri della futilità del mondo. L’insistenza della Vergine non fa altro che premere sulla nostra scelta forte nella fede e su una vita cristiana coerentemente e generosamente vissuta. La fede di basso livello purtroppo non è più sufficiente davanti a una società e a una Chiesa che si perde nei meandri della terrenità e del pragmatismo. Solo con tale radicalità credente risuonano vere e suadenti le sue parole: “Sarete portatori dei luce e, con l’amore e la speranza, illuminerete tutti attorno a voi”.

Conclusione. L’ultima parte del messaggio raccoglie le idee sopra indicate e le riassume, donando ad esse una luce ulteriore e una forza maggiore: “Figli miei, come Madre vi prego: pregate, riflettete, meditate. Tutto ciò che vi accade di bello, di doloroso, di lieto e di santo fa sì che cresciate spiritualmente, che mio Figlio cresca in voi”. Ritorna l’invito a pregare e meditare, perché succede spesso di dimenticare e di passare sottobanco le sue considerazioni. Di fatto accade che i suoi messaggi, pur essendo diffusi su tutti i mezzi di comunicazione, restano nel vuoto e non scendono dentro di noi, non diventano nutrimento della mente e del cuore. Non basta saper accoglierli superficialmente, come acqua che passa sull’impermeabile, ma è urgente farli nostri, esserne irrorati e illuminati. Nulla di noi stessi, la sofferenza, il lavoro, la gioia, deve restare al di fuori del flusso di luce che nasce dalle sue espressioni.

Inoltre la Vergine richiama ciò che più le sta a cuore, cioè ritornare a suo Figlio: “Figli miei, abbandonatevi a lui, credete a lui, confidate nel suo amore: sia lui a guidarvi”. Su questo insiste continuamente e noi però facciamo i sordi. Forza e coraggio a impegnarci a ritrovare la centralità di Cristo come ella desidera. Altrimenti resteremo privi della grazia divina e, per i tempi duri che viviamo, saremo travolti dalla tenebrosità e dalla morte spirituale. Non esiste via di scampo: o con Cristo o contro Cristo; o con la vita o con la morte; o con la felicità o con l’infelicità per sempre.

Alla fine torna il richiamo all’eucaristia: “L’eucaristia sia il luogo in cui nutrite le vostre anime, per poi diffondere l’amore e la verità, testimoniare mio Figlio”. Ascoltiamo, meditiamo, viviamo l’eucaristia come ella ci dice. Siamo suoi figli docili e obbedienti. Diamo a lui la nostra riconoscenza e adesione totale.

Grazie, o Vergine Maria, delle tue materne premure verso di noi figli tuoi e apostoli. Te ne siamo veramente grati. La tristezza sta nel fatto che tu spesso ci richiami ai valori fondamentali del cristianesimo, ma noi facciamo in modo che non incidano nella nostra anima e non portino frutti di bene, come tu vorresti. La tua parola purtroppo risuona come voce nel deserto, anche all’interno della comunità cristiana. Abbi pietà di noi. Ogni volta te lo ripetiamo di voler mettere in pratica i tuoi consigli, ma poi concretamente viviamo come sempre, dediti alle faccende mondane e dimentichi di tuo Figlio, l’unica nostra vera salvezza su questa terra e nella vita eterna. Ti preghiamo, con tutto il cuore, risvegliaci, ravviva il nostro torpore e apri i nostri occhi verso il cielo, dove tu ci aspetti e ci conduci. Amen

Don Renzo Lavatori  

don Renzo Lavatori

Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. Tra le sue opere in particolare: Gli angeli. Storia e pensiero, Marietti, Genova 1991; Milano 2000.2003; Satana un caso serio. Saggio di demonologia cristiana, EDB, Bologna 1996; Gli Angeli, Newton-Compton, Roma 1996; Il diavolo tra fede e ragione, EDB, Bologna 2001; Antologia diabolica, UTET, Torino, 2008.

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