Omelie

Omelia della santa Messa – Medjugorje, 8 settembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Parola del Signore.


Quando annunciamo il Vangelo mettiamo a disposizione la nostra bocca per la rivelazione. Le letture durante la celebrazione dell’Eucaristia non sono una bella storia: è Parola del Signore.
Alle nostre orecchie risuona come parola umana, ma nella nostra interiorità e nella nostra vita risuona come un’eco, qualcosa di diverso. Secondo la Parola del Signore noi misuriamo la nostra vita. Non dovremmo dimenticare mai questa verità.
Cristo è veramente presente nella Sua Parola. Lui è Colui che parla.

Il Vangelo di oggi è molto esigente, quasi crudele. A prima vista non sembra nemmeno umano. Queste condizioni ci sembrano strane. Addirittura esagerate.
Dio può invitarci ad odiare qualcuno? Sembra una cosa radicale.
Ma Gesù ci dice: “Chi non fa così non può essere Mio discepolo”. Dunque ci sono alcune condizioni per essere discepolo del Signore. Bisogna amare Lui più delle persone che ci sono più care. Anzi, ancora di più: bisogna amare Lui più della propria vita. Bisogna prendere la propria croce e seguirlo. Alla fine bisogna rinunciare a tutti gli averi. Questo significa essere Suo discepolo.
Sembra un pò troppo. Queste esigenze ci creano confusione. Sembra una cosa irreale o esagerata. Se guardiamo così tutti sembriamo persi. Umanamente sembra impossibile vivere questo.

Il linguaggio del Vangelo qualche volta a prima vista crea confusione. La mentalità degli uomini per cui era stato scritto il Vangelo non è la stessa di adesso. A volte ci sembra esagerato. A volte il linguaggio bibblico usa gli estremi: o è bianco o è nero.
Quando il linguaggio è questo si tratta di un messaggio che richiede da noi una risposta: sì o no.

Guardiamo con più attenzione il brano del Vangelo. Con Gesù c’è una grande folla. Non vogliono solo ascoltarLo, ma vogliono essere Suoi discepoli. La folla è grande. Gesù pone loro delle richieste concrete. Dobbiamo ricordare una cosa: nella mentalità degli ebrei seguire un maestro – e Gesù era il Maestro – non significava solo ascoltarlo, ma molto di più: significava imitarlo, cioè assumere il suo stile di vita, il Suo modo di vedere il mondo, il suo atteggiamento, il suo modo di pregare. Era una cosa molto concreta. Si poteva avere un solo maestro. Non tutti erano d’accordo con questa scelta. Nemmeno i più vicini a Gesù. Eppure Gesù era pronto a fare i passi radicali.

Ora le cose ci diventano più chiare. Il discorso di odiare padre, madre e fratelli ci sembra terribile, ma nella lingua degli ebrei si tratta semplicemente di fare una scelta. Questa scelta chiede un sacrificio e uno sforzo. Non sappiamo quante persone siano rimaste con Gesù dopo queste parole, ma sappiamo dal Vangelo che queste Sue parole qualche volta sono state rifiutate.

Noi uomini non vogliamo sentire sempre la verità, sopratutto se non è piacevole. Noi siamo tentati di cercare sempre qualcuno che ci dica le cose in un modo più bello. Ma questo non è l’insegnamento e lo stile del nostro Maestro.
Che lezione anche per noi, discepoli di oggi. Alcune volte abbiamo paura a dire la Sua Verità sulla vita, sulla fede e sull’Amore.
Anche se non riusciamo a comprendere sempre le espressioni del Vangelo e la lingua usata il messaggio dobbiamo comprenderlo sempre con molta serietà, semplicemente perchè questo messaggio è veritiero e dona la vita.

Qualche volta noi uomini siamo portati a nascondere un pò la verità. La verità mia, di qualcuno e perfino di Dio Stesso. Quando si tratta di me stesso uso criteri diversi dal solito. Spesso pensiamo anche che i criteri di Dio dovrebbero essere diversi. Dio può diventare la mia versione di quello che Lui dovrebbe essere.

Ricordiamo ciò che abbiamo professato all’inizio del Vangelo di oggi. Abbiamo detto che Gesù è con noi e che ci parla. Questa sera siamo venuti per stare con Lui e ascoltarLo. Ma anche di più: siamo venuti a mettere la nostra vita nella Sua Vita per vedere dove siamo e chi siamo. Lui è la Chiave della lettura della vita. La Sua misura è l’Amore che qualche volta comprende la sofferenza e la croce. Questa è semplicemente la vita vera.
Il nostro Maestro e Signore non ci racconta le favole. Lui ci parla di Se Stesso e dona Se Stesso.
Essere Suo discepolo significa essere sempre con Lui in tutto.

Qualche volta non vogliamo un Dio del genere. Non vogliamo che Dio ci parli della sofferenza e neppure un Dio che soffre. Qualcosa dentro di noi si ribella.
Qualche volta ci domandiamo: “Ma che Dio è?” Dentro di noi ci chiediamo: “Ma non dovrebbe allontanare la sofferenza? Ma chi è questo Dio che fa soffrire?”
Il nostro Signore e Maestro non risponde nè con la punizione nè con l’ira, ma con l’Amore che si dona fino in fondo. Con l’Amore che muore sulla croce e che si dona nel pane. L’Amore che Lui ci dona è la vita.
Questo è difficile da comprendere e da credere. Ancora più difficile è viverlo.

Tutti i giorni siamo bombardati da scelte da affrontare. Vediamo che tutti offrono soluzioni per la vita, contro la sofferenza, per allontanare la morte. Sembra che tutti abbiano soluzioni.
Il nostro Signore, invece, non alza la Voce, non fa rumore. La Sua offerta non è invasiva. Spesso il Suo silenzio è l’Amore che si dona che non viene apprezzato da nessuno.
Quando, però, lo incontriamo ci dona il sorriso e la gioia e sappiamo di aver toccato la Sua Presenza. Questo non possiamo comprenderlo da soli. Ci vuole la forza che ci viene donata dall’alto. Si tratta di una forza silenziosa che come la rugiada rinfresca la vita.

Nel libro della Sapienza abbiamo sentito queste parole: “Chi avrebbe conosciuto il Tuo valore se Tu non gli avessi dato la Sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il Tuo Santo Spirito?”
O Maria, Madre del silenzio e dell’Amore semplice, Tu che sei piena dello Spirito, rimani con noi sul cammino fino ad incontrare il Signore.

Amen.

fra Vjeko Milićević

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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