Angolo teologico

Angolo teologico (31)

Messaggi del 25 giugno e 2 luglio 2017

Messaggio a Marija del 25 giugno 2017 
“Cari figli! Oggi desidero ringraziarvi per la vostra perseveranza ed invitarvi ad aprirvi alla preghiera profonda. Figlioli, la preghiera è il cuore della fede ed è speranza nella vita eterna. Perciò pregate col cuore fino a che il vostro cuore canti con gratitudine a Dio Creatore che vi ha dato la vita. Figlioli, io sono con voi e vi porto la mia benedizione materna della pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Commento teologico

L’idea centrale di questo messaggio è la PREGHIERA, di cui spesso la Vergine richiama l’importanza, ma questa volta si sofferma su di essa in modo più completo e approfondito. È importante raccogliere gli aspetti essenziali che descrivono le caratteristiche di un’autentica preghiera cristiana.

1. Anzitutto si dice che la preghiera dev’essere perseverante: “Cari figli! Oggi desidero ringraziarvi per la vostra perseveranza”. Ciò significa che una prima caratteristica è quella di una preghiera persistente e durevole lungo il percorso quotidiano della nostra esistenza. Non è sufficiente fare un’orazione, anche fervorosa, e poi sospenderla, credendo che basti una sola volta per ottenere la grazia. Si tratta di una grave carenza. Gesù stesso ce lo conferma affermando che dobbiamo bussare ripetutamente per avere la porta aperta. Il motivo di tale insistenza sta nel fatto che essa dimostra la nostra fede forte e decisa che non si stanca di implorare l’intervento divino. È vero che Dio nostro Padre conosce tutte le nostre concrete situazioni e i nostri problemi e noi pensiamo che non occorra ripetere la richiesta. Ma non è così, nel senso che il Padre, pur conoscendo le necessità dei suoi figli, vuol vedere la nostra totale fiducia in Lui, come il bambino che ripetutamente chiede quanto gli necessita fino al parossismo, tanto che il genitore alla fine cede e consegna la cosa richiesta al figliolo. Bisogna però sottolineare ulteriormente che il Padre celeste sa discernere quello che è il nostro vero bene da quello invece che può essere un nostro danno. Tra noi e il Padre celeste si deve stabilire il medesimo e maggiore rapporto di confidenza e di insistenza, accompagnato da un pieno affidamento alla sua sapiente amorevolezza. Pertanto dobbiamo aggiungere alla nostra richiesta la frase semplice e significativa, come ha fatto Gesù nell’orto degli ulivi: se Tu vuoi, o Padre, se corrisponde alla tua santa volontà e al nostro bene.

Noi sappiamo che Egli ci dona ciò che è il nostro vero bene, non solo su questa terra ma anche per la vita eterna. Tale sommo bene alle volte non coincide con quello che desideriamo e chiediamo, spesso poco utile o addirittura nocivo per noi e per gli altri. I suoi pensieri non sempre corrispondono ai nostri, anzi possono essere anche in contrasto. Da qui la fiducia e l’affidamento al suo amore che certamente ci dona quanto di più buono e prezioso possa esistere. Dunque la perseveranza va congiunta alla confidenza totale e filiale, senza titubanze o dubbi né chiederci tanti perché, sapendo che Dio è il perché di sé stesso e in Lui la benevolenza ha sempre la parte totalizzante, che sa trasformare il male in bene, il dolore in grazia. In tal modo viviamo contemporaneamente l’insistenza della richiesta e la serenità dell’abbandono, senza cadere in ansia o in agitazione o in dubbi di fede, addirittura ribellandoci a Dio stesso e giudicandolo insensibile e impietoso! Ahimè! Allora l’insistenza diventa caparbietà e insolenza, per non dire opposizione o duro contrasto. Occorre trovare un sano equilibrio interiore tra la perseveranza e l’affidamento, che, presi insieme, offrono il senso più bello ed efficace della preghiera cristiana. Di fatto il messaggio della Vergine prosegue: “desidero invitarvi ad aprirvi alla preghiera profonda”. La preghiera è profonda quando raggiunge la profondità abissale dell’amore paterno di Dio e ne sente tutta la dolcezza, la delicatezza, la forza, la giustizia; quando si tuffa e si abbandona nell’oceano infinito del suo amore che non conosce alcun limite e sovrasta i nostri limitati orizzonti terreni spingendosi al di là di essi per condurci al nostro bene sommo ed eterno.

2. La Vergine ce lo fa capire: “figlioli, la preghiera è il cuore della fede e della speranza nella vita eterna”. Parole meravigliose, che devono riempire l’animo di gioia e fiducia. Vi è un’affermazione fondamentale, su cui dobbiamo riflettere con attenzione: la preghiera è il cuore della fede. Cosa significa? Sappiamo che il cuore è il centro propulsore di tutta la circolazione sanguigna che dona vita, energia, benessere al nostro organismo. Se questo flusso vitale perde la regolarità, subentra lo sconvolgimento e il malessere generale, con fibrillazioni e aritmie pericolose, che possono condurre alla interruzione del getto di sangue fino alla morte. Similmente, a livello spirituale, la preghiera è il centro propulsore della nostra vita cristiana, perché fa fluire in tutte le situazioni concrete, che affrontiamo ogni giorno, la vitalità della grazia divina, la cui fonte è il Cuore di Gesù, da cui scaturiscono il suo amore, la sua verità, il suo Santo Spirito, in modo che veniamo purificati, rifocillati, guariti, santificati, irrorati e rinvigoriti, rafforzati contro ogni attacco del male. Pertanto dobbiamo renderci conto della importanza vitale della preghiera. Non si può dire assolutamente che una prega quando se la sente o ne ha voglia, oppure quando se ne ricorda ogni tanto. È come fare delle interruzioni al flusso sanguigno del cuore, con gravissime conseguenze per la nostra salute e la stessa sopravvivenza della vita cristiana e umana. Si giunge in effetti a certe ischemie dell’anima che languisce e si affievolisce nelle sue parti vitali fino a giungere a delle vere trombosi paralizzanti ogni movimento spirituale e piene di veleno mortifero. Cerchiamo di rendercene conto e di mettere la preghiera al primo, posto nelle vicissitudini quotidiane, quando ci si alza al mattino, quando si va al lavoro, quando si inizia e si termina a mangiare, quando si va a passeggio o in palestra, quando ci si raduna alla sera per il S. Rosario in chiesa o in famiglia, quando si va in gita o ai sani divertimenti, ogni momento dev’essere scandito dal soffio energetico e salvifico della preghiera.

La Vergine sottolinea inoltre che dalla preghiera nasce “la speranza nella vita eterna”. Ciò comporta che chi prega ottiene e otterrà la salvezza eterna, quella che conta più di qualsiasi altra cosa, mentre chi non prega si prepara alla perdizione eterna, la realtà più disastrosa e dannosa che ci sia. Lo diceva S. Alfonso Maria de’ Liguori: “chi prega si salva e chi non prega si danna”. La Madonna ce lo ripete affinché non cadiamo nella trappola di essere così stolti da tralasciare o trascurare la preghiera, per dare spazio a tutte le altre faccende o a passatempi futili che sono di inferiore importanza. Si tratta della vita, quella eterna! Pensiamoci bene!

Se noi intessiamo di preghiera tutta la nostra giornata, allora veramente si può dire quello che la Vergine afferma: “pregate col cuore fino a che il vostro cuore canti con gratitudine a Dio Creatore che vi ha dato la vita”. Come già detto la preghiera ci consente di mettere in sintonia il nostro cuore con il Cuore del Signore. Per vivere una preghiera continua non occorre fare pratiche speciali e faticose, ma eseguire quelle pie devozioni che la Chiesa ci propone nella preghiera liturgica come in quella popolare e spontanea, che sgorga dall’intimo del nostro sentire e amare. In tal modo possiamo esercitarci a fare la preghiera viva quale respiro dell’anima che sale fino al Cuore del Padre e del Figlio nello Spirito Santo, la fonte da cui sprigiona l’acqua zampillante per la vita eterna, che ci purifica e ci rigenera in creature nuove colme di serenità e di amore. Si compie così il circolo vitale che dalla terra si eleva verso il Cielo e da qui si riversa abbondantemente sulla terra per farvi germogliare frutti buoni e meritevoli.

Messaggio a Mirjana del 2 luglio 2017   
“Cari figli, grazie perché rispondete alle mie chiamate e perché vi radunate qui attorno a me, la vostra Madre Celeste. So che pensate a me con amore e speranza. Anch’io provo amore verso tutti voi, come ne prova anche il mio dilettissimo Figlio che, nel suo amore misericordioso, mi invia a voi sempre di nuovo. Lui, che era uomo ed è Dio, uno e trino; Lui, che ha sofferto a causa vostra sia nel corpo che nell’anima. Lui che si è fatto Pane per nutrire le vostre anime e così le salva. Figli miei, vi insegno come essere degni del suo amore, a rivolgere i vostri pensieri a Lui, a vivere mio Figlio. Apostoli del mio amore, vi circondo col mio manto perché, come Madre, desidero proteggervi. Vi prego: pregate per il mondo intero. Il mio Cuore soffre. I peccati si moltiplicano, sono troppo numerosi. Ma con l’aiuto di voi — che siete umili, modesti, ricolmi d’amore, nascosti e santi — il mio Cuore trionferà. Amate mio Figlio al di sopra di tutto ed il mondo intero per mezzo di Lui. Non dovete mai dimenticare che ogni vostro fratello porta in sé qualcosa di prezioso: l’anima. Perciò, figli miei, amate tutti coloro che non conoscono mio Figlio affinché, per mezzo della preghiera e dell’amore che viene dalla preghiera, diventino migliori; affinché la bontà possa trionfare in loro, affinché le loro anime si salvino ed abbiano la vita eterna. Apostoli miei, figli miei, mio Figlio vi ha detto di amarvi gli uni gli altri. Ciò sia scritto nei vostri cuori e, con la preghiera, cercate di vivere questo amore. Vi ringrazio!”

Commento teologico

Il messaggio si concentra essenzialmente su due prospettive molto interessanti per il nostro cammino cristiano: una spiega il rapporto filiale che dobbiamo instaurare con Maria nostra Madre; l’altra il rapporto fraterno verso le creature umane nell’amore di Gesù.

1. Rapporto filiale con Maria in Cristo Gesù. Maria parla da vera Madre che desidera costruire un sincero e affettuoso rapporto con tutti i suoi figli. Ella fa capire che il suo Cuore Immacolato vibra di amore per ciascuno di noi, molto più di come può fare una madre terrena verso i suoi figli. Si sa che la legge fondamentale che regge l’amore sincero si basa sulla reciprocità, nel senso che non si può attuare la comunione amorevole tra due persone se ambedue non sono coinvolte nel donarsi l’una all’altra. Se una persona ama un’altra, ma questa non vuole saperne, l’atto di comunione non si attua. L’amore così cade nel vuoto; similmente è vero anche nel caso contrario, quando una persona desidera di essere amata da un’altra, ma questa non si cura di lei e non corrisponde affatto. Ora, se parliamo di comunione filiale e materna tra noi e Maria, è certo che Ella dice e dimostra di amarci teneramente: “anche io provo amore verso tutti voi, come ne prova anche il mio dilettissimo Figlio che, nel suo amore misericordioso, mi invia a voi sempre di nuovo”. Come si vede, dichiara con estrema franchezza il suo amore materno nei nostri confronti, spinta da suo Figlio nostro Redentore. Ma noi che facciamo? Corrispondiamo generosamente o solo a parole vuote? Ella sembra contenta della nostra devozione verso di Lei: “so che pensate a me con amore e speranza”. Ciò ci dona molto conforto e incoraggiamento. Ma non dobbiamo cullarci nelle carezze, sebbene facciano piacere. Occorre impegnarci sinceramente e pienamente con il nostro affetto filiale e confidente. Come dobbiamo fare?

Maria ci indica una strada meravigliosa e utile, l’unica vantaggiosa in senso pieno, che ci conduce a suo Figlio il nostro salvatore, colui che ha dato la vita con il suo immenso dolore: “Lui, che era uomo ed è Dio, uno e trino; Lui, che ha sofferto a causa vostra sia nel corpo che nell’anima”. Non vi è altro modo più sicuro e fruttuoso. Lei ce lo spiega: “Lui che si è fatto pane per nutrire le vostre anime e così le salva. Figli miei, vi insegno come essere degni del suo amore, a rivolgere i vostri pensieri a Lui, a vivere mio Figlio”. Maria ci porta a Gesù e noi dobbiamo obbedirle, perché in Cristo si trova la nostra totale eterna salvezza. Non si può pensare di amare Maria se non amiamo più fortemente il Figlio suo diletto. I due, Madre e Figlio, sono congiunti nel medesimo progetto di amore verso di noi: Lei è inviata a stimolarci; Lui costituisce il fine per cui noi viviamo, soffriamo, crediamo e amiamo. Maria dunque si fa maestra per insegnarci come amare suo Figlio. Le sue parole sono chiare per dirci che dobbiamo amare il Figlio come Ella, la Madre, lo ha amato, custodito, accolto, adorato. Il nostro cuore deve battere all’unisono con il suo per essere immersi nell’amore di Gesù. Allora il cerchio dell’amore si chiude meravigliosamente: Maria ci ama, noi la amiamo ed Ella ci indica la strada da percorrere verso il Figlio, da cui siamo amati e che noi amiamo con Lei e come Lei. Così l’amore infinito beatificante passa per mezzo di Maria al Figlio suo e da questi si riversa abbondantemente su di noi. Noi, con Maria e per mezzo di Maria, ci uniamo a Cristo per amarlo sopra ogni cosa e ogni persona, perché Lui per primo ci ha amati e ci stringe al suo Cuore Sacratissimo accanto al Cuore Immacolato di Maria. Che cosa di più bello e affascinante?

Facciamoci forza per buttarci nelle loro braccia ed essere avvolti, coinvolti e travolti da questo flusso santo e santificante.

2. Rapporto fraterno con le creature umane. La preoccupazione di Maria si riversa sulle creature umane che vivono nel peccato e lontane dall’amore di suo Figlio. Lo dice con tono addolorato: “Apostoli del mio amore, vi circondo con il mio manto perché, come Madre, desidero proteggervi. Vi prego: pregate per il mondo intero. Il mio Cuore soffre. I peccati si moltiplicano, sono troppi numerosi”. Queste parole toccano il nostro animo, sebbene poco sensibili come siamo all’amarezza di vedere tante persone prive della grazia divina, le quali sono anch’esse suoi figli amati. Maria ci apre non solo gli occhi, ma soprattutto il cuore, per renderci conto della situazione drammatica in cui vive molta parte dell’umanità, non tanto a livello materiale, ma principalmente nell’aspetto interiore di anime perse dietro le vanità mondane e tenute schiave dalle cose terrene, che le portano fuori dalla divina grazia. Da qui nasce l’accorato appello materno di pregare per queste persone affinché giungano alla conoscenza di suo Figlio. Oltre alla preghiera Maria chiede un aiuto concreto e valido perché il bene trionfi sul male e suo Figlio torni a regnare nei cuori: “Con l’aiuto di voi – che siete umili, modesti, ricolmi di amore, nascosti e santi – il mio Cuore trionferà”.

Ella fa vedere come l’amore di Gesù, accolto e vissuto in noi, trabocca al di fuori e si diffonde in questo mondo malsano. Con l’amore di Cristo dobbiamo vedere in ogni nostro fratello la sua immagine: “Amate mio Figlio al di sopra di tutto ed il mondo intero per mezzo Lui. Non dovete mai dimenticare che ogni vostro fratello porta in sé qualcosa di prezioso: l’anima. Perciò, figli miei, amate tutti coloro che non conoscono mio Figlio affinché, per mezzo della preghiera e dell’amore che viene dalla preghiera, diventino migliori”. La cosa più preziosa, lo dice espressamente, è l’anima, cioè la parte spirituale dell’uomo, che va curata, seguita, educata, servita con grande disponibilità e generosità. La nostra carità verso i fratelli più bisognosi non si manifesta solo con le azioni di assistenza fisica e materiale, ma anche e soprattutto con la esigenza interiore di trasmettere l’amore di Gesù che salva in maniera totale e porta alla felicità eterna: “La bontà possa trionfare in loro, affinché le loro anime si salvino e abbiano la vita eterna”. Tutti diventiamo così apostoli nel mondo per portare ovunque la luce e la grazia di Cristo. L’importante che nel nostro cuore resti saldamente inciso l’amore di Cristo e dei fratelli con un unico soffio di vitalità e di rinnovamento dell’umanità: “Apostoli miei, figli miei, mio Figlio vi ha detto di amarvi gli uni gli altri. Ciò sia scritto nei vostri cuori e, con la preghiera, cercate di vivere questo amore. Vi ringrazio”.

Tu ci ringrazi, o Vergine Maria, ma siamo noi a ringraziarti per la tua materna premura con cui ti prendi cura di noi tuoi figli e di tutte le creature umane. Apri i nostri cuori ad ascoltarti e restare colpiti dalle tue esortazioni. Purtroppo spesso siamo distratti e dissipati. Per questo tu ci sproni a non perdere mai di vista il tuo Figlio e ad essere innamorati di Lui. Questo ti chiedo umilmente: tocca il mio cuore affinché possa conoscere e amare Gesù come tu lo hai conosciuto e amato. Solo Lui ci offre quell’amore puro e vero che colma i vuoti del nostro affetto che ci fanno tanto soffrire. Accogli questa mia povera preghiera: o Madre, fammi sempre più conforme al tuo Figlio Gesù. Così sia.

don Renzo Lavatori

Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. Tra le sue opere in particolare: Gli angeli. Storia e pensiero, Marietti, Genova 1991; Milano 2000.2003; Satana un caso serio. Saggio di demonologia cristiana, EDB, Bologna 1996; Gli Angeli, Newton-Compton, Roma 1996; Il diavolo tra fede e ragione, EDB, Bologna 2001; Antologia diabolica, UTET, Torino, 2008.


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