Omelie

Omelia della santa Messa Medjugorje, 5 giugno 2019

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Parola del Signore.

Cari fratelli e sorelle, nell’odierno brano del Vangelo troviamo una preghiera pronunciata da Gesù per i Suoi discepoli. Si tratta di una parte della preghiera sacerdotale che ha pronunciato durante l’Ultima Cena e comprende tutto il 17. capitolo del Vangelo di Giovanni. 

Essa può essere divisa in 4 parti. I versetti del Vangelo di oggi costituiscono la seconda parte. 
Potremmo definire la preghiera sacerdotale un testamento lasciato da Gesù prima della Sua morte. Gli attimi in cui pronunciava questa preghiera erano terribili: erano quelli che precedevano la Sua cattura, passione e morte. Era coscente che sarebbe stato tradito, oltraggiato, e crocifisso da coloro per i quali Egli avrebbe consegnato la Sua Vita. 
Egli si trova assieme ai Suoi apostoli che non comprendono in pieno il Suo messaggio. Leggendo questa preghiera possiamo comprendere la Sua preoccupazione.

Fratelli e sorelle, Gesù si preoccupa da genitore di coloro che il Padre Gli ha donato. Chi ha figli conosce la forza della sollecitudine dei genitori. 
Dio si occupa di ognuno di noi con quella forza e quella sollecitudine. Dio si preoccupa per me e per te. L’immagine di Dio che si occupa dei Suoi figli ci smuove. Se pensassimo più spesso a questo fatto non saremmo così nervosi nella nostra vita e non daremmo spazio alla disperazione. Tutti i nostri problemi perderebbero la forza e non ci toglierebbero la gioia di vivere. 

Saremmo veramente coscienti delle parole di san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi in cui dice: “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè appaia che questa potenza viene da Dio e non da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre nel nostro corpo la Vita di Gesù”. 
Questa sollecitudine di Dio prevale su tutte le nostre sofferenze e le nostre incertezze. Essa ci introduce alla gioia della vita. Non ci libera dalla responsabilità della nostra vita e di quella degli altri attorno a noi, ma ci da forza, indirizza la nostra responsabilità e le da un senso pieno. 
La sollecitudine di Dio per noi si realizza nella promessa di Gesù di rimanere con noi fino alla fine del mondo. Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? 

All’inizio del brano di oggi Gesù prega il Padre di custodirci nel Suo Nome. Cosa significa per noi essere custoditi nel Nome di Dio? 
Per comprendere questa espressione è necessario ricordare il significato semitico del Nome di Dio. Nella mentalità semitica, cioè nello spirito in cui Cristo pronuncia questa frase, il Nome e la Presenza di Dio sono connessi in modo esistenziale. La traduzione del Nome di Dio dovrebbe suonare così: “Io sono Colui che sono, il Dio presente. Sarò qui per sempre come Colui che è presente per sempre”. 
Il Nome di Dio è garanzia della Sua Presenza. 
In altre parole Gesù prega il Padre di custodirci per sempre nella Sua Presenza, in modo da realizzare un’unità tra il nostro nome di cristiani e la nostra vita. 
Gesù prega il Padre di non permettere che ci separiamo da Lui. Egli è consapevole del fatto che la Sua Vita terrena è la Presenza visibile di Dio nel mondo. In tale Presenza custodiva e tutelava coloro che Gli erano stati affidati, affinchè non cadessero in perdizione, ad eccezione del “figlio della perdizione”, cioè Giuda. 

Questa frase di Gesù non può essere presa come una predestinazione, cioè il fatto che fosse già stato stabilito che Giuda dovesse andare alla perdizione e che egli non avesse scelta. La perdizione di Giuda è stata una sua scelta personale. 
Mentre pronunciava queste parole Giuda non era a tavola, ma era già in cammino per tradirLo. Gesù non aveva prestabilito la perdizione per Giuda, ma aveva cercato, come per gli altri discepoli, di custodirlo nel Nome di Dio. 

Poi Gesù continua: “Io ho dato loro la Tua Parola e il mondo li ha odiati, perchè essi non sono del mondo come Io non sono del mondo”. Essere di Cristo vuole anche dire essere rifiutati da questo mondo. 
Ricordiamo le Parole pronunciate da Gesù in un altro passo: “Se hanno perseguitato Me perseguiteranno anche voi”.
Il rifiuto è compagno di viaggio del Cristianesimo sin dalle sue origini. Non dobbiamo pensare che questo rifiuto finirà. Al giorno d’oggi si cerca in tutti i modi di calpestare il Nome di Dio e tutti i valori che il Cristianesimo propone. Ciascuno di noi può percepirlo nella propria quotidianità. Ma non lasciamoci scoraggiare: il Maestro ce lo aveva preannunciato. 
Questo è il prezzo da pagare se vuoi davvero essere Suo. Essere di Cristo è un invito per coloro che hanno coraggio e sono disposti ad andare contro corrente. Non è un modo per fuggire dai problemi della vita, ma è veramente è un atto eroico che compie colui che vuole fare esperienza della pienezza della vita. 

Giuda cercava di essere di Cristo e di questo mondo. Cercava di essere accettato da Cristo, ma anche dal mondo. Quando ha capito di dover scegliere ha scelto di stare dalla parte del mondo ed ha rifiutato Cristo. La sua fine, però, ci dice che genere di benvenuto gli sia stato dato dal mondo da cui egli si aspettava amore e accoglienza. 

Cari fedeli, Dio e gli dei che offre questo mondo non possono stare insieme. 
La frase di Gesù riportata nel Vangelo di Luca “non potete servire due padroni” non ha perso attualità. 
In libertà stabilisci per chi ti vuoi decidere e per chi sei disposto ad investire la tua vita che è unica e irripetibile. 
Gesù dice: “Non prego che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno”. 
Il campo di azione di ciascun cristiano è questo mondo. Non è chiamato a fuggire dal mondo e a chiudersi in 4 mura per vivere lì la sua fede. Non è neppure chiamato a chiudersi in piccole comunità che hanno il suo stesso modo di pensare e lì glorificare Dio. Invece è invitato a prendere il largo e ad andare nel mondo. 

Il Vangelo si può vivere soltanto in rapporto con l’Altro, scritto con la A maiuscola, e con l’altro, colui che mi è accanto. 
Il cristiano è chiamato a testimoniare l’Amore di Dio e la Sua Presenza in questo mondo, nonostante le contrarietà e gli assalti del maligno. 

Al termine del Vangelo di oggi Gesù dice: “Consacrali nella Verità. La Tua Parola è Verità”. 
Cari fratelli e sorelle, testimoniamo con coraggio o la Verità come san Bonifacio che è andato all’estremo. 
Lasciamo che questa Verità si ravvivi nel nostro cuore e poi trasmettiamola agli altri. Così adempiremo il mandato di Gesù ad essere pienamente una cosa sola. Ci può essere solamente un’unità autentica se è fondata sulla Verità. 

Su questo cammino ci aiuti l’intercessione della Madre di Gesù e Madre nostra, Regina della Pace.

Amen.

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