Omelie

Omelia della santa Messa – Medjugorje, 17 novembre 2020


Santa Elisabetta d’Ungheria

Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo Gesù disse ai Suoi discepoli:“Quando verrà il Figlio dell’uomo nella sua maestà con tutti gli angeli, si assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno davanti a lui, ma egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dalla creazione del mondo. Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero pellegrino e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto pellegrino e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti? E il re risponderà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sua sinistra: Andate lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero pellegrino e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o pellegrino o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà loro: In verità vi dico: ogni volta che non lo avete fatto a uno di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. E costoro andranno all’eterno supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.
Parola del Signore


Noi sacerdoti spesso ci rendiamo conto che il nostro discorso su Dio è astratto. Parliamo con un linguaggio strano e i fedeli non capiscono certe espressioni. Dio è un mistero e come tale non possiamo comprenderLo com’è in realtà. Noi cerchiamo di descriverLo con un linguaggio semplice, come Gesù quando parla del Padre, ma rimarrà sempre un mistero. Per quanto vogliamo comprenderLo Dio sarà sempre in una luce inacessibile. Per quanto Dio sia un mistero Lui si è rivelato a noi nella storia e soprattutto nella Persona di Gesù di Nazaret. Gesù ha rivelato la Verità più perfetta di Dio. Per spiegare in modo semplice il Regno di Dio, la fede, il Padre, Gesù usa le parabole.Proprio nel Vangelo di oggi abbiamo sentito una di queste parabole. 
Parlando del giudizio finale Gesù usa un’immagine semplice per spiegare alle persone la loro missione sulla terra e su cosa verranno giudicate.I buoni saranno separati dai malvagi o da coloro che sono stati indifferenti. Gesù dice che nel Regno entreranno coloro che Gli hanno dato da mangiare quando aveva fame, da bere quando aveva sete, L’hanno vestito quando era nudo. Non entreranno nel Regno coloro che Lo hanno visto in tali condizioni e non Lo hanno aiutato e hanno voltato la testa e hanno continuato a vivere la propria vita. Gesù spiega: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi Miei fratelli più piccoli l’avete fatta a Me. Non lo avete fatto a Me quando non lo avete fatto ad uno dei più piccoli”. Quando Lui parla dei “più piccoli” Si riferisce a coloro che hanno bisogno di aiuto. Il più piccolo è colui che è stato oppresso dai problemi della vita e ha bisogno di coloro che sono forti. Sono coloro che hanno bisogno di una mano per rialzarsi. Gesù dice chiaramente che aiutando tali persone aiutiamo Lui Stesso. 
Fratelli e sorelle, vediamo che coloro che erano nella parabola di Gesù erano confusi dal discorso pronunciato. Si meravigliavano e dicevano: “Quando Ti abbiamo aiutato e quando non lo abbiamo fatto?” Erano confusi come lo siamo anche noi quando ascoltiamo i discorsi sul Regno di Dio e su Dio Stesso, ma Gesù ci mostra che il Regno di Dio è semplice e Dio è comprensibile a tutti. Il Comandamento è semplice: amare Dio e il proprio prossimo. Il Vangelo è ridotto a due Comandamenti d’Amore. In essi è nascosta tutta la vita cristiana: amare il prossimo per Amore verso Dio. Non possiamo lamentarci di non comprendere qualcosa per cercare di giustificare la nostra indifferenza. Ciascuno di noi deve aiutare il proprio prossimo per Amore verso Dio. Quando aiutiamo i più bisognosi aiutiamo Gesù Stesso. 
Questo lo ha capito molto bene santa Elisabetta d’Ungheria nel 13. secolo. Già da ragazza era fidanzata con Ludovico di Turingia. Era semplice e umile. Era innamorata del marito e ha vissuto una vita cristiana esemplare. Aiutava tutti coloro che erano nel bisogno. I servi della corte le proibivano di portare ai bisognosi le cose della corte stessa, credendo che non ci fosse senso in tali azioni, ma Elisabetta aveva capito bene le Parole di Gesù. Questo vangelo è rimasto impresso nel suo cuore e nella sua anima. Dopo la morte del marito lei ha continuato ad aiutare gli ammalati e gli emarginati. Santa Elisabetta ha compreso Cristo e Lo ha amato nei poveri. E’ protettrice del terzo ordine francescano, perchè era entusiasta di tale ordine che era agli inizi. Voleva vivere la povertà come san Francesco. Essa è modello per tutti i terziari, affinchè possano riconoscere Cristo nei poveri. Viveva nella vita quotidiana il mistero di Dio nella semplicità, mostrando nelle sue opere che comprendeva le Parole di Gesù e le Sue esortazioni. Non era indifferente, ma viveva la volontà di Dio. 
Cari fratelli e sorelle, Dio ci doni la grazia di vivere il Suo Comandamento d’Amore in modo da essere riconosciuti nel giudizio finale come coloro che potranno prendere parte alla gioia del Regno dei Cieli.
Amen.
fra Zvonimir Pavič 

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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