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Testimonianza/Catechesi di p. Miro Šego al 36° Festival dei Giovani a Medjugorje

Sia lodato Gesù Cristo. Un cordiale saluto a tutti voi. È veramente bello vedervi oggi qui in questo luogo e fa piacere e ringrazio anche al Signore che anche il tempo è piacevole così che possiamo essere seduti sotto il sole per essere più vicini gli uni gli altri. Ringrazio Fra Zvonimir che mi ha dato la possibilità di non fare una catechesi o un discorso e con questo iniziare questo compito con una mia esperienza e con qualcosa che in buona parte ha cambiato tutta la mia vita. Qualcosa di cosa non ho mai pensato, quello che non ho nemmeno pensato, ho sognato, ossia che un giorno magari sarò frate, che un giorno sarò sacerdote. Tutto questo è cambiato nel 1981, cioè lì dove siete stati stamattina, dove avete iniziato questo incontro e questo tempo di preghiera di unione in questi quattro giorni. Questo è la Collina delle Apparizioni. Siete stati proprio sul posto dove veramente il cielo ha toccato la terra. Io sono nato in quel paesino, quella frazione sotto la collina delle apparizioni e lì sono cresciuto, nella mia famiglia, con i miei quattro fratelli, i genitori e il nonno. Per dirvi così, uno dei veggenti, Ivan Dragićević, e io per 8 anni andavamo insieme nella stessa classe. Abbiamo condiviso il tempo lungo la strada dalla scuola a casa, e dalla scuola a casa e la scuola era proprio qui dietro la chiesa; e lo stesso passavamo del tempo insieme tornando a casa a piedi perché si andava sempre a piedi perché non c’era l’altra possibilità. Siamo cresciuti insieme, tanto tempo passavamo insieme proprio come anche gli altri veggenti Vicka, Ivanka, Marija, Mirjana. Solo Jakov era più giovane di noi, aveva 5 anni meno di noi, così non apparteneva alla nostra generazione, così non lo conoscevamo bene. Quello che ho detto all’inizio che tutto è cambiato nella mia vita nel 1981, il 24 giugno, cioè quel giorno che, come bambini, abbiamo goduto pochi giorni di libertà per dire così, perché quello che noi facevamo, quello che facevano le nostre famiglie era il tabacco e la vigna. Così che noi ogni giorno passavamo il tempo, come bambini abbiamo imparato ad alzarsi al mattino presto, 4:30, qualche volta alle 4:00 del mattino, qualche volta magari alle 5:00 del mattino, dipende dalle necessità.

Andavamo a raccogliere il tabacco, portarlo a casa e poi lo infilarlo, poi metterlo ad asciugare e tutto il resto che si faceva per ottenere un prodotto finale, così che c’erano rari momenti quando noi avevamo tempo libero e era proprio quel giorno, 24 giugno, il giorno di San Giovanni il Battista, nel quale noi abbiamo avuto un po’ di più tempo libero perché quel giorno non si lavorava e poi noi ragazzini siamo andati giocare a pallone. Eravamo proprio lì dove adesso si parcheggiano i pullman, sotto la collina delle apparizioni, sulla via verso Cenacolo. Lì c’era un piccolo spazio con un po’ di erba dove noi potevamo giocare insieme. E mi ricordo bene di quel giorno quando abbiamo finito giocare. Ci siamo avviati verso la casa e usciti sulla strada che oggi porta verso Cenacolo, abbiamo incontrato Mirjana, Ivanka e Milka, la sorella di Marija. Poco dopo abbiamo incontrato anche Vicka. Nessuno poteva nemmeno sognare né prevedere cosa sarebbe successo mezz’ora dopo. Cioè dopo mezz’ora, quando sono uscito da casa mia, ho visto lì davanti alla casa di Vicka che si era radunata un po’ di gente. Ossia un po’ di gente è venuta lì e allora ho pensato subito che fosse successo qualcosa, perché di solito succedeva così. Quando succede qualcosa tutti vengono in paese e si discute sull’accaduto. Siccome Vicka e io siamo parenti, cugini, allora mi sono avvicinato e ho visto lei tutta entusiasta, confusa. Ho chiesto cosa è successo e quando lei mi ha detto “Abbiamo visto la Madonna” io mi sono bloccato, semplicemente sono rimasto senza parola. Non potevo dire più nulla, pronunciare niente, né pensare niente. Ho solo guardato. Ho guardato e ho ascoltato quello che gli anziani o più adulti dicevano a loro e loro continuamente dicevano che l’avevano vista. E io in quel momento sono rimasto talmente bloccato, non posso dire che io non ero credente e così via, ma non avevo sentito più di tanto neppure su Lourdes o Fatima. Quando sacerdoti e suore parlavano al catechismo, ci dicevano che siamo creati perfettamente, ma spesso non prestavamo attenzione. Anche oggi molti giovani si comportano allo stesso modo. Invece, quella sera era una sera di silenzio. Potrei dire proprio così. I miei genitori hanno sentito cosa è successo. Io sono tornato a casa e tutti stavano zitti.

Nessuno ha parlato con nessuno. Magari il padre e la madre hanno parlato insieme ma tutti noi altri abbiamo solo guardato gli uni gli altri. Stavamo zitti, abbiamo riflettuto su quello che avevamo sentito perché questo era incredibile, qualcosa di completamente nuovo nella nostra vita. Quella notte, almeno io posso dire per me, quella notte ha cambiato lo svolgimento della mia vita. Cioè come bambino io ho sognato, ho pensato, ho riflettuto su questo. Allora volevo finire scuola superiore, non c’erano nemmeno i mezzi per andare all’università. Allora io ho pensato quando finisco la scuola, scuola superiore, come tanti del mio paese, io vado o in Germania o in Svizzera o in Austria perché loro ogni estate, tornando da lì, parlano di come è la vita in Germania, come lì si vive bene, che lì c’è di tutto in abbondanza. Ecco come bambino ho pensato ed io immaginavo la mia vita. Finalmente sarà così che io fuggo da questo tabacco, da questo peso, da questa pena, da tutto quello che guardavo anche e provavo sulla propria pelle e che insieme i miei genitori hanno subito. Invece quella notte è stato un traguardo. Io non so se fosse paura, non so cosa fosse, ma io quella notte ho fatto un sogno. In quel mio sogno io mi sono trovato da solo in una barca su un lago. Perché la barca, perché il lago, non lo so. Perché da noi qui non c’era l’acqua da nessuna parte. Ma in quel sogno era così reale, era così bello, tempo bello senza vento, come adesso per esempio abbiamo qui. A un certo punto il vento è diventato fortissimo, tanto che ha preso quella barca insieme a me e l’ha capovolta. Mi sono trovato in quel momento nell’acqua e anche se in quel momento non ero capace nuotare e mi sono spaventato. Sentivo di stare affondando, solo una parte del mio braccio destro rimaneva sopra la superficie. In quel momento, quando anche quella stava per scomparire sott’acqua, ho avuto la percezione di una mano che si protendeva dall’alto, afferrava la mia e mi tirava fuori dall’acqua. In quella mano ho riconosciuto la Beata Vergine Maria. A quel punto, mi sono svegliato. Mi dispiaceva svegliarmi ma d’altra parte ne ero felice perché ho visto che ero sano, normale nel mio letto e non era successo nulla.

Quel sogno, quell’evento, mi ha fatto riflettere tanto; ho pensato tanto perché volevo capire che cosa fosse accaduto in quella notte. Ma quel sogno ha cambiato la mia vita. Due mesi dopo che Fra Jozo fu allontanato dalla parrocchia con l’accusa di aver predicato il Vangelo e menzionato i 40 giorni e 40 anni, incontrai il mio collega Ivan. Mi disse che sarebbe entrato in seminario e decisi di seguirlo anch’io.  Quello era l’anno 1981 e io andato un anno in seminario l’anno dopo, nel 1982, ed ho iniziato la mia formazione a Dubrovnik, poi a Omiš (Almissa) nel noviziato e poi Makarska e alla fine Bologna e ho concluso la scuola nel ’92, esattamente a 33 anni, il 2 agosto nel 1992 quando qui c’era la guerra. Io in questa chiesa, la chiesa dietro alle mie spalle, durante il Festival dei Giovani ho celebrato la mia prima Messa. Ritornando a quell’evento, il giorno dopo, quando abbiamo iniziato la vita normale perché quella notte è passata, l’indomani mattina tutto come prima. Ci si alzava alle 4:00, e andavamo a lavorare. Nessuno aveva parlato con nessuno. Nessuno aveva chiesto che cosa fosse successo ieri sera, se qualcuno aveva visto quei bambini del quale avevamo parlato ieri sera, nessuno parlò di questo. Più o meno nel pomeriggio verso le 5:30, o le 6, più o meno quando eravamo a casa e lavoravamo il tabacco, viene mio nonno e dice “Ecco di nuovo è apparsa“. Noi, come gli apostoli quando hanno lasciato le barche e le reti dei loro genitori e seguito Gesù, noi abbiamo solo buttato via quello che avevamo in mano e siamo corsi sulla collina. La collina era molto nota, molto conosciuta perché lì abbiamo passato molto tempo dell’infanzia perché non c’era altro posto per giocare. Allora si giocava lì e tantissime volte siamo stati lì dove ora si trova quella statua della Madonna, cioè dove la Madonna è apparsa. E mentre noi andavamo verso la collina, i veggenti già scendevano e lì hanno iniziato a parlarci delle prime cose perché quello era primo incontro con la Madonna. Mi ricordo che il 26, il 26 di giugno, Tutto nella nostra routine era rimandato a quel pomeriggio, che abbiamo trascorso insieme tra preghiere, conversazioni e confronti.

Cioè tutto quello che si faceva prima quando eravamo a casa. E mi ricordo di quel momento quando siamo incamminati verso la collina ed eravamo sotto sulla strada. Ad un certo momento stando vicino a Ivan veggente, lui mi dice “Ecco guarda la luce”. Io guardo, vedo solo le pietre e gli alberi, non vedo nient’altro. Allora chiedo “Ma che luce?”. Lui dice “Ma guarda luce”. E io dico “Non vedo niente”. Lui è sorpreso che io non veda nulla, mentre io mi stupisco che lui invece veda qualcosa. In quel momento ci siamo messi a correre sotto la collina verso quel posto dov’è adesso lo statua della Madonna. Per noi raggiungere quella destinazione richiedeva circa cinque minuti, in quanto avevamo la possibilità di attraversare rapidamente i sassi.  E quando siamo arrivati lì, a un certo momento, i veggenti si sono inginocchiati e hanno cominciato a pregare. Anche noi insieme a loro abbiamo iniziato a pregare. Io guardo loro, guardo attorno ma non vedo niente. Quello era ancora più strano. Ad un certo momento loro smettono di pregare e il loro sguardo si fissa su un punto. Dipendeva dalla loro altezza, ma tutti guardavano quel punto. Mi ricordo solo che Jakov alzava la testa il più possibile perché era il più basso e per vedere doveva alzare la testa. Io guardo in quel punto, ma non ci vedo niente. Guardo loro e vedo che muovono le loro labbra. E vedo che stanno parlando, che discutono, dialogano, ma io non sento niente. E tutto questo è durato più o meno 15-20 minuti. Così questo per me era qualcosa che io non potevo comprendere bene perché non sapevo cosa stesse succedendo in quel momento. E quando tutto si è concluso a un certo punto loro hanno detto solo “Se ne va, se n’è andata”. E io mi sono chiesto “Ma chi?”. Ma io non ho visto nessuno. Loro si sono fatti il segno della croce e di nuovo hanno iniziato a parlare con noi. E questo era un momento bellissimo, ma allo stesso momento qualcosa che non puoi comprendere. E da quel giorno è cambiato il ritmo quotidiano. Allora al mattino si andava a lavorare, il pomeriggio era riservato per la preghiera, per l’incontro e per andare sulla Collina delle Apparizioni. La situazione è rimasta invariata per alcuni giorni, finché il regime ha deciso di vietare l’accesso alla collina, hanno bloccato tutta la collina e non si poteva più salire. Poi noi siamo andati per i campi perché lì appariva la Madonna, lì ci incontravamo con i veggenti. Poi ci hanno detto “Non è possibile nemmeno lì. Se volete pregare andate a pregare in chiesa”. Allora sono venuti in chiesa e lì hanno iniziato con le apparizioni e lì è iniziato questo ritmo quotidiano che abbiamo adesso. Io, come ho detto, sono rimasto li per un anno. Poi quando è iniziata la scuola, siamo andati a scuola, venivamo di pomeriggio perché era difficile seguire tutte queste cose ma ogni volta quando potevamo venire venivamo qui. Se non riusciamo a venire a Messa, almeno venivamo per la preghiera del sette Pater Ave Gloria. Nel 1982 sono andato in seminario, lontano da casa, ma con la mente ero sempre presente qui. In quel periodo provavo una certa incertezza. Osservando i veggenti, è emerso che stavano vivendo un cambiamento significativo nella loro esistenza, caratterizzato da una maggiore attenzione agli aspetti spirituali. Questo fenomeno ha avuto ripercussioni anche su altre persone, in particolare su coloro che si identificano nei messaggi delle Sacre Scritture, ad esempio nel passo “beati coloro che non vedono ma credono”. Tali esperienze e percezioni hanno segnato l’inizio di una serie di eventi verificatisi in questo luogo negli ultimi quarant’anni. Quello che voglio sottolineare oggi è l’importanza di quello che è avvenuto. Vi ho detto come tante volte ho riflettuto come sacerdote su quel mio sogno. Quel sogno davvero era quell’evento che ha cambiato la mia vita. Sono convinto che è così, ma tante volte ho riflettuto, tante volte mi sono chiesto “Ma ho sentito bene? Ho deciso bene? Ho fatto una cosa giusta? Ho scelto magari io questa via ed era proprio quello che dovevo fare?”. Sapete che ogni persona, così anche un sacerdote, tante volte cade in certe prove, incertezze, dubbi, riflessioni e tante altre cose. Volete sapete come io risolvevo queste situazioni? Venivo qui a Medjugorje e mi sedevo nel confessionale e lì diveniva tutto chiaro.

Vi racconto ora solo una esperienza riguardo questa cosa. Un mio confratello viene da me con i suoi problemi e mi parla delle sue difficoltà, sui suoi dubbi e io gli dico “Ma sai come io risolvo questo? Io vado a Medjugorje nel confessionale e lì si risolve tutto“. Lui mi guarda, mi guarda tutto pallido ed ho pensato di non essere stato molto convincente. Io era nella mia parrocchia, seduto, e mi pare che si stesse svolgendo un campionato mondiale di calcio. Io guardo una partita e non mi ricordo nemmeno chi giocasse. Qui c’era il Festival dei giovani. Entra questo mio confratello, mi abbraccia, io lo guardo e gli dico “Cosa è successo?” Lui dice “Avevi ragione! Oggi sono stato a Medjugorje durante il Festival dei Giovani, sono stato seduto per tre ore nel confessionale. Avevi ragione, dice, tutto è tornato al posto giusto“. Ho osservato dentro di me che questa era la situazione attuale: non ero stato io a intervenire e qualcun altro aveva trovato una soluzione a questi problemi. È quello che vorrei sottolineare con un’altra cosa importante. Qui in innumerevoli suoi messaggi la Madonna invita alla preghiera. Tantissime volte ha ripetuto “Figlioli, pregate, pregate, pregate“. Quello che io posso testimoniarvi oggi è che sono cresciuto in una famiglia dove letteralmente ogni giorno si pregava. Dopo un lavoro che finiva nel campo noi ci sedevamo in famiglia proprio attorno al tavolo dove si parlava, dove si mangiava e dove si pregava. Il tavolo era il luogo di incontro. Ogni giorno alla sera il nonno che pregava per primo lui diceva “Salutiamo la Madonna“. Questa è la prima preghiera, l’Angelus a cui seguivano tante altre preghiere che duravano più o meno 15-20 minuti. Da bambino non mi piaceva e non ero d’accordo perché non capivo il significato o il valore di queste cose. Qualche volta e non con tanto coraggio dicevamo al nonno “Ma dai accorcia un po’ perché stasera magari vogliamo uscire fuori, c’è un una partita eccetera”. Invece quando noi chiedevamo lui allungava, perciò abbiamo smesso di chiedere. In passato non capivo, ma ora comprendo chiaramente. Quarant’anni fa, ovunque vi trovaste nella parrocchia, sentivate il suono della preghiera provenire dalle case, perché ogni famiglia pregava insieme la sera. Io non potevo uscirne fuori, non potevo giocare, non potevo, non so, avere, fare nulla prima di finire la preghiera. Quando finiva la preghiera, allora eri libero. Allora potevi andare via, potevi uscirne fuori, non so, fare quello che ti pareva, ma prima di tutto quello che era importante era la preghiera familiare. Ed è quello che oggi noi qui abbiamo sentito, abbiamo vissuto, è quello che continua ancora oggi a Medjugorje. Continua ancora la preghiera, prega la gente locale, i parrocchiani, ma soprattutto i pellegrini che passano per il paese. Ogni gruppo o persona singola porta il Rosario nella mano e prega, nessuno lo impedisce. E tanti hanno scoperto proprio qui il valore della preghiera, quello che per voi, cioè a voi oggi vorrei dire in modo particolare soprattutto a voi giovani, è che voi siete qui, voi vi trovate in questo luogo. Poco fa mi è venuta in mente questa cosa, prima di venire qui. Mi è venuto in mente il sogno di Giacobbe, quando Giacobbe sogna quelle scale con quali scendono e salgono gli angeli e poi dice: “Questo è la casa del Signore, questa è la porta del cielo“. Io direi che voi oggi vi trovate qui. E come dice è il motto di questo incontro dei giovani “Andremo alla casa del Signore”. Voi siete qui oggi nella casa del Signore. Oggi voi giovani voi siete a casa vostra. Voi oggi siete nella casa del Padre, siete a casa, siete qui alle porte del cielo. E’ lei che oggi ci raduna, colei che ci raduna più di 44 anni. Ci raduna qui come una madre e per questo è importante per quello che poco fa ha letto Fra Zvonimir, è l’importanza e il luogo della Madre. Cari giovani, sapete bene che uno dei problemi più gravi oggi è l’attacco contro la donna. La donna oggi è più minacciata. Oggi si vuole disprezzare proprio la donna e l’importanza della madre è immensa per una famiglia. Questo io ho provato nella mia famiglia e credo che tanti altri abbiano provato questa stessa cosa. Magari qualcuno ha provato qualcosa di diverso, ma il ruolo della madre è il ruolo determinante perché lei raduna, sprona, incoraggia e dà tutto il necessario, ma nello stesso momento lei può essere anche un po’ dura in certi momenti. Per questo la Madre oggi ci invita a portare questo valore di preghiera nella nostra famiglia perché questa è quella forza che rinfranca la nostra vita e rafforza la nostra fede. I veggenti dicono quando hanno chiesto alla Madonna: “Perché Medjugorje, perché qui? “.  Lei ha detto: “Qui, questo popolo ha la fede, questo popolo ha fede e tutti quei pellegrini che vengono qui potranno imparare della fede da loro, loro potranno comprendere cosa significa questo“. Magari voi oggi che venite qui potete non potete comprendere com’era qui nel 1981. È difficile comprenderlo. Sono pochi i pellegrini che quell’anno venivano qui, salvo i nostri pellegrini. Loro sanno cosa è successo, loro sanno come erano quegli anni, ma quello che loro potevano provare è la potenza della fede. E per questo la Madonna tantissime volte ci invita proprio a questo: “Cari figli, pregate, pregate, pregate perché attraverso la preghiera voi scoprirete la forza, la grazia, la pace“. E oggi vi auguro, e non solo oggi, ma anche in questi giorni, di sentirvi come nella casa del Signore e di provare che questa è la porta del cielo, la porta che apre quello spazio del vostro cuore e nuovi orizzonti della vostra vita, la porta attraverso il quale entrare con il cuore felice e il cuore pieno di pace. Amen. Vi ringrazio.

ndr: questa è una trascrizione – personale e non completamente letterale – della testimonianza di p. Miro Šego il 2° giorno del 36° Festival dei Giovani a Medjugorje

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