Omelie liturgiche

Omelie liturgiche (359)

Omelia: « In Cristo la legge è perfezionata nel dono del suo amore »

Omelia di don Renzo Lavatori presso Domus Domini ad Acilia il 15/02/2026

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore


In Cristo la legge è perfezionata nel dono del suo amore

Facciamo una breve riflessione su questo brano, perché tutti e tre i brani che abbiamo ascoltato sono intensissimi di significato, ma questo è particolare. Qui il problema è la legge antica, quella di Mosè, voluta da Dio. Quando è venuto Gesù ci ha liberato da questa schiavitù legalistica, ma allora la legge non ha più valore? Gesù ha chiarito, in questo brano che abbiamo ascoltato, questo problema importantissimo. La legge, in effetti, ha un duplice carattere: da una parte è positiva, perché ti indica quello che devi fare, dove camminare, ti illumina per poter avere una vita retta, giusta; ma, dall’altra parte, ti condanna se sbagli. Ecco anche l’aspetto negativo e oppressivo della legge, che è una specie di schiavitù. Però Gesù dice: io non ho distrutto questa legge antica, ma l’ho portata a compimento. Che significa “a compimento”?

Questa legge ha un valore che, come ho detto, appunto Paolo dice essere un “pedagogo a Cristo”, perché ci indica la strada da percorrere per seguire la verità, però anche ci opprime. Allora Gesù ci ha tolto questa oppressione della legge perché ha cambiato totalmente lo spirito con cui la legge può essere vissuta: da uno spirito schiavistico, disonesto, oppressivo, a uno stile invece liberatorio, sereno, amorevole. È su questo che adesso facciamo una riflessione.

In effetti la legge può essere osservata in modo negativo, come nella falsificazione farisaica: cioè un’osservanza della legge ingannevole, fatta solo con i gesti esteriori, senza la tensione del cuore; anzi, diventava motivo di auto-orgoglio, di referenzialità, perché chi osservava la legge, come gli scribi e i sommi sacerdoti, era considerato persona onesta, giusta. E Gesù li smaschera: “Siete sepolcri imbiancati”, perché osservate la legge solo esteriormente.

Ecco dunque: la prima negatività della legge è quando essa assume un valore farisaico. E tuttora può avverarsi questo. Il secondo errore è quando la legge viene eseguita in forma servile, cioè come il servo che ha paura di sbagliare perché il padrone lo rimprovera, lo castiga. E siccome alla legge devi obbedire fino in fondo, se non obbedisci hai paura, appunto, che il legislatore ti dia una bella batosta; e quindi la fai, la fai però con sofferenza, con pesantezza, con rabbia, con urto, anche con rancore verso colui che ha fatto questa legge. E questo è un modo errato di vivere la legge.

C’è anche un terzo modo sbagliato, che è il modo opportunistico: io osservo la legge perché mi fa comodo, in quanto con la legge posso stare tranquillo; non avrò nessun inciampo nella vita, nessuno potrà dire nulla. Io sto tranquillo, sereno, quindi obbedisco in questo modo opportunistico alla legge, ma senza mettervi nessun interesse interiore, nessun aspetto amorevole.

Dunque, sono questi gli aspetti per cui Gesù dice che la legge può diventare motivo di condanna; mentre la legge può avere, invece, aspetti positivi. E Gesù ha fatto questo: questo è il compimento. Ha ribaltato lo spirito con cui si esegue la legge. È lì il punto nuovo che lui ha portato sulla terra: in modo che la legge va compiuta. Ma come? Infatti lui dice che la legge, in fondo, si riassume in due comandamenti dell’amore: amare Dio sopra ogni cosa e amare il prossimo come se stesso. Quindi l’amore è il superamento della legge, ma non l’annullamento.

E allora, con questo nuovo spirito, come si vive la legge? Ecco: anche qui ci sono tre motivi, tre modalità, in cui la legge non ha più il peso, la falsificazione, l’errore, la pesantezza, la gravità. È invece un gesto di grande valore positivo, vivo, di crescita, per tutti coloro che la vivono con questo nuovo spirito di Cristo.

Il primo aspetto è questo che Gesù ci offre: l’obbedienza filiale alla legge di Dio, nostro Padre. Il figlio compie la legge, ma con l’amore, con la gioia, per comunione con il Padre. Obbedisce al Padre, perché il Padre glielo ordina, perché è il bene del figlio. Lui lo sa che il Padre lo ama. In questo rapporto filiale di amore, la legge allora non è più pesante; anzi, la fai volentieri, gioiosamente, per obbedire al Padre, per renderlo felice, per ringraziarlo del suo amore, della sua provvidenza. Ed è Gesù che ci ha donato questo nuovo modo di essere dello Spirito: cioè figli amati, perdonati, salvati dal Padre celeste, in adorazione a lui. Quindi ecco il nuovo modo in cui c’è la legge, ma non è più opprimente.

Il secondo modo che Gesù ha portato con il suo spirito è la legge vissuta in corrispondenza, in collaborazione con Gesù stesso. Colui che si è incarnato, dice Paolo, ha seguito tutte le regole giudaiche della legge e, nel nome della legge, è stato crocifisso come un disgraziato, come un disonesto, un rivoluzionario. Quindi ha obbedito alla legge, ma ha obbedito perché ciò corrispondeva alla volontà superiore del Padre e alla nostra salvezza. Quindi ha vissuto l’obbedienza fino alla morte di croce: dolorosa obbedienza, ma con questo slancio d’amore per il Padre, per tutti noi. E quella legge dunque è stata salvifica per tutti noi, perché quell’atto d’amore con cui Gesù l’ha vissuta ha trasformato la legge, anziché in condanna, in un momento di rinascita, di rigenerazione per noi: perché Gesù, appunto, con la sua morte in croce, ci ha resi figli di Dio.

Il terzo modo è questo: quando il cristiano vive la legge nella solidarietà e nella condivisione con i suoi fratelli, che vivono nella stessa comunità, nella stessa famiglia, nella stessa Chiesa, e sono in cammino verso il compimento della felicità eterna. E allora la tentazione di scavalcare la legge e non osservarla più è sempre presente anche nel cristiano rigenerato, figlio di Dio. Però deve capire che, insieme agli altri, che condividono lo stesso cammino cristiano con sincerità, con verità, con totalità, cioè nella pienezza dell’amore, anche gli impegni della legge non sono più oppressivi, schiavistici, e non portano alla conclusione, alla disperazione, alla sofferenza. È stata dunque trasformata: ecco perché è portata a compimento la realtà della legge. Non più un legalismo né farisaico, né orgoglioso, né presuntuoso, né opportunista, ma una legalità vissuta con l’amore del figlio verso il Padre e della persona redenta dal Cristo crocifisso; e la mia obbedienza alla legge è una partecipazione alla sua stessa opera e, insieme, anche la solidarietà con i fratelli che camminano con me sulla terra e hanno bisogno reciprocamente, in questa dimensione dell’amore. Quindi nessun fratello può pensare di giudicare l’altro che non è obbediente alla legge, ma neanche lo può trascurare se vede che segue la legge a modo farisaico.

Quindi c’è tutto un lavorio dietro la legge che Gesù ci consente di fare. D’altra parte, se noi recitiamo con attenzione il Padre Nostro, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, questo lo vediamo. La prima obbedienza, quella filiale, è quella che diciamo nella prima parte del Padre Nostro: “O Padre che mi hai amato, che mi hai rigenerato, che mi hai salvato attraverso il tuo Figlio incarnato, sia santificato il tuo nome”. Non è il mio, perché il tuo nome è potentissimo, è meraviglioso. “Avvenga il tuo regno”, non il regno dell’impostura, della menzogna e della schiavitù, e “sia fatta la tua volontà”. In queste tre espressioni della prima parte della preghiera del Padre Nostro, in effetti, c’è il superamento del legalismo oppressivo che poteva assumere appunto quegli aspetti negativi.

Con Gesù, dunque, lasciandoci da lui abbracciare e riempire del suo amore redentore, noi possiamo obbedire anche adesso, in questa quaresima: un’obbedienza anche sacrificale, anche impegnativa, che può costare, ma non è più una schiavitù; è sempre espressione di un amore santificatore e salvatore.

(trascrizione personale dell’omelia con AI)

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