Omelia della Santa Messa per il 45° Anniversario delle Apparizioni della Madonna a Medjugorje

OMELIA della Santa Messa per il 45° Anniversario delle Apparizioni della Madonna a Medjugorje tenuta da P. Jozo Grbeš, Provinciale della Provincia Francescana dell’Erzegovina
Cari amici della pace, l’uomo è un cercatore. Egli cerca un senso, cerca amore, cerca perdono, cerca un segno di collegamento tra cielo e terra ed è sempre in cammino di ricerca. Stasera ci chiediamo cos’è Medjugorje, cosa rende 45 anni di viaggio speciali, diversi e importanti. Alcuni dicono che questo è un luogo di incontro, un luogo di grazia, un luogo di frutti, un luogo di pace. Alcuni dicono che questo è il luogo dell’amore che non chiede nulla perché trova solo un luogo di perdono e di nuovi inizi, e all’uomo sono importanti soprattutto i nuovi inizi. Altri dicono che questo è il luogo della Chiesa, in cui sia il vescovo che il sacerdote, così come il non credente e il sofferente scalzo, sono sul cammino della ricerca della verità e del senso, e tutti sono cercatori. Qui lingua e nazionalità cessano di essere importanti, ed è importante essere in cammino verso la verità. Per i credenti, cari amici, questo è un luogo di conversione, di confessione, di preghiera e di profonde e personali esperienze di Dio. Medjugorje mostra come non si tratti di prove, ma di una chiamata. E la domanda di tutte le domande è se l’uomo risponderà; se risponde, avviene l’incontro.
Così, qui accade spesso ciò che nella quotidianità della vita sfugge: il silenzio diventa voce, più chiara del rumore. Le domande diventano più chiare delle risposte, e la fede meno un’idea e più un’esperienza. Cari amici, per i non credenti questo è il luogo dell’impossibile, dello strano, il luogo delle domande e dell’interrogare se stessi. Le persone, infatti, non vengono solo con la fede, ma anche con dubbi, curiosità, e quasi tutti con ferite e crisi. Alla fine, anche la fede significa portare in sé una domanda e portare in sé molte domande. Anche i cosiddetti santi dell’oscurità, di cui la storia cristiana è ricca e le cui vite sono state attraversate da domande, insicurezze, deserti e solitudini, ci parlano proprio di questo. E questo è parte dell’incontro che rende possibile l’impossibile, e rende il non credente aperto alla grazia e pronto ad andare dove essa stessa lo conduce. Il cammino non gli è chiaro; non conosce la meta e non sa dove andrà, ma sa che deve mettersi in viaggio.
Per i testimoni, cari amici, Medjugorje si può comprendere soprattutto come luogo di testimonianza di coloro che con la vita dimostrano come i perduti siano tornati in sé, come i matrimoni si siano rinnovati nell’amore. Come i dipendenti dalle droghe abbiano cambiato vita, come coloro che non riuscivano a perdonare abbiano perdonato le ferite più profonde, come i sacerdoti e i religiosi siano usciti dalle crisi e alcuni, forse molti, qui abbiano smesso di essere atei. Sì, tra loro e tra noi ve ne sono. Tutti loro hanno qualcosa di essenziale in comune: il ritorno alle fonti, agli inizi, alle impostazioni di partenza, all’innocenza originaria, alla purezza, alla fedeltà, all’amore che tutto comprende e tutto crede. In questa ricerca, se per molti Medjugorje è un luogo di miracoli, il miracolo – oserei dire – ha un nome solo: il ritorno. Ritorno a Dio, a sé stessi e agli altri. Così, quando l’uomo trova sé stesso ha trovato anche Lui; quando trova Lui ritrova anche se stesso e, quando si mette in cammino, gli diventa chiaro ciò che non gli era mai stato chiaro, e l’impossibile nella sua vita non esiste più.
Così, semplicemente, mi ha detto di recente una persona: «Medjugorje. Io qui sono a casa». Il ritorno a casa, alle fonti, agli inizi, è un profondo atto di umiltà. Un’umiltà che comprende gli interventi di Dio. Infatti, solo un’anima umile di spirito può comprendere questo: ai superbi non è dato, non possono mai cogliere il magnifico e il divino a causa di sé stessi. Cari amici, così spesso qui accade che cerchiamo una cosa e otteniamo ciò di cui abbiamo bisogno. Cerchiamo la salute e otteniamo il senso. Oh, quanto è importante fare proprio quel primo passo, il passo che mi sembra il più importante della vita, ovvero il passo che si avvia sul cammino della ricerca. Così ha detto una madre per suo figlio: «Il miracolo più grande non è stata la guarigione di mio figlio. Il miracolo più grande è che il nostro cuore è guarito dalla paura». Cari amici, il miracolo più grande è sempre quando l’uomo guarisce dalla paura. Allora nell’uomo accade sempre ciò che dice Cristo: «Non temere». Forse è proprio questa la storia forte in cui l’uomo non ottiene necessariamente ciò che cerca, ma ottiene ciò che gli è necessario.
I malati hanno sperimentato ciò che una saggia anima disse: «La tua malattia è tale che ogni giorno ti si ingrandisce il cuore». Sì, cari amici, le persone capiscono come anche le esperienze negative e pesanti possano essere un cammino verso qualcosa di migliore, di più grande, di più bello e di divino. Ce lo dice bene il salmista quando afferma: «Che vi riviva il cuore a tutti voi che cercate Dio». Sì, cari amici, credo davvero che i cercatori ottengano un cuore nuovo. Perciò cerchiamo. Se non ci siamo messi in cammino, partiamo. Iniziamo, come ci ha invitato lo stesso Papa l’altro giorno nella preghiera dell’Angelus, quando dice: «Tutti possiamo ritagliarci in mezzo agli impegni della vita quotidiana dei momenti silenziosi nei quali possiamo entrare nel silenzio davanti a Dio, ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e preoccupazioni e con lui riesaminare le nostre vite». Cari amici della pace, questo è un luogo di incontro con Cristo, centro di tutto. Qui si conosce e si incontra Lui. Se non incontriamo Lui, tutto il resto è superfluo. Egli è l’incontro di tutti gli altri incontri.
Lo testimonia bene un giovane dipendente dall’eroina, venuto qui non tanto per sua volontà quanto per l’invito, quasi forzato, di qualcuno, senza desiderio di cambiamento. Durante l’adorazione, proprio qui davanti al Santissimo, come ha raccontato in seguito, ha sentito come se qualcuno lo vedesse fino in fondo, in modo completo, senza alcun segreto, per quello che è; e, nonostante tutto questo, lo amasse profondamente. È stata un’esperienza di un amore che comprende e non condanna, di un Dio che ama l’uomo anche oltre i confini di ogni peccato. Dopo di ciò, racconta, ha pianto, è andato a confessarsi e ha iniziato un lungo cammino per uscire dalla dipendenza. E anni dopo ha testimoniato che non solo è rimasto pulito, ma ha aiutato molti nel cammino di guarigione. Cari amici della pace e della Regina della pace, la nota sull’esperienza spirituale legata a Medjugorje ci riconosce l’importanza dell’esperienza dei frutti che nessuno può negare.
In quel contesto, è bene ascoltare sempre di nuovo la semplice e magnifica saggezza che dice: «Posso non essere d’accordo con te, con le tue opinioni, con non so cosa, ma non posso non essere d’accordo con la tua esperienza». Il Papa, nella sua prima enciclica sulla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale, ci dice anche: le intelligenze artificiali non passano attraverso le esperienze né hanno una coscienza morale, e questa è la differenza per sempre tra noi e loro. Così l’intelligenza, continua il Papa, senza coscienza è potere senza saggezza. E senza saggezza l’uomo resta vuoto: diventa una cosa e non un’anima. Sì, davvero il nostro mondo è pieno di persone, ma vuote, che non riconoscono la centralità dell’esperienza umana in cui l’incontro è il punto fondamentale della vita. Come lo stesso Papa ha detto nell’Angelus domenicale, non è possibile testimoniare qualcosa che non abbiamo sperimentato personalmente. Cari amici, così è con l’uomo, ma così è definitivamente anche con il Signore. Ho chiesto a una persona meravigliosa in questi giorni: «Cos’è per te Medjugorje?».
Mi ha risposto con un’unica frase: «Medjugorje è il mio cammino verso Gesù». Ognuno ha, cari amici, il proprio cammino, e i luoghi santi sono solo una grazia per ritrovare la strada verso di Lui, e a Lui dobbiamo arrivare. A causa sua anche Lei esiste. A causa sua la chiamiamo Madonna. A causa sua è anche tutto il resto. Se hai Cristo, hai tutto; se non hai Lui, anche con tutto ciò che hai, in realtà non hai nulla. Lui è il senso, la saggezza, la verità e l’amore. Lui che dice che è più importante l’uomo della legge, che è più importante l’amore della durezza, che è più importante il perdono dell’odio, dell’invidia e della vendetta. Perciò qui a Medjugorje c’è il Križevac, il monte della croce, il monte più grande, il più sublime. Lui è nel luogo più sublime. Arrivare a Lui è la cosa più difficile, la più facile, la più bella e la più sensata. Tale è la croce, tale è il Signore: esigente, ma dona tutto. Tale è l’amore. Cari amici della pace, siamo chiamati a prendere di nuovo il Vangelo per comprendere tutta la vita. In esso scopriamo quale sia la vera missione della Beata Vergine, la nostra Madonna, Regina della pace.
Missione così visibile a Cana di Galilea, nel tempo del bisogno, quando dice silenziosamente, come se dolcemente comandasse – e quel dolce comando sembra riecheggiare in tutti i secoli e in tutte le anime: «Fate tutto quello che vi dirà». Questa è Lei: indirizza sempre e solo verso di Lui. Ci chiediamo stasera: cosa significa questo nelle nostre vite? Nei Vangeli, fare quello che Lui dice significa: amate Dio e il vostro prossimo come voi stessi. Quell’amore è il cuore di tutto il Vangelo e dell’universo. Ciò significa: vai e non peccare più; interrompi con ciò che non è tuo e ciò che non sei tu. Ciò significa: prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Egli intendeva questo in modo davvero serio. La trasformazione del pane e del vino sull’altare ha lo scopo di trasformare le persone attorno all’altare: da egoisti in donatori, da malati in sani, da morti in vivi, dal terreno al celeste. «Fate tutto quello che vi dice». Significa: perdonate e anche a voi sarà perdonato; la vostra misura di perdono vale prima di tutto per voi stessi. Ciò significa: chi vuole essere il primo sia servitore di tutti.
Sì, cari amici, la grandezza, la più grande grandezza, è nel servire e nell’umiltà. Ciò significa: prendi la tua croce e seguimi. Accetta ciò che è difficile e che non puoi cambiare. Credo che nell’accettazione risieda la fine di tutte le frustrazioni della vita. Ciò significa: andate in tutto il mondo; non tacere, esci, sii chiaro e sii santo. E infine significa: non abbiate paura; quando avete Cristo, non avete timore. Alla fine, cari amici, fratelli e sorelle, portiamo la sua chiamata e il suo amore con noi a casa, nelle nostre case, affinché la vita abbia più amore, e, tramite l’amore, tutto il suo senso. Solo tramite esso sapremo cosa fare e come vivere. Infatti, Cristo ci dice: «Da questo saprete tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». Vi lascio con una domanda semplice, per me personalmente la più importante. E la domanda è: qual è lo stato del vostro amore? Poiché lo stato del vostro amore è lo stato della vostra anima. Questo anniversario sia la nostra partenza sul cammino verso di Lei e, infine, verso di Lui.
Solo allora comprenderemo la pienezza della pace, la grandezza dell’infinito e la grandezza del senso. Amen.
(ndr: personale trascrizione e traduzione dal croato con il supporto dell’AI)