Omelie

Omelia della santa Messa – Medjugorje, 9 novembre 2019


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Parola del Signore.


Cari fratelli e sorelle, giunga a voi il mio saluto con le parole del serafico padre san Francesco: “Il Signore vi dia pace”.

Una delle regole per fare una scelta di vita è immaginarsi in punto di morte e riguardare da lì la propria vita e domandarsi quali criteri avrei voluto tenere in quella scelta. Sono parole di sant’Ignazio di Lojola.
Ignazio, con queste parole, rievoca la lunga tradizione spirituale che ha vissuto nella meditazione della morte. Meditazione che è un valido esercizio per riconoscere il senso profondo della propria esistenza.

Meditare sulla morte. So che questo non è di moda, perchè ci fa paura, però ritengo molto adeguato questo ragionamento di Ignazio, perchè questa meditazione ci aiuta a riconoscere il senso profondo della nostra esistenza.
Tale meditazione affonda le sue radici in una lunga esperienza biblica. Basta pensare al salmo 90, in cui il salmista prega il Signore che gli conceda la capacità di contare i suoi giorni.
E’ questa, cari fratelli e sorelle, l’unica via per ottenere la vera e profonda sapienza del cuore.

Ci sono due modi di pensare alla morte: come fine drammatica della vita o come soglia per entrare nella vita in pienezza.
La cultura di oggi tende ad esorcizzare la morte. Era quello che facevano anche i sadducei che abbiamo ascoltato nel Vangelo. Essi non credevano alla resurrezione. Loro si erano fermati al Pentateuco, ai primi 5 libri della Sacra Scrittura.
Ai tempi di Gesù i sadducei erano i latifondisti della Palestina e il loro sogno era quello di godere il più possibile dei beni della terra. Ecco perchè ironizzavano sulla morte. Non avevano altra logica che radicarsi nel presente, nel loro benessere. Questa è – lo dico per la terza volta – la mentalità del giorno d’oggi: godere di quanto abbiamo senza pensare al dopo.
Questo portava i sadducei all’incapacità di generare vita. Ecco perchè raccontano la storiella che la prima, la seconda, la terza moglie sono morte senza discendenza.
Vivevano nella logica del godere e dell’avere, non nella logica del dono.

Cari fratelli e sorelle, soltanto se noi siamo capaci di vivere nella logica della donazione possiamo generare vita.
Soltanto se viviamo nell’agape, cioè nel dono che diventa amore senza limiti, possiamo generare vita.
Credo che il Vangelo di oggi ci inviti proprio a questo: a vivere nella logica del dono. Questa è la logica di Dio che non ha risparmiato niente, ma ci ha dato proprio tutto in Suo Figlio.
Cari fratelli sorelle invito voi e anche me stesso a vivere in questa logica: donarci senza limiti, vivere per Dio e per gli altri, vivere nel distacco da quello che abbiamo. Soltanto così possiamo generare vita per la vita eterna.

Siamo arrivati numerosi da diverse parti del mondo in questo luogo dove si tocca la Presenza di Maria.
Maria è la Donna che ha vissuto pienamente la logica del dono. Si è donata a Dio: “Avvenga in Me secondo la Tua Parola”. Si è donata agli altri. Pensate alla Visitazione: Maria corre per accudire la cugina Elisabetta. Pensate alle nozze di Cana: Maria viene incontro alla difficoltà in cui si trovano quei due sposi novelli. Pensate al Cenacolo: Maria accompagna i discepoli pieni di paura.

Partiamo da questo luogo, da questa casa di Maria, convinti che la nostra vita ha senso soltanto nel donarci a Dio prima di tutto e per Dio a tutti gli altri. Quando torniamo a casa o al nostro posto di lavoro le persone possano dire: “Questo è stato alla Casa della Madre; sicuramente L’ha pregata, ma sicuramente ha anche ascoltato la Sua lezione”. Maria è Madre e Maestra. Per questo è la prima Seguace di Gesù, Suo Figlio.

Come diceva Paolo nella seconda lettura: Il Signore ci confermi nella fede nella Resurrezione; ci confermi nella volontà di donarci senza limiti a Dio e agli altri.

Pace e bene, fratelli e sorelle.

Mons. José Rodríguez Carballo

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)


Međugorje, Sabato 9 Novembre 2019, omelia della Santa Messa prefestiva della XXXII Domenica del Tempo Ordinario (C), presieduta dall’Arcivescovo Mons. José Rodríguez Carballo, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

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