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Testimonianza di Arthur al festival dei giovani 2020

Testimonianza di Arthur al festival dei giovani 2020

Tanti anni, tante lacrime versate etante preghiere ci hanno fatto capire che la vita è un dono di Dio che dobbiamo apprezzare in ogni momento.

Quando avevo 44 anni mi sono ammalato di tumore. Era una notizia terribile. Per me, però, avere il tumore è stata la cosa più bella che mi potesse accadere, perchè mi ha riportato a Dio.
Nel settembre del ’99 mi sono ammalato. Ero una persona molto attiva. Praticavo sport. A quell’epoca giocavo a golf.
Avevo dolori terribili. Sono andato dal dottore e mi hanno detto che ero anemico. Hanno cominciato a curarmi contro l’anemia. Un mese dopo sono tornato al controllo. Avevo perso venti chili e avevo un colore brutto in volto. Il medico ha detto: “Questa medicina non fa effetto. Ma la prenda per un altro mese”. Se lo avessi fatto oggi non sarei qui.

Sono tornato a casa e ho raccontato l’accaduto a mia moglie. Lei mi ha risposto che saremmo dovuti andare subito all’ospedale di Boston. Qui hanno fatto tanti esami, ma non hanno trovato niente.
Mi sono recato in un altro ospedale a fare la Tac. Mi hanno detto che non respiravo bene e che avrei dovuto fare altri esami. Fatti questi tutti gli esiti sono stati inviati al mio medico.
Questi mi ha guardato e mi ha detto che avevo il tumore ai reni. Mi ha mandato subito dall’oncologo all’ospedale maggiore del Massachusset. Ho atteso tre ore. Mi sono guardato attorno e ho visto che le persone avevano un aspetto molto peggiore del mio. Mi sono detto: “Io sono un tipo sportivo. Posso lottare contro questo carcinoma. Vincerò”. Ma non pensavo mai a Dio.
Sono entrato dal dottore e mi ha mostrato il tumore grande come un pugno cresciuto sul rene. Il fegato e i linfonodi erano attaccati.

Il giorno seguente sono andato a farmi visitare dall’urologo che mi avrebbe dovuto operare. Ho portato con me anche mia moglie. Il dottore mi ha detto che avrei dovuto farmi operare anche al pancreas e che avrei perso molto sangue. Mi ha fissato l’intervento 21 giorni dopo.

Nella sua lettera san Giacomo dice: “Siete ammalati? Andate dai sacerdoti della vostra chiesa e fateli pregare su di voi, come Gesù ha pregato sui lebbrosi”. Mia moglie ha mandato il mio nome ad una comunità di preghiera che stava facendo la novena a sant’Antonio. Non solo: in tutta Boston pregavano per me.
Sono andato da padre Mc Donald, il sacerdote con il dono di guarigione. Ho frequentato i suoi incontri di preghiera. Nella basilica per la prima volta mi sono inginocchiato e ho pregato col cuore. Ho pregato con amore e ho affidato a Dio tutto. Mentre pregavo qualcosa mi ha colpito al petto e sono caduto indietro. Mi sono chiesto: “Cosa è successo?” Mia moglie non capiva di cosa parlassi e abbiamo continuato a pregare.

E’ successo qualcosa di inspiegabile dal punto di vista scientifico. La mia pelle era tornata di un colore normale. Quando ho fatto gli esami del sangue erano tornati normalissimi.
Quando sono andato a fare l’intervento chirurgico hanno visto che non era più necessario operare il pancreas. Tra il tumore e il pancreas si era formata una membrana che lo proteggeva. Ho fatto l’intervento.
Dopo alcuni giorni il medico mi ha telefonato urlando di gioia: “Tutti i markers sono normali. Abbiamo risolto tutto!” Ero sorpreso e dicevo: “Grazie Gesù. Grazie, perchè Tu mi permetti di rimanere con la mia famiglia”.
Ho detto: “Gesù, cosa devo fare? Io lo farò”. Ascoltavo, ma non sentivo niente. Così non ho fatto niente. E’ tipico. Mi sono immerso nuovamente nella vita e ho ricominciato a guadagnare dollari.

Tre mesi dopo ho fatto gli esami ed erano a posto. Otto mesi dopo erano anche a posto.
Un giorno il radiologo mi ha detto che non respiravo bene e che sarei dovuto andare dal mio dottore. Questi mi ha mostrato gli esami appena effettuati e mi ha detto che avevo tre tumori con metastasi ai polmoni. La metastasi del tumore ai reni è inguaribile. La chemioterapia e la radioterapia non funzionano. Si poteva solo provare un altro intervento chirurgico.
Il chirurgo mi ha spiegato come sarebbe intervenuto sul lato sinistro del polmone. Prima di questo intervento, però, dovevo essere operato al rene e alla tiroide. Tutti gli interventi erano accompagnati dalle difficoltà delle anestesie. Mi svegliavo con dolori terribili.
Quando il chirurgo mi ha detto che mi avrebbe tagliato le costole per operarmi hai polmoni sono caduto in angoscia e depressione. Mi ha detto di organizzare tutto, perchè avrei avuto meno del 5% di possibilità di sopravvivere.

Quella sera sono andato a casa. Ho cenato con le mie 8 figlie. Mi hanno chiesto: “Papà, tu morirai?” Ho risposto: “Non ho idea”. Mio cognato, mentre stavamo giocando a golf, mi ha chiesto: “Come stai?” Il mio amico Kevin gli ha spiegato come stavano le cose. Mio cognato ha chiesto: “Hai mai sentito parlare di Medjugorje?” Kevin ha risposto: “No, mai”. Roby, mio cognato, mi ha chiesto: “E tu? Hai mai sentito parlare di Medjugorje?”Ho risposto: “Mia figlia ha dato a mia moglie il libro con i messaggi di Medjugorje dieci anni fa. Mia moglie ha cercato di leggermi i messaggi mentre guardavo lo sport in tv. Non ho sentito nemmeno una parola”. Non avevo nemmeno l’idea di cosa fosse Medjugorje. Kevin mi ha detto: “Ma tu vuoi andarci?” La disperazione, depressione e delusione erano troppo forti e ho detto: “Ma perchè non andarci?”

Il 4 settembre 2000 noi tre siamo saliti su un aereo e siamo venuti in un villaggio della Bosnia Erzegovina chiamato Medjugorje. Quando eravamo in aereo abbiamo deciso di scrivere un diario. Io ho scritto: “Vado a medjugorje per essere guarito e per vedere la Beata Vergine Maria. Anche se non La vedrò io so che Lei in qualche modo mi toccherà”.
Siamo arrivati a Medjugorje. Appena arrivati siamo andati nel confessionale. Erano più di 15 anni che non ci confessavamo. Dopo la Confessione siamo andati in chiesa e prima della Messa abbiamo pregato il Rosario. Dopo ogni decina si cantava “Ave Maria” con una tale convinzione che la mia anima si elevava verso il cielo. Mai prima avevo sperimentato qualcosa di simile.
La nostra guida ci ha detto che saremmo dovuti andare dalla veggente Vicka per pregare su di me, ma lei era partita in fretta per Roma.

Il giorno seguente siamo andati di mattino alla santa Messa e poi, assieme alla nostra guida, siamo andati a comprare qualcosa di bello da portare alle nostre mogli. Siamo andati in oreficeria. Volevo comprare rosari e crocifissi per i figli. Pensavo che le cose erano piuttosto care, ma mi sono detto: “Se spendo tanto per il golf posso farlo anche per Gesù”.
Kewin mi ha abbracciato e mi ha detto: “Ma sai chi è alla tua sinistra?” C’era una piccola donna. Ho detto: “No. Non so chi sia”. Era Vicka. Aveva perso l’aereo ed era in oreficeria per comprare un rosario.
La guida ha spiegato chi ero. Vicka ha messo la sua mano sulla mia testa e ha cominciato a pregare per me. Roby e Kevin mi hanno messo le mani sulla schiena. Dal mio corpo usciva un tale calore che questi due uomini hanno iniziato a sudare.

Dall’oreficeria siamo andati verso Krizevac. Siamo passati davanti ai confessionali. Kevin ha detto: “Credo di essermi dimenticato alcune cose nella Confessione. Torno a confessarmi”. Roby ed io lo abbiamo aspettato.
Kevin è uscito dalla porta dicendo: “Dentro c’è un bravissimo sacerdote di Liverpool. Si chiama Simon. Dovete andare da lui”.
Quando è stato il mio turno ho avuto una bellissima conversazione con quel sacerdote. Mi ha detto che la medicina più forte sulla terra è la santissima Eucaristia. “Prendi Gesù più spesso possibile nel tuo cuore e pregaLo di guarirti”.
Quando sono uscito dal confessionale la depressione e l’angoscia erano sparite completamente. Ho capito che la Madonna mi aveva chiamato a Medjugorje non per la guarigione fisica, ma per quella spirituale.
Ho capito tante cose riguardo alla Confessione.

Nel Vangelo di Giovanni al capitolo XX Gesù soffiò su di loro dicendo: “Pace a voi. Come il Padre ha mandato Me così Io mando voi. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati. A chi non li rimetterete non saranno rimessi”. Si tratta di un Sacramento che Gesù ci ha dato. Ci ha dato la grazia e ci permette di camminare nella luce. Questa è la prima cosa che ho imparato a Medjugorje.

Sotto la pioggia siamo saliti sul monte. Mentre camminavamo ho sentito dolore ai polmoni. Ho detto agli amici: “Ragazzi, questo diventa sempre peggio”. Siccome pioveva tantissimo in cima eravamo da soli. Abbiamo pregato. Abbiamo abbracciato la croce. Abbiamo pianto e pregato Gesù di guarirmi.
Quando siamo scesi ho chiamato mia moglie al cellulare e le ho detto: “Non so cosa stia succedendo, ma qualcosa succede. Per favore, chiama il dottore e prendi appuntamento per un’altra Tac prima dell’intervento”. Il medico mi ha richiamato e mi ha detto: “Sappiamo perchè lei è a Medjugorje, ma il tumore è sempre lì. Le cose non cambiano. Noi andiamo avanti con l’intervento”.
Mia moglie ha fatto ciò che avrebbe fatto qualsiasi altra moglie: ha trovato un altro medico. Quest’ultimo aveva mandato i suoi genitori a Medjugorje e aveva un’immagine di Medjugorje nel suo studio.

Dio Si prende cura di noi.
Mi sono capitate cose particolari prima di ripartire. Ho visto i grani del Rosario diventare d’oro. Ho visto il sole girare. Sono doni belli, ma non le cose più importanti di Medjugorje.
Siamo andati da padre Jozo Zovko. Ha pregato su di me. Lì ho incontrato Nancy e padre Roker. Nancy mi ha detto: “Vieni a trovarci prima di andare via”. Il giorno della partenza eravamo nel cortile di Nancy e Patrick. C’erano tante persone. Le persone stavano defluendo. Siamo rimasti solo noi tre con Nancy. Nancy mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Tu hai bisogno di perdonare”. Ho esclamato: “Perdonare? Mi sono confessato due volte. Non è rimasto nulla”. “Devi perdonare i tuoi genitori che si sono separati e hanno divorziato dopo 43 anni di matrimonio”.
Tutti e tre ci siamo messi a piangere. Erano le lacrime che guarivano.

Ho chiamato mia moglie e le ho detto di radunare tutta la mia famiglia: genitori, figli, tutti quanti. Li volevo vedere appena tornato da Medjugorje.
Davanti a tutti ho detto a mio padre che lo perdonavo per aver divorziato e aver lasciato mia madre. Questo non è piaciuto a mia madre. Ma a Medjugorje ho capito una cosa: lo Spirito Santo vuole guarirci tutti, ma per essere guariti dobbiamo essere aperti. L’unico modo per essere aperti è perdonare e confessarsi. Perdonare è la cosa più difficile, perchè spesso non sappiamo nemmeno cosa abbiamo dentro. Dobbiamo pregare per avere la grazia di capire cosa dobbiamo perdonare.

Ho effettuato la Tac prima dell’intervento chirurgico. Di nuovo mi hanno detto che non respiravo bene e che dovevo rifare gli esami.
Ero molto agitato. Sono andato all’ospedale generale del Massachusset e ho fatto vedere gli esami al medico. Mi ha fatto attendere alcuni minuti e poi mi ha richiamato nel suo studio. Di solito quando vuole comunicare una notizia brutta il medico è seduto alla sua scrivania. Il medico era in piedi e stava sulla porta. Diceva solamente: “Se ne sono andati”. Il tumore che avevo era sparito e non c’era più bisogno dell’intervento.
Gesù Cristo, tramite l’intercessione della Beata Vergine Maria, mi ha guarito qui a medjugorje. Sarò sempre grato a Gesù.

Sono tornato a Medjugorje 11 volte e abbiamo ricevuto tanti doni. L’anno scorso con mio figlio abbiamo portato 17 studenti della scuola cattolica di Boston. Questo settembre mio figlio Christopher ha deciso di entrare in seminario. Gesù è stato tanto buono con noi.

San Paolo scrive ai galati: “Io sono crocifisso con Cristo, perciò non sono più io che vivo, ma Gesù Cristo vive in me”.
La mia preghiera per tutti voi è che anche voi siate crocifissi con Cristo, perchè Gesù Cristo possa vivere in voi.
Grazie.

Dio vi benedica.

Fonte: (Trascrizione a cura di A. Bianco)

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