Omelie

Omelia della santa Messa – Medjugorje, 21 novembre 2020


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.
Parola del Signore.


Quando entriamo in chiesa ci inchiniamo. A chi lo facciamo?
I servi si inchinavano davanti al re. E noi?
Ciò che facciamo tutte le volte che entriamo in chiesa lo fa un miliardo di cristiani ogni giorno. Inchinandoci professiamo ciò che crediamo: “Gesù è il Re dell’universo.

Nel Vangelo, soprattutto il venerdì santo, abbiamo sentito l’episodio storico della condanna di Gesù. Pilato domanda a Gesù: “Tu sei dunque re?” Gesù risponde: “Tu lo dici. Io sono Re”.
A Pilato doveva sembrare tutto strano. Davanti a sè vedeva Gesù legato, stanco, insanguinato, abbandonato da tutti, circondato dalla folla che chiede la Sua morte e Lui dice: “Io sono Re”.
Molto probabilmente Pilato pensava di avere davanti a sè un entusiasta che non era da prendere sul serio. Senza rimorso di coscienza Lo ha consegnato alla folla per crocifiggerLo. Se oggi ritornasse Pilato sarebbe molto sorpreso nel vedere la croce in ogni angolo della terra. Su di essa lui, deridendo Gesù, aveva fatto scrivere: “Il Re dei giudei”.
Sarebbe interessante far vedere Roma a Pilato. Il trono dei suoi imperatori è diventato la residenza del successore di Gesù che Lui ha condannato a morte. Sarebbe interessante chiedergli: “Pilato, cosa pensi: Gesù diceva cose vane quando Si proclamava Re?”

Pilato non avrebbe mai potuto comprendere Gesù, perchè lui aveva un’idea diversa di Gesù sul concetto di regno. Non solo Pilato, ma anche gli apostoli che hanno trascorso tanto tempo con Gesù. L’evangelista scrive che tutti Lo hanno lasciato solo e sono fuggiti. Questo è accaduto perchè gli apostoli si sono accorti che il regno terreno di Gesù non si poteva realizzare e loro attendevano quello.

Il dramma sul Calvario improvvisamente cambia. Dalla Bocca divina di Gesù si sente una frase sorprendente: “Padre, perdonali perchè non sanno quello che fanno”.
I crocifissori non sapevano di realizzare il progetto di Dio. Suo Figlio, con la morte in croce, riconcilia gli uomini con Dio Padre. Si realizza ciò che Gesù aveva detto tanto tempo prima: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a Me”.

Uno dei due ladroni che era crocifisso con Gesù Lo prega di accoglierlo nel Suo Regno.
La folla, tornando dal Calvario, si pentiva.
Si realizza il Regno di Gesù, Regno di pace e di Amore. La croce non è più la maledizione, ma il segno della speranza.

Un nostro sacerdote, e tanti come lui, termina la preghiera della Messa così: “Per Cristo, nostro Signore, che vive e regna”.
Su questa frase hanno discusso i teologi: Gesù regna o governa?
Il verbo croato “regnare” significa possedere e governare. Se usiamo i termini “governare” o “amministrare” significa soltanto possedere qualcosa. Erode ha detto alla figlia di Erodiade: “Ti darò anche la metà del mio regno”. Lui ne è il proprietario. Questo è il re. I nostri politici regnano sulla terra, ma non la possiedono. La governano, ma non la possiedono. Sappiamo bene che con la loro amministrazione spesso distruggono la terra, ma essa non appartiene a loro. Non è loro proprietà.
Cristo Re è il proprietario di tutto il creato. Il termine “regnare” include tutto.

La storia ricorda tanti regni. Prima di Cristo c’erano regni in Egitto, Babilonia, Grecia. Dopo Cristo c’erano i regni romano, austro ungarico, tedesco… Oggi di questi regni non rimane neanche una traccia. Li troviamo soltanto sui libri di storia.
E’ sopravvissuto soltanto il Regno di Cristo, perchè Lui possiede tutto il creato. Lui possiede sia me che te.
Nel 1804 veniva incoronato Napoleone come imperatore di Francia. Papa Pio VII è andato a Parigi ad incoronarlo. Questa era la regola. Il papa doveva mettere la corona sulla testa del re o dell’imperatore. Chissà per quanti giorni il papa doveva viaggiare per andare da Roma a Parigi. Nel momento dell’incoronazione Napoleone ha preso la corona dalle mani del papa e se l’è messa da solo sulla propria testa. Con questo gesto voleva dire al mondo intero: “Nessuno mi ha messo la corona in capo. Nè Dio nè la Chiesa”.
Dieci anni dopo la corona è scesa dal suo capo e Napoleone ha terminato la sua vita sull’isola di sant’Elena.
Solo Cristo può dire di Se Stesso che nessuno Gli ha messo sul Capo la corona. Ecco perchè nessuno Gliela può togliere.

Alla fine riportiamo il dialogo tra un ateo e un credente.
un credente appena convertito ha incontrato il suo amico ateo e gli ha detto: “Avendo conosciuto Gesù sono felicissimo”. L’ateo ha risposto: “Se ti sei convertito dimmi in quale paese è nato Gesù”. “Non lo so”. “Quanti anni aveva quando è morto?” “Non lo so”. “Quante prediche ha fatto?” “Non lo so”. “Tutto questo è male per uno che afferma di essersi convertito al Cristianesimo”. Il convertito ha risposto: “Hai ragione. Mi vergogno di conoscere così poco di Gesù, ma io so questo: ero sempre ubriaco, avevo tanti debiti, la famiglia era distrutta, la moglie e i figli attendevano con paura ogni sera il mio ritorno. Ora non bevo, non ho debiti e siamo una famiglia felice. La moglie e i figli non vedono l’ora che ritorni a casa. Tutto questo lo ha fatto Gesù. Questo è ciò che io so di Lui con certezza”.

Questo è il Regno di pace e di Amore che Gesù ha portato all’anima di questo uomo. L’unico Regno che non ha fine, che non si può vincere è il Regno di Gesù, Regno di verità e Amore. Perciò tutti noi siamo invitati ad essere discepoli di questo Regno e a diffonderLo nel mondo.
Quando lavoriamo per la Verità e l’Amore creiamo in noi il Regno di Dio di cui tutti noi abbiamo bisogno.

Amen.

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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