Omelie

Omelia del 23 dicembre 2020 (padre Luigi Lorusso)


Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, mancano pochissimi giorni al Natale. Possiamo dire un giorno e mezzo.
Abbiamo ancora un giorno e mezzo per poter veramente disporre il nostro cuore, la nostra vita, i nostri pensieri, la nostra mente, tutto ciò che noi siamo, alla nascita di Gesù.
Lui è Colui che continuamente nasce in noi. Continuamente vuole nascere in noi. Continuamente scende per nascere in noi.
E’ come nell’Eucaristia. Ogni Eucaristia è diversa dalle altre. In ogni Eucaristia Gesù Si dona totalmente. Pienamente Gesù si da agli uomini.
Si incarna ancora una volta. Viene per noi. Ogni venuta è sempre nuova.
Questa è la bellezza di Dio.
In questo 25 di dicembre che vivremo tra qualche giorno Gesù vuole nascere anche in noi.

La Parola di Dio ci viene in aiuto per capire come poterci disporre per accogliere il Signore. Cosa dobbiamo veramente fare?
Ci mette dinnanzi la nascita del Battista. La nascita del precursore. Sei mesi prima della nascita di Gesù nasce colui che camminerà davanti a Lui per preparare il cuore del popolo alla Sua venuta.
Proprio due giorni prima della nascita di Gesù la Chiesa ci propone la nascita del Battista, il quale, con questa nascita, ha da dirci qualcosa. Scopriamo che cosa.

Quando nasce questo bambino tutti si meravigliano, tutti ne parlano come un prodigio di Dio per l’anzianità dei genitori. Questo miracolo ha permesso di togliere la vergogna dal volto di Elisabetta, perchè era stata per tutta la vita sterile, quindi in qualche modo ritenuta maledetta da Dio.
Questa nascita porta con sè, prima di tutto, la gioia della benedizione di Dio. Dovremmo ricordarci che ogni bambino è una benedizione di Dio. Che sia sano, che sia malato, che sia nel grembo della propria mamma o tra le braccia della mamma, ogni bambino è una benedizione di Dio. Non solo per la mamma, per il papà e per la famiglia, ma per il mondo intero e per la Chiesa. Ogni bambino porta con sè la benedizione di Dio. Porta con sè una manifestazione speciale dell’Amore di Dio.

La prima cosa che ci viene messa dinnanzi è questo mistero bellissimo della vita. Per fare veramente il Natale dobbiamo avere dei cuori disponibili alla vita. Se non amiamo la vita mai potremo accogliere Cristo. Se non amiamo la vita e non la difendiamo sin dal concepimento fino alla morte naturale noi non potremo mai fare Natale. Nessuno potrà mai nascere in noi.
Oggi per difendere la vita dobbiamo assumere un atteggiamento nuovo che è quello che in qualche modo emerge da questa pagina del Vangelo. E’ l’atteggiamento di Elisabetta e poi sarà anche quello di suo marito Zaccaria: di distruggere nella nostra vita ogni rispetto umano. Annientare nelle relazioni qualsiasi rispetto umano. Il rispetto umano mi fa vivere le tradizioni degli uomini trascurando, invece, i Comandamenti di Dio. Le tradizioni umane mi fanno sentire in qualche modo in difficoltà e in colpa se non rispetto il pensiero e il modo di fare di una persona secondo il politicamente corretto e mi fa trascurare i Comandamenti del Signore.

A me capita molte volte persone dire: “No. Oggi a Messa non ci vado. La domenica no. Vado il sabato, perchè la domenica ho a pranzo i miei figli. Quindi devo cucinare e mi devo preparare”. Allora dimentichiamo di assecondare la Volontà del Signore per la salvezza per noi, il Quale ci chiede di glorificarLo, di amarLo, di incontrarLo proprio quel giorno. Non il giorno prima o il giorno dopo. Proprio quel giorno.
“Vi ho dato 6 giorni per fare quello che volete. Il settimo l’ho riservato per Me”. Facciamo questo per rispetto umano, cioè per venire incontro agli esseri umani nelle loro esigenze umane.
Questo atteggiamento non ci permetterà mai di crescere come veri figli di Dio. Questo atteggiamento non ci permetterà mai di accogliere Gesù, perchè ogni volta che dovremmo decidere tra il rispetto umano e i Comandamenti di Dio noi andremo in un’altra direzione. Non accoglieremo mai Gesù. Non faremo mai Natale. Rimarremo sempre lì come degli aborti.

Oggi la società è piena di aborti. Non soltanto quelli praticati che distruggono la vita sul nascere – questi sono martiri e testimoniano Gesù che è la Vita e che li accoglie fra le Sue braccia – mentre ci sono aborti dello spirito che non ci permettono mai di maturare. Se non maturiamo nella santità come faremo ad incontrare e vedere Dio?

Allora vediamo che Elisabetta e Zaccaria ci aiutano a capire come fare il Natale. Per fare il Natale ho bisogno di distruggere ogni rispetto umano e aprire il cuore ai Precetti di Dio e alla Sua volontà. L’unica che conta. L’unica che realizza la vita dell’uomo.
Chiediamo alla Madonna e a san Giuseppe che ci aiutino a distruggere nel nostro cuore e nella nostra mente ogni rispetto umano, ogni paura del giudizio dell’uomo e di aprirci sempre di più con gioia a ciò che Dio vuole da noi.
“Gesù, cosa vuoi da me oggi? Io voglio fare quello. Io quello voglio vivere”.
Se facciamo così faremo Natale.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Luigi Lorusso

Fonte:  (Trascrizione a cura di A. Bianco)

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