Omelie

Omelia della santa Messa del 28 dicembre 2020 (padre Luigi Lorusso)


Santi martiri innocenti


Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, vi ho detto all’inizio che oggi celebriamo la festa dei santi innocenti martiri.
Dobbiamo guardare questa festa con gli Occhi di Dio, perchè se la vediamo con gli occhi degli uomini… Possiamo noi festeggiare una tragedia? Non è possibile.
Se festeggiamo vuol dire che c’è qualcosa che và oltre la comprensione umana. C’è qualcosa che possiamo scoprire soltanto aprendo il cuore alla fede, altrimenti non è possibile contemplare questa festa.

Ci troviamo davvero dinnanzi a questo grande dilemma che è la sofferenza dei bambini, la sofferenza degli innocenti.
Tante volte ho sentito dire “perchè il Signore permette questo?”, “se dio è buono perchè c’è la sofferenza, specialmente quella dei bambini?”. Tutte domande legittime alle quali dobbiamo dare una risposta, perchè la risposta c’è.
La risposta non è possibile donarla ed accoglierla se non facciamo il passo da una pura ragione umana ad una soprannaturale, da un modo di vedere il mondo che è puramente umano ad un modo di vederlo che è di Dio. Solo Dio comprende la realtà nella sua pienezza e solo Lui può illuminarci sul mistero della realtà che viviamo e anche sulla sofferenza degli innocenti.

Qui ci viene in aiuto la prima lettura quando san Giovanni dice: “Dio è Luce ed in Lui non c’è alcuna tenebra”. Riprende il prologo del Vangelo quando dice: “In Lui era la Vita e la Vita era la Luce degli uomini”. Quella Luce è l’unica capace di spiegarci questo mistero. L’unica capace di farci comprendere questo mistero e poter essere oggi qui a festeggiare, a gioire.
Cosa ci dice la Luce di Dio su questo mistero? La Luce del Signore ci fa comprendere che non possiamo capire il mistero della sofferenza degli innocenti e dei bambini se noi non accogliamo il mistero del Natale. Lo stiamo ancora celebrando, perchè siamo nell’ottava di Natale e quindi ogni giorno è Natale.
Cosa c’è di più bello della nascita di un bambino e questo Bambino è Dio? E poi vediamo la crudezza: abbiamo visto il martirio di Stefano e adesso l’uccisione di questi bambini.
Che relazione c’è? C’è una relazione grandissima.
Il Natale ha permesso a Stefano di essere testimone di Cristo. Se Stefano non avesse permesso a Gesù di nascere in Lui non avrebbe potuto vivere e morire alla maniera di Crist e arrivare allo scopo della vita umana, che è quella di essere Immagine e somiglianza di Cristo. Nelle intenzioni, nei gesti, nell’Amore, tant’è che Stefano dirà durante la sua lapidazione: “Gesù, non imputare loro questo peccato”. Il cuore di quest’uomo è totalmente trasformato nel Cuore di Cristo. Questo è possibile perchè il Verbo Eterno del Padre Si è fatto Carne.

Veniamo alla festa di oggi. Vale lo stesso per questi bambini.
Quella sofferenza che noi facciamo fatica ad accogliere e ad acccettare, grazie all’Incarnazione del Verbo di Dio che Si è fatto bambino, apprendiamo che la vita umana è preziosa agli Occhi di Dio, tant’è che Dio l’ha voluta vivere dal principio fino alla fine.
Ogni gesto, pensiero e atto degli esseri umani, compreso quello di un bambino piccolino, è caro a Dio. Dio ha fatto della vita di quei bambini un Altro Se Stesso, attraverso Cui ha glorificato il Padre.
Dopo il Natale, la sofferenza passa da essere la paga del peccato – perchè Dio non ci ha creati per il dolore, la sofferenza, la morte e non gode per questo – come dicevo, attraverso l’Incarnazione, Vita, Passione e Morte di Gesù la sofferenza è diventata strumento di salvezza. Grazie a questo mistero il Signore ci ha liberati dal peccato.
Vi sembra poco?

Facciamo un altro passo.
Il peccato cosa ha comportato? Non solo la sofferenza e la morte in questo mondo, ma la dannazione eterna. Non ne parliamo mai.
Per questo ho detto che dobbiamo avere uno sguardo che và oltre a quello umano. Noi ci fermiamo soltanto alla vita umana, quella che viviamo qui. Quel mese, quell’anno, quei dieci anni o quanto sia sono sempre brevissimi rispetto all’eternità. Come dice la Madonna si tratta di “un battito di ciglia, un soffio delle nostre labbra”. Questa è la vita sulla terra a cui noi ci aggrappiamo con tutti noi stessi dimenticandoci che c’è l’eternità.
Questa vita che viviamo ha a che fare con l’eternità. Possiamo dire che è in questa brevissima vita che si costruisce l’eternità per noi.
Con il peccato noi abbiamo rinunciato all’eternità nella vita, nella gioia, nell’unione con Dio, in quella visione beatifica che è il Paradiso e ci siamo scavati una fossa profondissima piena di odio e di dolore che dura per sempre.
Se iniziamo a capire questo diciamo: “Caspiterina. Signore, grazie. Tu hai assunto su di Te quello che noi vogliamo per noi, quello che per noi è una tragedia, cioè la sofferenza e la morte, e lo hai reso per noi strumento di espiazione, di guarigione, di liberazione, di salvezza per noi. Grazie alle Tue Piaghe, alla Tua Morte, alla Tua Sofferenza io ricevo in cambio di nuovo la Vita di Dio”.
Ma a quella sofferenza partecipiamo anche noi. Tutti quanti noi. Chi di noi può dire di essere estraneo alla sofferenza o alla morte? Nessuno.
Ma grazie al Natale, all’Incarnazione del Verbo, quella sofferenza ha un significato. Quella morte ha un significato. Quella sofferenza apre all’incontro con Dio e quella morte ci fa entrare nella visione beatifica di Dio. Questo grazie alla Redenzione di Gesù, al fatto che Gesù ha assunto su di Sè questo mistero.

Ecco perchè possiamo dire che festeggiamo questi santi martiri innocenti. Santi perchè partecipano della Santità di Cristo per il mistero dell’Incarnazione. Innocenti perchè non hanno il peccato personale. Hanno quello originale trasmesso dai genitori, ma che è stato lavato dal Sangue di Cristo attraverso il martirio.
Cosa significa martire? Testimone. Essi hanno testimoniato che Dio è Vita. Gesù ha detto: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Sono stati uccisi proprio in odio a Cristo.
Questa opera di odio non è certo di Dio. Questa opera di odio contro la vita è di colui che è omicida sin dal principio, come dirà Gesù, cioè di satana e degli spiriti immondi, i quali godono nel dispensare odio nel cuore dell’uomo e di fargli vivere l’odio, la rabbia, la disperazione su questa terra per poi poterlo fare per tutta l’eternità.
Ovunque c’è l’odio per la vita noi sappiamo che c’è lo zampino del maligno. Ma grazie all’Incarnazione tutto questo odio è stato redento, è stato trasformato. Questi bambini hanno potuto avere la possibilità di partecipare al mistero della Passione di Cristo, al mistero della Salvezza di Cristo. Per questo si è spalancato a loro il Trono dell’Altissimo, la visione beatifica di Dio.

Dobbiamo iniziare a guardare la vita umana con questi occhi, altrimenti non comprenderemo mai il mistero della sofferenza. Gesù li associa a Sè. Non soltanto quella sofferenza che vivono è trasformata da Cristo per cui diventa per loro martirio, testimonianza, glorificazione di Dio e quindi entrano in cielo, ma quella sofferenza è anche a beneficio di tutti gli uomini.
Ebbene sì, cari miei. Dobbiamo comprendere questo.
Ogni sofferenza umana unita a quella di Cristo, vissuta per Cristo e per Suo Amore, diventa redenzione del genere umano, grazia che scende sulla terra.
Non dice la Chiesa che il sangue dei martiri è il seme della fecondità di nuovi cristiani? Non dice questo? Lo dice a ben ragione. Anche dei piccoli bambini.
Possiamo dire che l’era moderna è caratterizzata dai santi martiri innocenti. Forse un miliardo di santi martiri innocenti negli ultimi cento anni del genere umano. Altro che i santi innocenti martiri del brano di oggi. Quelli saranno stati 40, 50, 60 bambini. Già questo non è un numero piccolo. Ma oggi assistiamo a questo martirio. A volte assistiamo conniventi, perchè il silenzio è connivenza. Assistiamo inerti, senza fare nulla. Diventiamo aiuto, affinchè questa barbarie continui.

Mi riferisco all’aborto dei bambini.
Perchè si fa l’aborto? E’ un atto in odio alla vita. Tutto ciò che è vita è di Cristo. In odio alla vita lo si fa in odio a Cristo.
Per questo sono innocenti e martiri anche loro di Cristo. Quando andremo in cielo anche noi vedremo questa schiera di santi dinnanzi al Trono di Dio, perchè veramente gli è stato negato tutto.
Ogni volta che noi compiamo un aborto compiamo un olocausto a satana. Facciamo questo.
Perchè lo compiamo?
Erode, i genitori, i medici hanno naturalmente più responsabilità. Il medico lo fa in odio alla vita. Magari i genitori possono essere pressati. Ma perchè si fa questo? Sicuramente perchè si viene ingannati. Satana è l’eterno ingannatore. Non lo fa perchè si crede che sia un bene.
Pensate a quella grandissima bugia che se un bambino è un portatore di handicap è un bene non farlo nascere. Pensate come si distorce la realtà: “Che coraggio hai come genitore a farlo nascere? Ma non ti rendi conto?”
Voi non vi rendete conto. Dio abita lì. Con l’Incarnazione dio abita nella vita dell’uomo da quando è nel grembo di sua madre a quando lo chiama a dare conto della propria esistenza. Dio abita in ogni gesto dell’essere umano. Ogni gesto dell’essere umano è sacro a Dio.
Ecco perchè noi ci affrettiamo a dire che l’uomo nasce dalla scimmia. Perchè quando lo sganciamo da Dio noi possiamo fare dell’essere umano quello che vogliamo. Lo possiamo triturare, tagliare a pezzettini, risucchiare come l’aspirapolvere. Possiamo fare di tutto.

Ma non è così, perchè noi veniamo da Dio e non dalle scimmie. Dio abita nella nostra vita. La nostra vita è sacra. Guai a violare questa sacralità.
Gesù dice: “E’ meglio che ti metti al collo una pietra da macina e ti butti nelle profondità dell’abisso piuttosto che commettere queste empietà”.

Capite bene che una società che esalta la morte è una società che ha consegnato il proprio cuore a satana e non a Dio. Pensate che si gloriano in Danimarca che non esiste più un bambino down. Perchè appena lo individuano lo ammazzano. Pensate in Belgio che si credono di essere all’avanguardia, perchè praticano l’eutanasia ai bambini.
Tutto questo è opera di satana e non certo di Dio. Ingannati, sicuramente, ma noi collaboriamo a questo scempio.
Come pretendiamo che si fermino le guerre quando c’è un continuo genocidio che si commette ogni giorno a tutte le latitudini del mondo. Come possiamo pensare che nelle nostre famiglie ci sia la pace se non è garantita la custodia di una vita nel grembo di una mamma. Non è possibile.
Ma Gesù, entrando nella vita dell’uomo, ha reso sacra ogni carne. Associando a Sè ogni essere umano, la sofferenza dei bambini nel grembo della mamma per loro diventa redenzione, per cui gli si spalanca la gioia beatifica della visione di Dio subito. Con il loro sangue partecipano alla redenzione del genere umano.
Ma guai a noi che lo facciamo. Guai a noi che diventiamo conniventi, perchè stiamo zitti. Guai a noi che non facciamo nulla per distruggere queste leggi di morte e favorire la vita.
Guai a noi preti, vescovi, papi, fedeli laici. Guai a noi quando accettiamo tutto questo come fosse normale. Guai a noi!

Loro cantano la gloria del Signore. Per questo possiamo festeggiare.
Per quanto doloroso sia vedere la sofferenza di chi amiamo, come può essere quella dei bambini, non dobbiamo mai dimenticare che gesù Si è associato ad ognuno, quindi anche al bambino che soffre. Gesù è lì che compie ancora una volta il mistero della Sua Redenzione per il genere umano, che chiede perdono per il peccato di ogni uomo, che fa scaturire la grazia attraverso i bimbi che si offrono con Lui al Padre.
Madre Teresa di Calcutta, che curava i bambini più gravi, diceva: “Io sono sicura di questo: davanti a Dio prima ci sono loro, poi ci sono i santi e poi tutti gli altri”.
Abbiamo dimenticato cosa significhi essere anime vittime.
Noi su questo altare cosa celebriamo? L’offerta di Cristo al Padre. Celebriamo la Vittima Sacrificale che ancora una volta Si pone dinnanzi al Padre per la nostra salvezza. Su quell’altare mettiamo la nostra vita e la vita degli altri.
Quando veniamo a celebrare l’Eucaristia noi siamo consapevoli di unirci a Lui per essere Vittima di espiazione dinnanzi al Padre. Ogni cristiano. Ancor di più i bambini, perchè non portando in sè il peccato personale la loro sofferenza è gradita a Dio, perchè è simile a quella di Suo Figlio per il bene dell’essere umano.

Quando andremo in cielo diremo “grazie” a tanti bambini. Diremo: “Signore, grazie perchè la grazia è giunta a me per il mistero della sofferenza che hai vissuto in quel bambino”. Diremo a quel bambino: “Grazie, fratello caro, per aver accolto Gesù Crocifisso in te”.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Luigi Lorusso

Fonte: (Trascrizione a cura di A. Bianco)

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