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Terza meditazione quaresimale: P. Stanko Mabić sul deserto, silenzio e silenzio del cuore

Terza meditazione quaresimale: P. Stanko Mabić sul deserto, silenzio e silenzio del cuore

“Siamo nel tempo della Quaresima. Quando leggiamo letture liturgiche, quando meditiamo, quando incontriamo varie meditazioni che parlano di Quaresima, spesso vi troviamo la parola DESERTO. Ho deciso di condividere con voi la riflessione sul deserto. Quando sento la parola deserto, credo capiti anche voi, mi suona un po’ esotica. Ci piacerebbe andare nel deserto per un viaggio turistico, ben attrezzati con molte bevande rinfrescanti e una macchina fotografica, in un’automobile con l’aria condizionata e trascorrere lì un giorno o due o una settimana. Tuttavia, pochi decidono di partire per il deserto per vivere lì molti anni, dove vivrebbero nella scarsità”, ha detto p. Stanko Mabić all’inizio della terza meditazione quaresimale.

Ogni mercoledì di questa Quaresima infatti, la Parrocchia di Medjugorje e il Centro informazioni Mir Medjugorje preparano le meditazioni quaresimali. Sono trasmesse sulle nostre piattaforme video dopo il programma di preghiera serale. Le meditazioni sono preparate da p. Marinko Šakota, p. Stanko Mabić e p. Ante Vučković.

Nella sua meditazione, p. Stanko Mabić ha detto che quando legge testi biblici, ad esempio su Giovanni il Battista che ha trascorso quindici anni nel deserto, o su alcuni altri, la sua prima associazione è con il silenzio profondo.

“Silenzio. L’uomo è lì da solo. Non c’è nessuno. Di notte non sente niente, né la sua stessa voce né la voce di altre persone. Tuttavia, quel silenzio nel deserto non è ancora il silenzio del cuore. Il silenzio esteriore può essere una condizione per il silenzio del cuore, ma il silenzio profondo avviene nel cuore. È qualcos’altro. Il silenzio che aneliamo non è nel deserto. Non si trova nemmeno nei monasteri. Possiamo andare in un monastero certosino dove le persone tacciono la maggior parte del tempo, o in qualche altro posto… ma il deserto o il silenzio profondo sono nel nostro cuore. Incontriamo Dio nel silenzio dei nostri cuori. Il deserto guida al silenzio del cuore e quel silenzio introduce alla più profonda intimità con Dio. Deserto, silenzio e solitudine non devono essere luoghi: Sahara, deserto della Giudea o deserto egiziano… Non metterei l’accento sul luogo, bensì sullo stato di silenzio profondo nella nostra mente, nel nostro cuore”, dice p. Stanko Mabić, e ci mette davanti Sant’Antonio Abate, il padre del monachesimo che trascorse tutta la sua vita nel deserto e che disse: “Chi va nel deserto per mantenere la pace con Dio è libero da tre guerre: la guerra dell’udito, la guerra della vista e la guerra della parola. È rimasta solo una guerra: la guerra del cuore”.

“La guerra si sta svolgendo nel nostro cuore, il che significa che la solitudine non basta, che non basta andare nel deserto dove tutto tace intorno a noi, ma bisogna cercare di ottenere il silenzio nel cuore. È il nostro principale campo di battaglia, è il nostro stato di guerra, ma il silenzio esterno come nel deserto è un ambiente eccellente, persino necessario per vincere la guerra per il silenzio nel nostro cuore. Quindi la solitudine e il silenzio esterno non bastano. Dobbiamo permettere ai raggi del Vangelo di illuminare la nostra interiorità con i raggi dell’amore incondizionato, raggi silenziosi della presenza di Dio, perché Dio dimora nel silenzio del nostro cuore. Vivere nel deserto non significa solo essere isolati, ma vivere con Dio e per Dio. Chi vive con Dio non è mai solo, anche quando è solo. Un cuore che dimora nel silenzio profondo è allo stesso tempo un cuore pieno d’amore. Il Padre celeste attende i suoi figli proprio nei loro cuori, e non in alcuni luoghi lontani, che si tratti del deserto, del mare o del mercato”, ci dice p. Stanko Mabić, e poi torna alla Bibbia sottolineando che nessun profeta avrebbe incontrato Dio se non si fosse prima ritirato nella solitudine e nel silenzio o letteralmente nel deserto.

L’esperienza di Dio è inseparabile dall’esperienza del deserto. Le grandi cose iniziano nel deserto, nel silenzio, nella solitudine. Guardiamo l’immagine della creazione del mondo. Proviamo a immaginare com’era. Nelle prime pagine della Bibbia leggiamo come lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2). L’oscurità ha avvolto tutto e Dio ha separato la luce dalle tenebre (Gen 1,4). Quando io sogno questo, lo vedo accadere in perfetto silenzio. Dio disse solo una parola: “Sia così!” E fu così. Si separò la luce dalle tenebre”, dice p. Stanko Mabić, e poi, dopo l’immagine della creazione del mondo, cita altre immagini bibliche del silenzio e del deserto, definendo Dio amico del silenzio profondo.

Anche quando mandò suo Figlio sulla terra, quando nacque il Figlio di Dio, ci fu il silenzio profondo. È nato fuori Betlemme, in una grotta, nella notte; Abramo fu mandato da Dio nella terra promessa dove scorrono latte e miele, in Giudea, e la Giudea è per la maggior parte un deserto; quando Dio fece uscire il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto, lo condusse attraverso il deserto, poiché attraverso il deserto l’uomo viene purificato; la parola di Dio fu mandata a Giovanni il Battista che era stato nel deserto per più di quindici anni per preparare il proprio cuore. P. Stanko dice che nella Bibbia leggiamo che l’Angelo Gabriele apparve a Maria, ma non è mai affermato che Maria lo vide. L’ha soltanto sentito. Affinché Maria potesse sentire la voce dell’Angelo, doveva esserci il silenzio profondo sia attorno a Lei che nel suo cuore, nei suoi pensieri. Lo stesso angelo parlò anche a Zaccaria per dirgli che sua moglie avrebbe partorito un bambino. Zaccaria udì l’Angelo, ma non soltanto.

“Zaccaria udì molte voci nel suo cuore e quelle voci destarono in lui dei dubbi. Non aveva fede. Per questo l’Angelo gli disse: ‘Tu sarai muto e non potrai parlare’ (Lc 1,20). Apparentemente sembra che l’Angelo l’abbia punito, ma non è così. L’Angelo lo ha effettivamente ricompensato. Gli ha dato la grazia. Nove mesi di deserto, nove mesi di silenzio e in quel silenzio, pur non potendo parlare, sono convinto che ogni giorno abbia riflettuto sulle parole che Dio gli ha inviato tramite l’Arcangelo Gabriele”, ci racconta p.  Stanko Mabić nella sua meditazione e poi cita San Giuseppe, lo sposo di Maria.

“La Bibbia non menziona nessuna delle sue parole. Lui non parlava, viveva in silenzio, in modo diverso. In quel silenzio Dio lo ha sicuramente predestinato dal grembo di sua madre per essere il padre putativo, il tutore di suo Figlio. Giuseppe è stato definito ‘giusto’ (Mt 1,19). Non avrebbe mai ottenuto quel titolo se avesse trascorso il tempo nella compagnia, se si fosse divertito… Lui non parlava e faceva il suo lavoro diligentemente: la sua bottega era il suo deserto dove glorificava il Signore con il suo lavoro e proprio in quel silenzio lui sentì l’angelo che gli apparve in sogno: ‘Giuseppe, prendi con te il bambino e sua madre’ (Mt 2,13). Dio gli parlò perché il suo cuore era in ascolto, nel silenzio, e poteva rispondere a Dio. Se ci fosse stato rumore nel suo cuore, vari altri pensieri, ci sarebbero stati dialoghi e discussioni feroci e lui non avrebbe ubbidito immediatamente”, dice p. Stanko, e spiega che anche Gesù taceva durante la sua condanna nell’atrio di Pilato e durante sulla sua Via Crucis, così come nella maggior parte del tempo. Perché taceva? Il silenzio è parte integrante dell’Annuncio del Regno dei Cieli. Tutta l’élite sociale ebraica e romana si radunava lì, tutti i capi e i sacerdoti erano lì, allora Ponzio Pilato… poté parlare ma rimase nel silenzio. Gesù non taceva solo esternamente. Taceva anche nel suo cuore. Non è un silenzio che in sé ha l’odio, la vendetta, il mormorio, ma il silenzio in cui ama. Quel silenzio potrebbe essere in grado di dire di più della parola pronunciata”. Poi p. Stanko cita gli esempi di San Paolo e di San Francesco che udirono la voce di Gesù solo quando il rumore nei loro cuori scomparve.

“Quindi deserto, solitudine, silenzio profondo sono necessari per entrare in noi stessi e incontrare chi è dentro di noi. Il punto essenziale dell’incontro con Dio è in noi, nella camera interiore del nostro spirito e la vera preghiera è l’incontro con Dio. Nel nostro cuore, dove vogliamo incontrare Dio nel silenzio profondo, ci sono varie camere. Gesù dice: ‘Entra nella tua camera’ (Mt 6,6), nel silenzio, nella solitudine, ma ci sono varie camere nel nostro cuore. La camera della discoteca, la camera dello shopping, la camera delle attività, la camera dell’ansia… ma anche una camera per il silenzio profondo. È proprio in questa camera che dimora il Signore. Dobbiamo aggirare molte camere e arrivare alla parte più profonda del cuore dove si trova quella camera del silenzio. Dobbiamo arrivare in quella camera, perché in quella camera, in quel silenzio, il Signore ci aspetta. Qui, nella solitudine e nel silenzio profondo, l’uomo si presenta davanti a Dio nel desiderio di stabilire con Lui un rapporto intimo nell’amore.

Non si può penetrare nelle profondità più intime del mistero di Dio con le parole ma con il silenzio, con il silenzio del cuore. Dobbiamo entrare in noi stessi aprendo il nostro spazio interiore alla presenza di Dio perché Dio ascolta veramente il nostro cuore e non le nostre parole. Una persona potrebbe non essere affatto eloquente, potrebbe non essere un buon oratore, ma a Dio non interessa affatto che tipo di oratore sia egli.  Dio ascolta il cuore. Mosè disse al Signore: ‘Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore, ma sono impacciato di bocca e di lingua’ (Es 4,10). Questo non è affatto importante per il Signore. Se fossimo impacciati di bocca e di lingua, e iniziassimo a dire ciò che abbiamo sentito da Dio nel silenzio profondo, tutti ci ascolterebbero. Se avessimo un grande potere retorico, e nel cuore non ci fosse il Signore, non toccheremo nessuno. Santa Teresa diceva: ‘Nella preghiera interiore che si svolge nel silenzio profondo, nel deserto del cuore, non è importante pensare molto ma amare molto. P. Stanko Mabić conclude così la sua meditazione con il pensiero del re ebreo Salomone che prega: “Signore, concedimi un cuore che possa sentire, concedimi un cuore che possa tacere e sentire la tua parola” (cfr. 1Re 3,9).

Fonte: Medjugorje

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