Omelie

Omelia della santa Messa Medjugorje, 12 giugno 2019

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Fratelli e sorelle, nel tempo ordinario dell’anno liturgico seguiamo Gesù Cristo, ascoltiamo i Suoi insegnamenti, ascoltiamo il racconto delle Sue opere e così fortifichiamo la nostra fede. 

In questo brano dal Vangelo secondo Matteo Gesù si presenta come il Profeta promesso, il nuovo Mosè. 
Dice che il Suo insegnamento è un vino nuovo che non deve essere versato in otri vecchi. Parla di una nascita nuova, di un culto nuovo, di una Verità nuova che non è legata ad un luogo.
Ci si pone la domanda se così cancelli l’Antico Testamento.
Gesù dichiara in modo solenne che non è venuto ad abolire la legge o i profeti, ma è venuto a dare pieno compimento, perchè l’Antico Testamento è Parola di Dio, l’espressione della Volontà di Dio per la salvezza dell’uomo. 

Gesù è venuto a rivelare la Volontà di Dio nei Comandamenti che l’uomo dell’epoca aveva messo in ombra, perchè coloro che spiegavano le Scritture lo facevano in maniera sbagliata. La spiegavano a modo loro e così indirizzavano l’uomo su una strada diversa da quella voluta dal Signore. 
Gesù ha approfondito la legge. L’ha fatta più spirituale. Ha introdotto nella legge qualcosa di nuovo, qualcosa di magnifico: non la paura che si sentiva nell’Antico Testamento, ma il Comandamento dell’Amore. Porta alla legge la grazia di Dio in modo che l’uomo possa viverla. 

Gesù afferma ciò in modo molto solenne. L’Evangelista Giovanni ripete due volte “in Verità, in Verità” e conclude con la parola “amen”. Queste parole ci indicano la Sua autorità e l’obbligo che ne deriva. 
Questa sera Gesù parla a me e te e dice “finchè non passerà il cielo e la terra “, cioè fino alla fine dei tempi, “non passerà un solo jota o un solo trattino della legge”. In ebraico lo jota era il segno più piccolo. 
Nulla di più piccolo della legge passerà senza che tutto sia compiuto. 

Fratelli e sorelle, la legge viene da Dio e il libro che la riporta è ispirato dallo Spirito di Dio. Nel Vangelo la legge deve perfezionarsi e compiersi. Gesù è venuto a realizzare tutto questo e cerca me e te come collaboratori, affinchè compiamo nella nostra vita l’Amore di Dio che è nella Sua legge. 
Gesù dice: “Chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli. Chi, invece, li osserverà e insegnerà sarà considerato grande nel Regno dei Cieli”. 
Gesù non viene come un’intoccabile che sta sul trono, ma con il Suo Vangelo da una forma nuova all’insegnamento. 
La legge ci porta all’incontro con Dio e alla felicità tra le Sue Braccia paterne. 

Nella prima lettura abbiamo sentito san Paolo scrivere ai Corinzi che Dio ha rivelato a noi qualcosa di nuovo, qualcosa che l’uomo non può nemmeno immaginare. A noi che siamo disposti a seguire il Signore e a mostrare l’amore con le nostre opere. 
Fratelli e sorelle, cerchiamo di essere collaboratori di Dio. 

Amen.

Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione e revisione a cura di A. Bianco)

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