Conferenze e catechesi (109)
« L’Angelo, un fascio di luce sul mondo »
Lezione/Catechesi di don Renzo Lavatori presso l’Associazione Culturale S. Tommaso “Doctor Humanitatis” di Verona il 9/2/2026
L’Angelo, un fascio di luce sul mondo
Un saluto cordiale a tutti coloro che ci ascoltano. Devo subito dire che parlare degli angeli è un argomento molto vasto, complesso e anche delicato, perché ci sono problemi molto sottili da vedere, proprio perché sono esseri invisibili. Io ho già mandato uno schema del mio intervento; spero di poterlo terminare in questa unica lezione. Comunque le cose essenziali le vorrei esporre.
Gli angeli come creature di Dio
Innanzitutto, il concetto fondamentale per capire gli angeli è bisogna riconoscerli come creature. Sono stati creati da Dio come noi, certo che la loro natura è diversa dalla nostra: puri spiriti, noi spirito e corpo.
Perché è importante sottolineare questa azione creatrice di Dio? Il Concilio Vaticano IV del 1215 ci dà una conferma enorme: dal non essere sono passati all’essere, come noi. Perché è importante chiarire questa determinazione?
Perché è facile, quando si parla degli angeli – siccome sono puri spiriti – c’è quella che io chiamo tentazione, ma quella tendenza di esaltarli quasi come fossero dei demiurghi, dei semidei sparpagliati nell’aria, anonimi, così generici, senza una loro vera fisionomia, come se potessero essere allungati e accorciati come vogliono.
Diceva un grande padre della Chiesa, Giovanni Damasceno del VI secolo, nella sua bellissima opera De fide orthodoxa – e veramente lo hanno chiamato il Tommaso dell’Oriente, del mondo iniziale primitivo della patristica, perché è molto chiaro in questa dogmatica completa che ha scritto – allora lui dice che ammette che gli angeli possano creare come un demiurgo alcune sostanze. Sono figli del diavolo, e questo è molto importante.
Dunque, l’angelo, essendo puro spirito – e qui il punto delicato – molti lo confondono, come ho già detto, con Dio stesso, ma anche addirittura con i nostri morti che hanno passato la via dell’eternità. Ma non sono angeli: restano perfettamente uomini, creature umane, uomini o donne. Quindi in questo senso tener conto di questo è importante.
Anche perché oggi viviamo in un contesto di New Age in cui l’angelologia è tornata di moda in maniera errata, confusa, ambigua. Come anche dare il nome agli angeli è un fatto che la Chiesa ha proibito: solo i tre che la Bibbia ci consente di dire – Michele, Gabriele, Raffaele. Gli altri sono più nomi diabolici che angelici.
E anche oggi ci sono certe tendenze gnostiche o filosofie spiritualistiche falsamente mistiche, secondo cui l’uomo possa in qualche modo “angelicarsi”, sublimarsi della sua realtà spirituale, intellettuale, in modo da sfumare la corporeità e dunque essere equiparato all’angelo. Ma non è possibile. E la ragione è questa.
I puri spiriti, che sono l’esercito di Dio, gli angeli, sono lo scarto, l’acqua del mondo tra il mondo divino trascendente, infinito, assoluto e il mondo creato che è finito, limitato, contingente. Questo salto non è possibile superarlo, se no entriamo in una confusione molto paurosa e soprattutto si cade in aspetti di idolatria pesantissimi.
Gli angeli: ministri di Dio e servitori dell’uomo
Allora, all’affermazione iniziale che bisogna rispettare – approvata appunto anche dalla Chiesa, come ho detto, da un concilio dogmatico – che sono creature come noi, però diverse da noi, come ho detto, per la costituzione ontologica che è diversa dalla nostra. Detto questo, però: che cosa sono gli angeli?
Voi sapete che – mi pare Gregorio, il padre della Chiesa che fu anche Papa – ha definito gli angeli dicendo che sono stati creati ad ministerium et glorificationem Dei, cioè sono stati creati puri spiriti, come dice il Concilio, ma per servire Dio, per essere i suoi ministri, i suoi servitori, i suoi messaggeri, l’esercito celeste sempre pronto, addetto all’attuazione della volontà suprema di Dio.
Mentre l’uomo è stato creato ad imaginem et similitudinem Dei. Questi due aspetti sono interessantissimi perché danno da una parte la diversificazione dei due enti, l’angelo e l’uomo. Però dall’altra parte subentra una questione interessante: perché a livello, diciamo, cosmico, universale della creazione, metafisico, gli angeli sono all’ultimo grado di altezza delle realtà create – sono diversificati, più o meno, come dice San Tommaso nella quarta via per dimostrare l’esistenza di Dio – magis et minus – però sono tutti all’ultimo grado in alto, più vicino a Dio, ma non Dio: ci sono gli angeli.
L’uomo viene dopo, perché appunto è uno spirito composto anche di materialità, di corpo. E allora, a livello di visione generale della creazione dell’universo creato, sono sotto gli angeli.
Però – ecco, questo è il fatto che studiando appunto gli angeli mi ha anche dato una profonda gioia interiore – perché all’uomo l’uomo è creato ad immaginem et similitudinem Dei. Dunque è un soggetto con cui Dio entra in relazione personale, colloquiale; quindi, ha una nobiltà in se stesso molto bella. Mentre gli angeli sono soltanto a servizio di Dio in maniera totale, completa, per la loro stessa costituzione. Per cui la loro gioia, la loro beatitudine eterna è quella proprio di poter seguire in tutto e per tutto la volontà di Dio e rispettare la sua sovranità.
Per cui, ecco, anche il nome del grande principe celeste San Michele: proprio “Chi è come Dio?” Nessuno può oltrepassare quel limite della creaturalità per immergersi nella divinità.
Ed è stato appunto il peccato gravissimo, nefasto dell’angelo pervertito, ribelle che fu Lucifero. E così dopo i nostri progenitori: ugualmente «Non morirete se mangerete dell’albero della conoscenza del bene e del male, ma diventerete come Dio». Ecco, allora, il frutto – naturalmente simbolico – della conoscenza del bene e del male, che spetta solo a Dio, l’hanno mangiato: prima Eva e poi il marito.
Ecco, allora, questo aspetto, dicevo, è molto bello, suggestivo. Quindi siamo inferiori dal punto di vista di esistenza e di delimitazione – perché il nostro corpo proprio ci delimita molto più del puro spirito, anche se creato, dell’angelo.
E allora, in questo senso, però, dall’altra parte li passiamo avanti, perché in effetti il Salvatore non si è “angelicato” per salvare gli angeli, ma si è incarnato, si è fatto uomo per salvare l’uomo – non solo salvarlo, ma nobilitarlo in quella immagine iniziale deturpata, abbruttita, ferita, distrutta, mortalizzata dal peccato originale, diventando, rendendola cioè figlia di Dio, in quel stesso rapporto in cui il Verbo incarnato è con il Padre, anche se in partecipazione di relazione di lui.
E infatti il prologo della Lettera agli Ebrei dice, afferma, che la Scrittura non dice mai agli angeli «Tu sei mio figlio».
Ecco, dunque, questo, diciamo, capovolgimento di valorizzazione della natura angelica e della realtà umana va sottolineato. Va sottolineato. E infatti – e qui chiudo questo aspetto – essi sono a servizio di Dio per tutto il creato che Dio ha fatto, come vedremo nelle sante gerarchie angeliche, ma anche a servizio dell’uomo.
Non è l’uomo a servizio dell’angelo, è l’angelo a servizio dell’uomo, affinché possa seguire la sua vocazione di figliolanza divina, possa seguire le strade giuste, vere, buone nella fedeltà a Dio Padre.
Ecco il mysterium angelicum che in questo senso sorprende per certi aspetti, però per altri appunto ci dona questa gratificazione. Perché se pensiamo anche all’angelo custode: è stato messo accanto a noi, nostro vigile custode, attento, dedicato. Ma noi non siamo custodi di loro, ma è poi lo scopo per cui è il nostro custode, è proprio quello di portarci verso Dio.
Ecco perché sono anche esseri intermediari tra l’essere divino e l’essere umano, proprio perché vogliono, desiderano solo questo: che Dio sia adorato, glorificato anche dalla creatura umana.
E anche qui, dunque, si accosta all’uomo, ma con questo rispetto profondo – perché come Dio stesso rispetta la libertà umana – però si accosta all’uomo con grande premura, delicatezza, che dovremmo scoprire anche noi cristiani, perché appunto è un’amicizia, è un amico preziosissimo.
Dunque, allora, qui possiamo vedere come l’angelo in qualche modo è destinato al servizio di Dio. Infatti nella Scrittura si afferma anche con grande forza – nei Salmi soprattutto si dice che gli angeli lodano Dio, pronti ai suoi comandi, vigili, attenti come soldati, come esercito spirituale eterno accanto a Dio.
E in questo senso, dunque, hanno una particolare configurazione. Poi sappiamo che sono puri spiriti, e questa è stata la difficoltà di tutti i padri della Chiesa di ammettere anche nell’angelo una certa leggera corporeità, perché pensavano che il corpo è ciò che distingue la creatura dal Creatore.
E qui è stata l’opera grandiosa di San Tommaso da Aquino e questa intuizione metafisica grandiosa – che poi non serve solo per gli angeli, serve per noi, per Dio, per tutti. Anche l’angelo, pur senza corpo, è stato creato, come abbiamo detto. Dunque è passato dal non essere all’essere, e allora quel non essere lo delimita propriamente come creatura.
Dio è da sempre per sempre, l’Eterno, l’Immenso, l’Immortale. Quindi non possiamo dire che l’angelo, perché non ha il corpo, non è creatura: è creatura. Benissimo. E questa scoperta, appunto, l’ha fatta proprio il nostro grande Tommaso d’Aquino.
La natura e la missione degli angeli
E allora possiamo dire anche qual è dunque la loro raffigurazione profonda: è data proprio da questa loro costituzione, che sono da una parte totalmente disponibili alla volontà suprema del Signore, e dall’altra parte a quelle mansioni, quelle funzioni a cui il Signore, la sua divina sapienza, li predispone.
E in questo senso troviamo, per esempio, un autore del secolo scorso, Romano Guardini – che è un valido teologo, anche filosofo – dice queste cose:
Se “mondo” significa l’universalità del creato, anche l’angelo appartiene al mondo. L’angelo è luce, è fiamma, per cui non esistono limiti né di spazio né di tempo. Ogni altezza, profondità e ampiezza dell’essere è ambito dove egli è presente. Egli sale, penetra, trapassa. Questo si esprime nelle ali. L’angelo è colui che vola.
E anche le ali, come gli artisti li hanno rappresentati – certo, non sono reali, perché non sono uccelli, uccelli sono senza corpo, quindi senza ali reali – ma indicano, sono simboliche, perché per rappresentare a livello figurativo questo dinamismo, questa velocità, questa prontezza, questo supremo essere sempre attenti, vigilanti, in modo da non rimanere sopraffatti dallo spazio e dal tempo, è proprio indicato dalle ali. Però, appunto, sono espressioni puramente iconografiche, non angelologiche.
Però con queste parole Guardini fa capire che l’angelo, quale spirito puro, anche se creatura, è onnipresente in tutto il cosmo: ne percorre e ne attraversa tutte le regioni con il compito di governare gli elementi che vi fanno parte, perché questo è il suo ministero personale, senza tuttavia confondersi con le forze e le regole della natura, né sostituirsi ad esse o mettersi in concorrenza con esse.
Gli angeli sembrano avere un rapporto con la creazione in quanto totalità, una capacità di visione totale, di penetrazione e di governo. Essi sono ordinati al mondo come opera di Dio. Essi sono coadiutori nell’officina del mondo, servi della santa signoria di Dio.
È stupendo questo. C’è anche l’armonia dell’universo che noi contempliamo con la diversità delle creature, però sono tutte rapportate più o meno secondo una graduazione armonica che non è contrasto, ma è pienezza di armonia, di bellezza, di varietà nell’unificazione in Dio. Dalla sua divina sapienza tutto è stato fatto meravigliosamente.
Ora, gli angeli hanno anche questo compito di conservare questa bellezza dell’universo. E qui c’è quel grosso problema che è molto attuale oggi: l’ecologia. Noi pensiamo di sfruttare l’universo come ci pare e piace per i nostri interessi personali, e siamo preoccupati di questo sfacimento dell’universo e della terra su cui viviamo.
Ma se noi fossimo più attenti e più sensibili all’azione angelica – soprattutto qui si parla delle Dominazioni, come vedremo, che è un coro angelico destinato proprio per questo, per dominare tutti gli eventi cosmici naturali che si svolgono nell’universo e anche sulla Terra – se noi avessimo più disponibilità, più sensibilità verso questo mondo angelico, ecco, secondo me l’intento di Romano Guardini, noi avremmo anche più rispetto della natura. Certo, in qualche modo ci aiuterebbero a conservare bello l’universo come Dio l’ha creato, non a peggiorarlo.
Gli angeli nell’Antico Testamento
E allora possiamo vedere un attimo, brevemente – perché questa trattazione di questo punto, il punto quattro, è molto impegnativa – come l’Antico Testamento ci presenta gli angeli e come il Nuovo Testamento.
Ora, nell’Antico Testamento sono numerosissimi gli interventi angelici in tutti i libri dell’Antico Testamento. E dicevo a un mio collega: se noi togliamo dalla Sacra Scrittura le pagine dove si parla dell’angelo, la Scrittura finisce, si chiude, perché non c’è quasi pagina dove non si parli dell’angelo. Quindi è una presenza molto significativa in tutto il racconto dell’Antico Testamento, tutta la storia della salvezza, perché sono intermediari tra la sfera divina assoluta, intoccabile, trascendente e la realtà creata – universo cosmico e anche umano.
In questo senso, ecco, il loro compito di essere intermediari, perché sono proprio vicini a Dio, come vedremo, però sono anche molto vicini alle realtà umane, cosmiche, universali, materiali. Tutto rientra in questa loro missione, chiamiamola così, di conservazione della bellezza dell’universo.
Ecco, da qui l’importanza, appunto, di collaborare con loro. Ecco, ma chi ci pensa? Io vedo anche nell’ambiente cristiano, anche cattolico, quando si parla di ecologia: nessuno riflette, non vedo una parola – almeno da quello che conosco – in cui si dice: «Ma vogliamo chiedere agli angeli, soprattutto quelli che sono del coro delle Dominazioni, se ci danno una mano a considerare bene questo nostro universo stupendo, meraviglioso, creato da Dio?»
Da qui, ecco, si capisce: la loro significanza dipende appunto dalla disponibilità, dall’apertura interiore – sia intellettuale, sia anche spirituale, sia anche affettiva, vedremo – dell’uomo verso gli angeli.
Ecco perché il mio libro L’angelo: fascio di luce sul mondo, proprio perché è una luce che viene da Dio, come Dio ha creato – bella quella luce, quella sapienza divina, quell’onnipotenza dal non essere all’essere – ma poi un essere variegato, ma coordinato, armonizzato, sinfonizzato, in modo che è un cantico perenne. Lo sappiamo, sia nell’Antico Testamento come poi nel Nuovo, come poi in San Francesco d’Assisi.
Quindi in questo senso essi, dunque, sono quelli che cercano di portare le parole, le azioni, i comandi, gli ordinamenti sovrani di Dio al popolo di Israele. Dall’altra parte sono quelli che elevano a Dio l’implorazione del popolo per la salvezza, per la liberazione, per la conquista della Terra Promessa.
Questa loro azione intermediaria dunque è molto preziosa, perché appunto contiene questo collegamento. E io ho questa immagine, diciamo, che esprime bene questa cooperazione tra gli angeli e il mondo creato, il mondo dove noi viviamo.
Quando gli angeli possono trasferire nell’anima umana la bellezza di Dio, la santità di Dio, l’amore di Dio, la sua grandezza, e trovano un cuore, un’anima, un intelletto disponibile della creatura umana, i due mondi – divino e umano, pur sempre distinti – si congiungono. Essi sono felici: è il loro compito, ma è anche la loro costituzione, il loro essere angelico che è preziosissimo.
Perché poi hanno – infatti, ecco perché nell’Antico Testamento sono molto presenti gli angeli – perché appunto, pur cercando di congiungere il divino all’umano come intermediari, tuttavia non lo confondono mai, mai. È questo l’aspetto grandioso della loro divina sapienza e bontà.
E un’espressione dell’Antico Testamento, per me la più bella, è presa dalle parole che Dio rivolge al suo popolo dal libro dell’Esodo, capitolo 23, versetti 20-22, in cui Dio dice al popolo per mandarlo, farlo camminare:
«Ecco, io – cioè Dio, Yahweh – io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui. Egli, infatti, non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirà, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari».
Quindi abbiamo veramente qui un’espressione stupenda in cui la parola stessa di Dio esprime questa loro configurazione precisa, bella, armonica, totale in questo brano.
Gli angeli nel Nuovo Testamento
Ma adesso se andiamo nel Nuovo Testamento, e qui avviene l’evento più bello, più grande di tutta la storia della salvezza dell’umanità: l’Incarnazione del Verbo.
E qui gli angeli sono ancora molto, molto presenti, proprio perché questo evento sia accolto, sia apprezzato, e soprattutto porti l’uomo a glorificare e ringraziare Dio di questo amore immenso che ha mostrato per la nostra liberazione dal peccato, dalla morte e dalla schiavitù delle potenze maligne.
E allora soprattutto – ecco, qui non posso fare tutto il Nuovo Testamento perché sarebbe molto appunto lungo e impossibile – ma invece i primi capitoli della nascita di Gesù, ma poi anche tutto, perché sono molto presenti gli angeli. Soprattutto c’è Gabriele, e questo angelo interviene con Zaccaria – che è un sommo sacerdote – proprio mentre sta svolgendo il suo compito sacerdotale nel Sancta Sanctorum con l’incenso rivolto a Dio.
E lì proprio si vede che appare questa figura angelica e gli fa una grande promessa. «Non temere», dice a Zaccaria, «la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore».
Una notizia stupenda. Ma invece il sacerdote reagisce negativamente e dice: «Com’è possibile questo? Io sono vecchio, mia moglie è sterile. Tu dici una pazzia». Ecco, non accetta la parola dell’angelo.
Allora la sua personalità – perché lui proprio dice così – perché non ha creduto, perché non ha accettato questo intervento divino, dice: «Io sono Gabriele, che sto al cospetto di Dio, e Dio mi ha mandato ad annunciarti questo lieto evento». E qui dà la punizione: «E sarai muto fino a quando queste cose che ti ho detto si avvereranno».
Ecco, qui la grandezza, la bellezza di questo angelo solenne, autorevole. E qui appunto appare un po’ la sua figura, perché innanzitutto ha questo nome che proprio indica annunciatore, messaggero. Quindi è una persona, è un soggetto “io” – non è un’energia vagante nell’etere, non è un pensiero astratto, idealistico, gnostico.
È una persona che dice «Io sono Gabriele». Poi dà due bellissime caratteristiche: «Sto al cospetto di Dio». Quindi l’angelo vive solo di contemplazione – tutti, tutto l’esercito celeste – perché proprio è lì per dire «Cosa vuoi da me, Signore?», pronto ad accettare quello che Dio dice, che Dio vuole, come ha fatto Gabriele. «Io sto al cospetto di Dio e mi ha inviato a te».
Quindi viene nel nome del Signore. Ecco perché è un suo messaggero e ha una certa autorità – probabilmente il Signore stesso gli ha concesso – di fare quel gesto forte di ammutolire Zaccaria, affinché la sua fede si ravvivi, come poi è avvenuto alla nascita del Battista.
Possiamo allora vedere come da questi accenni – purtroppo piuttosto veloci – possiamo [vedere], perché è intervenuto anche con Maria, soprattutto l’Annunciazione: un capolavoro di angelologia. Solo quel racconto di Luca sarebbe una lezione, quindi non lo posso fare stasera, posso accennare. Invece passiamo all’altro argomento.
Le gerarchie angeliche: i nove cori
Dunque, gli angeli sono creati da Dio, come abbiamo detto, creature di Dio in maniera ordinata. Anche loro, anche il mondo angelico è fatto secondo diverse posizioni. E lo scrittore pseudo Dionigi l’Areopagita, prendendolo dalla Scrittura naturalmente, enumera questi nove cori, e questi nove cori si dividono 3 x 3. Ed è una visione veramente bella, stupenda, questa dei nove cori angelici.
Il primo coro: Serafini, Cherubini e Troni
I primi, quelli più vicini a Dio – sempre creature umane, più immersi in Dio – sono i Serafini, i Cherubini e i Troni.
In effetti “Serafino” significa fiamma di fuoco. È l’espressione angelica di quell’amore infinito verso il Creatore, Signore dell’universo, Dio, a cui va il primato di tutto, che va amato, lodato sopra tutte le altre realtà. Questo aspetto, dunque, di purificazione di Dio, di innamoramento di Dio: il fuoco è l’amore.
Ma in quelli che conoscono e sono illuminati dalla luce della divina sapienza, entrano nel mistero di Dio in maniera profondissima di contemplazione. I Serafini di infiammazione d’amore, questi di contemplazione.
Infatti i Serafini, secondo il racconto del capitolo 6 del libro di Isaia, sono composti da sei ali simboliche, nel senso che con due ali si coprono il volto, perché non possono vedere neanche loro Dio – Dio è il Trascendente assoluto, quindi l’umiltà, la consapevolezza del loro limite li fa coprire il volto. Poi quelle altre due ali coprono tutta la loro realtà personale, in segno di modestia, di umiltà, di rispetto. E con le due ali invece girano attorno al trono divino per esprimere il loro amore, la loro gloria, la loro disponibilità.
Mentre i Troni, come dice il nome stesso, sono quelli che sorreggono la divina signoria, la divina potenza, la superiorità assoluta di Dio su cui Dio siede. Vedete che meraviglia.
Il secondo coro: Dominazioni, Virtù e Potestà
Poi dietro a questi primi tre forme angeliche, tre esseri angelici, c’è il secondo coro. Quindi il primo coro è composto di tre elementi, il secondo coro di tre, che sono queste: Dominazioni, Virtù, Potestà, che prendono la luce da Dio tramite i primi, che trasmettono a loro questa sapienza di vita, tramite anche la fiamma, l’amore, che viene trapassata a loro dai Serafini, e da questo rispetto verso il Dio dei Troni.
Dunque, in questo senso ricevono tutta questa ricchezza spirituale, però hanno il compito – mentre il primo coro ha il compito solo di immergersi in Dio – il secondo coro ha anche il compito, oltre a ricevere dal primo coro questa immersione in Dio, di sorvegliare l’universo, tutto il creato.
Ecco le Dominazioni: quelli che sono gli angeli che devono sorvegliare i movimenti della natura, che alle volte sono molto pesanti, forti, in modo che questi movimenti non disturbino l’armonia primitiva che è stata impressa dal divino Creatore. Ed è un compito importantissimo.
Ho già accennato. L’altro, invece, le Virtù sono le potenze buone che vogliono in qualche modo aiutare il cammino storico dell’umanità sulla Terra. Infatti alcuni li chiamano anche Principati, nel senso cioè che riguardano tutto come la storia umana si svolge – e che purtroppo si allontana dal progetto salvifico di Dio e dal progetto creatore di Dio anche. Quindi hanno anche un compito fortissimo.
Basta che noi pensiamo ai nostri giorni: c’è guerra sotto tutte le facce della terra. Ma non pensiamo che ci sono questi angeli che fanno parte del secondo coro – è un aspetto – questi angeli delle Virtù, dei Principati, che guidano gli eventi storici dell’umanità. Ma se gli uomini fossero più sottomessi, disponibili alla loro azione spirituale profondissima, bellissima, la storia andrebbe meglio.
Questo non lo diciamo, ma è importante che gli angeli – scusate – entrino a far parte della nostra esistenza creata. Sono creatori come noi, ma hanno una marcia in più perché sono vicinissimi a Dio. E se l’uomo non ritorna a Dio, se l’universo non viene rispettato nella sua realtà armoniosa fatta da Dio, è la distruzione di tutto. E oggi con l’atomica possiamo arrivare proprio a questo.
Siamo – scusate l’espressione – siamo noi creature umane sorprendenti. Vogliamo escludere Dio da un mondo che ha fatto Dio. Vogliamo escludere tutti questi valori soprannaturali e buttarci soltanto alle realtà naturali, materialistiche, stupide, che poi scompaiono con la nostra morte. Ma la stoltezza oggi! Ecco perché i Cherubini ci potrebbero trasmettere un po’ di divina sapienza di cui abbiamo tanto bisogno.
Il terzo coro: Principati, Arcangeli e Angeli
Poi l’ultimo coro di tre – anch’esso, anch’esse composizioni – ci sono le Virtù, come dicevamo, poi gli Arcangeli e gli Angeli. Le Virtù, appunto, come abbiamo detto – si può chiamare anche Principati.
Qui le Virtù indicano appunto l’alimentazione delle virtù – cioè che sono virtù positive del bene sul male – nelle creature umane, affinché queste virtù possano essere coltivate, maggiorate, approfondite nell’ambiente dove vive l’essere umano. Quindi pensate alle società, alle famiglie, alle comunità, alla Chiesa stessa.
E però anche qui abbiamo questa deficienza, secondo il mio stesso parere, da parte delle creature umane che sono cieche verso questa dimensione degli angeli.
Poi abbiamo gli Arcangeli, che sono come angeli però con un grado un po’ più alto, perché sono destinati a dei messaggi particolarissimi, importantissimi, rivolti da Dio all’essere umano, all’umanità. Come appunto l’annuncio angelico fatto a Maria: è Gabriele che lo fa. Quindi in questo senso, come anche a Zaccaria, quindi in questo senso gli Arcangeli hanno questo compito e lo svolgono.
E soprattutto tra loro c’è San Michele, che è veramente il principe delle schiere celesti che combatte contro l’antico diavolo, il serpente, Lucifero, ribelle a Dio, che ha voluto mettersi al posto di Dio. Il suo grido, quindi, che facevano i padri: «Non serviam!» – «Non ti servo, Dio, tu devi servire me».
Ecco il capovolgimento che ha stravolto anche l’universo, e poi anche il nostro peccato originale. Lo stesso. Tutto il male che c’è nel mondo nasce da questa realtà negativa: che abbiamo respinto la divina sapienza, la divina bontà e la divina onnipotenza.
Poi, appunto, ci sono gli Angeli, che sono gli angeli custodi di ciascuno di noi. E questo è un fatto, appunto, con cui penso di chiudere questa lezione, perché siamo ormai… ecco, sì, ancora c’è un po’ di tempo.
L’angelo custode
L’angelo custode – anche qui è un aspetto interessantissimo.
Qui c’è stato quel grande scrittore Bulgakov, russo, che ha scritto il libro dell’angelo e si ferma proprio sull’angelo custode, analizzando anche i testi patristici. Ma è un aspetto che andrebbe appunto approfondito molto, perché è importante.
Cioè, l’angelo custode è quello che Dio ha messo accanto a noi – devo dire: è verità di fede già dal Concilio di Trento – fin dal battesimo. Per lì ancora non è stato precisato a livello dogmatico: dal battesimo? Altri dicono già dal concepimento materno. E qui però credo che con il battesimo, in effetti, questa presenza venga veramente significata, realizzata, attuata in pienezza, perché lì è la rinascita in Cristo come figli di Dio con il battesimo, in partecipazione alla sua morte e risurrezione.
E dunque lì che comincia la vita nuova nello Spirito. E gli angeli, essendo puri spiriti creati però vicini a noi, ci danno una mano molto importante per vivere secondo lo Spirito e non più secondo la carne.
Però anche qui c’è sempre il solito problema, cioè l’angelo, anche amico personale buonissimo, non può forzare il nostro libero arbitrio: si ferma, come Dio stesso. E qui il dramma, secondo me, su cui non riflettiamo sufficientemente.
Sarebbe un tesoro se noi avessimo una confidenza, un rapporto interpersonale fortissimo, perché appunto anche questo teologo Bulgakov, fino a una sua riflessione, dice che appunto l’angelo è creato ogni volta per quella creatura che nasce, viene battezzata. Non è in una catena di montaggio, che un angelo custode custodisce un essere umano e poi, al suo passaggio alla vita eterna, ne prende un altro. No, ogni angelo è creato – perché sono miriadi di miriadi, dice l’Apocalisse, migliaia di migliaia – come l’anima.
Ogni anima nostra è creata nel momento in cui c’è il concepimento. Quindi anche gli angeli sono creati su nostra misura, quindi con una certa, infatti, sintonia, empatia con il proprio custodito, che lo conosce nelle sue realtà anche più profonde, intime – anche quelle affettive, psicologiche, emotive – ma tutto l’essere umano viene avvolto da questo abbraccio fraterno dell’angelo custode.
Però, ecco, dicevo, occorre avere maggior sensibilità e creare anche con lui una vera confidenzialità amichevole, un vero rapporto interpersonale. Quindi possiamo veramente a questo punto riflettere: perché questo angelo custode torna ad avere un ruolo importante sulla nostra vita cristiana nuova in Cristo?
Se no ritorniamo schiavi dell’Anticristo, che è il diavolo. Siamo nati toccati dal peccato e quindi veramente destinati alla morte terrena ed eterna, aggravati da questa chiusura interiore profondissima nel mondo divino, che per noi è una [incomprensione].
Quindi, ricreati, rigenerati attraverso il sacrificio redentore di Cristo e la sua risurrezione, noi siamo stati resi figli di Dio, nobilitati – non solo liberati da quella triplice schiavitù del male e delle potenze maligne e della morte – ma anche siamo stati resi… cioè quella bruttura, quella struttura, quella ferita profonda del peccato originale è stata risanata. Ma non tanto perché diventasse come prima: è stato un intervento, quello di Gesù, meraviglioso, perché l’ha rigenerata, lo dice la Sacra Scrittura. Rigenerato nel momento del battesimo dice il Padre: «Tu sei mio figlio», come dice a Gesù.
Quindi in questo senso si crea un rapporto d’amore stupendo tra il Padre tenerissimo e giusto e il nostro rapporto umano, debole, fragile, ma sempre nuovo in Cristo. E qui è importante che questo angelo possa ritornare ad azionarsi su questo settore del nostro aiuto per vivere in conformità al progetto sapiente di Dio, e non ai nostri gusti stupidamente egoistici, sfruttatori, materialistici, edonistici.
E oggi viviamo proprio in un mondo – scusate se ve lo dico – poveri angeli custodi, li abbiamo messi proprio da parte. Eppure sono disponibilissimi ad amarci così come siamo, a riconoscerci loro confratelli pienamente in Cristo, e dunque a poter con noi condividere le nostre gioie, ma anche i nostri dolori, i nostri problemi, le nostre situazioni – ma non più con i nostri capricci umani, con le nostre visioni terrene molto ristrette e sballate, ma con la divina sapienza, con l’occhio amante di Dio Padre e con la parola santissima del Cristo che è la verità rigeneratrice.
La testimonianza di Pseudo-Macario
Ecco, questo direi, ed è il pensiero con cui chiudo questa nostra riflessione che abbiamo fatto un po’ veloce così sugli angeli. E leggendo appunto un’esperienza di un padre della Chiesa, Pseudo-Macario, il quale appunto al punto dice – adesso spero di trovare… ecco, sì – appunto delle Visiones Angelologicae.
Questo padre, Pseudo-Macario, racconta queste visioni in cui appunto si racconta, durante la prima visione, che ogni uomo possiede dal giorno del suo battesimo un angelo custode che lo accompagna, lo guida, senza tuttavia costringerlo a fare il bene, poiché l’uomo è stato fatto libero.
Egli può scegliere tra le due strade: angusta e impegnativa che porta alla beatitudine eterna, e quella larga e facile che conduce alla dannazione eterna. L’angelo lo illumina e lo sospinge per la via della salvezza eterna.
Inoltre, l’angelo custode intercede presso Dio affinché il cristiano a lui affidato sia liberato dalle seduzioni del demonio e possa convertirsi dal proprio peccato per essere perdonato e giustificato da Dio.
In effetti, quando siamo in peccato, l’angelo purtroppo rimane un po’ escluso da questa comunione, perché manca Dio. Però fa del tutto per ricostruire la riconciliazione dell’uomo peccatore con Dio Salvatore.
Ecco il suo compito. E credo che molte conversioni che anche oggi succedono, come sempre, siano provocate proprio da questa sottile azione, ma profonda, penetrante, in cui l’angelo ci fa capire di seguire la via della sapienza di Dio, della sua volontà, della divina parola di Cristo – e non dei nostri modi di vedere terreni e angusti che ci portano verso la morte e non verso la vita.
Il sogno di Geronzio: l’angelo nell’ora della morte
E l’ultima cosa che… il grande cardinale Newman – l’anglicano, come poi passò al cattolicesimo – ha scritto quel libro, quel poemetto, Il sogno di Geronzio, in cui dice una verità di fede in maniera poetica.
Cioè questo personaggio, Geronzio, ha il suo angelo custode che lo accompagna in tutta la vita, giorno dopo giorno, anche di notte, sempre. E poi arriva il momento di lasciare questa terra e andare all’incontro con il Giudice divino, il giudizio personale. E allora lì lo accompagna l’angelo.
L’angelo è proprio anche accompagnatore di questo passaggio importantissimo, anche lì. Oggi mi fanno pena le persone che vanno in ospedale, muoiono lì sole, abbandonate. È il momento dell’agonia, cioè della lotta con le potenze maligne che vogliono strappare le anime da Dio. Eh, questo è una realtà concreta, non è una fantasia. E l’angelo custode c’è, ma non c’è chi lo prega per questa persona, che lo invoca a questo passaggio. È difficile, e [perché] lo porti verso il Signore.
Poi lì sta vicino e racconta la vita di questo Geronzio: «Sì, ha avuto due momenti deboli, però poi si è convertito, ha iniziato una vita veramente spirituale…» Insomma, è il difensore, è l’avvocato difensore, un po’ come lo Spirito Santo davanti al trono sapientissimo di Gesù, il Giudice supremo.
Quindi allora, ecco, non lo lascia mai e anche sta con noi nella vita eterna. Allora lì anche lui con noi glorifica Dio, lo loda per tutti i secoli dei secoli, raggiunge anche lui questa pienezza di aver potuto accompagnare il suo custodito fino alla salvezza eterna.
La sua gioia, credo, più bella sia quella: il compito svolto, è riuscito ottimamente. Ecco, lo può dire quell’angelo custode di ciascuno di noi. E lo rendiamo veramente felici: diamo una ricompensa adeguata al suo lavoro che ha fatto giorno e notte per noi.
Conclusione
Ecco, allora, carissimi ascoltatori che mi avete seguito in queste riflessioni – però richiederebbero anche altre, ma pazienza.
E questo è il pensiero con cui vorrei concludere. È un pensiero semplice, direi molto angelico, cioè: rendere l’angelo, quello custode, sempre più vicino a noi, più accanto a noi, e stabilire con lui un rapporto autenticamente amichevole, interpersonale, di grandi confidenze.
È un mistero enorme di luce, di amore, di salvezza sulla terra e nella beatitudine eterna del cielo.
(trascrizione personale con supporto di AI)