Omelie

Omelia della santa Messa italiana – Medjugorje, 23 febbraio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore.


Che succede se leggiamo questo Vangelo a qualcuno che non conosce Gesù, a qualcuno nel mondo, a qualcuno che non ha conosciuto l’Amore di Dio? Che cosa penseranno? Forse che Gesù ci chiede di essere dei fessi, degli stupidi, gente che si fa mettere i piedi in faccia?

Vi è capitato di parlare di perdono a qualcuno che ha ricevuto molto male e non ha incontrato Cristo? La sua rabbia è talmente grande che se gli dici di amare i suoi nemici o ti evita o ti tratta male.
Voi sapete che quando riceviamo del male, quando veniamo feriti, avviene dentro di noi una rabbia che il male usa per distruggerci. Ma non soltanto perchè cerchiamo di fare del male a qualcun altro, ma perchè, come ci diceva la seconda lettura, noi siamo il tempio di Dio e iniziamo a far abitare il nostro tempio, noi stessi, invece che dall’Amore di Dio, dal rancore, dalla tristezza, dall’odio.

Ppensate che “occhio per occhio, dente per dente” sia una buona regola? Secondo voi quando i babilonesi lo hanno messo nel codice di Amurabi lo hanno fatto per migliorare le cose o per peggiorarle? Per migliorarle. E perchè? Perchè la vendetta è peggio.
Quando tu ricevi un male satana ti mette nel cuore di fare più male di quello che hai ricevuto. Allora hanno messo “occhio per occhio, dente per dente”, perchè sapevano che la vendetta, specialmente in quella popolazione, era qualcosa di accettato come normale. Se uno uccideva una persona di una famiglia l’altro poteva uccidere tutta la famiglia.
Mettere una regola di rivalsa giusta è stato per loro un passo avanti.

Il problema è che a noi Gesù, che è Amore totale, ha portato qualcosa di completamente diverso.
Siccome Gesù è Amore e Dio è Amore eccedere nell’Amore è qualcosa che sconvolge tutti i nostri piani.         
In questa omelia vi lascio solamente tre “come” che nel nostro credo fanno la differenza:
“Ama il prossimo tuo come te stesso”; “amatevi gli uni gli altri come Dio ha amato voi”; “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

In questi tre “come” c’è uno stravolgimento del nostro modo di amare. E’ un completo cambiamento del nostro vedere le cose. Sono tre “Come” che sono importantissimi nell’Amore.
Pensate. Quando ricevo un affronto ho tanta rabbia e cerco di giudicare l’altro. Ma non so se vi accorgete che le cose su cui giudicate gli altri sono proprio le stesse con cui noi siamo cattivissimi con noi stessi. Ve ne siete mai accorti?
Se io non sopporto che gli altri giudichino nel momento in cui giudico dentro di me nasce ancora di più rabbia. Io sono uno che facilmente tratta male gli altri. Nel momento in cui vengo oltraggiato mi scatta una rabbia pazzesca. Ci sono dei meccanismi nel “come” che fanno la differenza.
Quando Gesù arriva a dirci “ama il prossimo tuo come te stesso” è perchè se tu non sai amare te stesso, non sai avere misericordia con te, come potrai averla con gli altri? Ci avete mai pensato?
Se sbagli nella tua vita e stai là a dirtene di tutti i colori la prima volta che qualcun altro sbaglia lo giudichi con un’asprezza grandissima. Quel “come” fa la differenza.
Riflettiamo su questo. Tante volte pensiamo come dobbiamo amare tanto gli altri e invece ci accorgiamo che noi non ci amiamo per niente. Non sappiamo di valere il Sangue di Cristo.

Quando riceviamo un torto grosso arriva quell’”amatevi come Io vi ho amato”.
Quando in confessionale arriva una moglie che dice “mi fa disperare, non lo sopporto più, non lo amo più” è difficile farle capire che il primo o la prima che ha sposato è la Chiesa.
Quando una persona si sposa pensa che sta amando Gesù in quella persona, ma non si accorge che sta rispondendo all’Amore di Dio quando ama il proprio sposo o la propria sposa. Non so se ci avete mai pensato.
Il problema qual’è? “Come” ti ha amato Gesù? Ti ha amato fino a dare tutto Se Stesso. Ti ha amato quando ancora non Lo amavi. Ti ha amato gratuitamente. Ti ha amato fino a farsi scarnificare per liberarti dal peccato e dalla morte.
Tante volte nell’amore basta la prima cosa sbagliata che l’altro compie che noi filiamo. Ma in quel “come Io vi ho amato” c’è un mondo.
Nel capitolo 15 di Giovanni leggete che se riuscirete a rimanere in quell’Amore così grande la vostra gioia sarà piena, perchè ci lasciamo abitare dall’Amore di Dio.

Ognuno di noi può aver ricevuto del male. Anche oggi. Ma stiamo attenti che tra poco diremo il Padre Nostro. In quel terzo “come” rischiamo di distruggerci. Se siamo delle persone che non riescono a perdonare noi stessi o gli altri e diciamo al Signore “rimetti i nostri debiti come li rimettiamo noi” che non riusciamo a rimetterli Gli stiamo dicendo “Signore, non ci perdonare più”.
Non so se ci avete mai pensato. E’ qualcosa di profondo.
Questo non vuol dire che ci dobbiamo giudicare. Ci sono persone tra noi che hanno ricevuto mali grandissimi che a volte per guarire ci vuole tantissimo tempo.
Avere la capacità di dire “nel Nome di Gesù, o Padre, io perdono quella persona” non vuol dire che smetto di sentire il dolore per qui quella ferita si chiude all’improvviso. Ma sto chiedendo semplicemente al Padre che mi stacchi tutte quelle catene che derivano dalla mancanza di perdono.
Vi assicuro che se in preghiera con forza e volontà dico “nel Nome di Gesù io perdono quella persona” davvero questo avviene. Come non puoi fare un peccato senza la volontà, così, avendo la volontà di perdonare, queste catene si spezzano. Questo discorso è molto grande e non abbiamo il tempo per affrontarlo tutto.

Alcune volte la Parola del Signore ci sembra pesante da accogliere, ma in realtà è soltanto perchè Lui ci vuole liberi. Quando ci dice “siate perfetti come il Padre vostro” è perchè sa che ogni volta che facciamo entrare nel nostro cuore del rancore noi non siamo più felici.
Non ci sta mettendo dei fardelli addosso. Ci sta dicendo: “Io ti voglio libero. Voglio che tu sia pieno di Amore”.

Chiediamo al Signore la grazia di questa libertà interiore. Ogni volta che l’accogliamo ci porti la gioia piena, come ci dice il Vangelo di Giovanni. Gioia piena che si vive se stiamo nell’Amore del Signore, non con le nostre forze, ma con la Sua grazia.
Amen.

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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