Omelie

Omelia della Santa Messa – Medjugorje, 24 ottobre 2020


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Parola del Signore.


Cari fratelli e sorelle, anche questa sera ascoltiamo un incontro di Gesù con i dottori della legge e i sadducei.
Continuamente porgono domande, ma non per approfondire la loro fede, per crescere, per rendere più buona la loro vita. No. Porgono domande per prenderLo in fallo. Per far vedere che Gesù non rispetta la legge e la Parola di Dio.
Ecco perchè Gli porgono domande su quale sia il più grande Comandamento. I giudei pensavano fosse il rispetto del sabato. I giudei ritenevano che anche Dio riposasse di sabato. Se Lui avesse risposto così loro Gli avrebbero domandato perchè allora Lui guarisse anche di sabato e non rispettasse questo comandamento.

Quando la mamma dice al bambino “vai a studiare, perchè domani hai la verifica” lui risponde “ce la farò”. Arriva la verifica, il bambino non ha studiato e prende il voto negativo. La madre sa già benissimo che non aveva studiato, ma gli chiede: “Cosa hai preso?” “Insufficiente”. “Hai studiato?” “No”. “Ecco vedi? Hai preso l’insufficienza perchè non hai studiato!”.
Ci sono tanti esempi in famiglia dove si chiedono cose di cui si sa già la risposta per far vedere che abbiamo ragione, per dare la colpa.
Ma Gesù li sorprende. Dice loro che il Comandamento più grande è l’Amore. Con questo ha chiuso loro la bocca.

Fratelli e sorelle, guardando la nostra quotidianità notiamo che ci muovono soprattutto l’Amore e la paura. Le cose che facciamo o le facciamo per amore o per paura.
Siamo pronti a fare tutto per le persone alle quali vogliamo bene. Non esiste cosa che una madre non farebbe per il proprio figlio. L’amore ci muove.
Dall’altra parte abbiamo la paura. Tante cose le facciamo per paura. Faremmo di tutto per paura di perdere il posto di lavoro. Faremmo cose cattive, peccati per paura del rimprovero del capo ufficio. Siccome non possiamo reagire al capo ufficio torniamo in famiglia e ci sfoghiamo con coloro che non hanno colpa. La negatività che portiamo dentro la esprimiamo con coloro che amiamo di più.

Vediamo la negatività che ci circonda. Spesso parliamo in modo negativo. Vediamo poche persone allegre, sorridenti, positive. Molto spesso cadiamo in questa negatività.

Il Vangelo dice di amare il Signore al di sopra di ogni cosa e il prossimo come se stessi.
Amare se stessi non significa adorarsi, guardarsi allo specchio e dire: “Come sono potente, bello”. Questo non significa amare se stessi. Questo è solo un idolo che abbiamo fatto.
Dall’altra parte ci sono le persone che continuano a fare la parte della vittima. Raccontano le proprie disgrazie, si ritengono un niente, devi sempre consolarle. Vedi, però, che non è sincero quello che dicono. Lo dicono soltanto per farsi compatire. Anche questo non è il giusto amore verso se stessi.
Gesù è stata la Vittima Sacrificale, tu non devi esserla.

Bisogna che amiamo noi stessi in modo giusto. Questo significa essere nella verità, essere come Dio ti ha creato, vivere la missione che Dio ti ha dato. Tutti abbiamo una missione diversa ed è bello quando una persona si sente realizzata. La persona realizzata non ha bisogno di fare commenti sugli altri. La donna contenta del proprio matrimonio non ha bisogno di guardare altri mariti e fare paragone con gli altri. L’uomo che è realizzato non ha bisogno di seguire altre donne. Il religioso realizzato non vede la colpa degli altri.
Se siamo contenti della nostra famiglia non dobbiamo essere negativi. Non devi parlare male degli altri.

L’uomo ferito in sè ha bisogno di ferire. Le persone che sono realizzate, invece, fanno sentire il calore agli altri, sanno vivere la propria missione.
Quando noi, con l’aiuto dell’Amore di Dio, comprendiamo che valore abbiamo possiamo amare il nostro prossimo. L’uomo che ha sentito il perdono di Dio saprà perdonare gli altri. L’uomo che si è sentito amato da Dio saprà amare l’altro.
Ama il Signore per saper amare il tuo prossimo.

Che cosa ci impedisce di vivere questo? Il peccato. Il diavolo divide. L’uomo che vive nel peccato è diviso in se stesso, è diviso da Dio, è diviso dai propri cari. Un tale uomo non può amare se stesso.

Un teologo croato ha detto che le persone malate cercano il farmaco per guarire. Sono ammalati perchè sono divisi dalla loro salute. Cercano il farmaco per essere uniti alla loro salute. Quando guariscono sono uniti alla salute.
Il peccato ci divide dal Signore. Diventiamo malati. Abbiamo bisogno dell’Amore di Dio nel Sacramento della Confessione che, come il farmaco, ci riporta alla comunione con gli altri e con noi stessi.

Amen.

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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