Omelie

Omelia della Santa Messa – Medjugorje, 5 novembre 2020


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Parola del Signore.


Cari fratelli e sorelle, se vogliamo diventare delle personalità su questa terra dobbiamo essere zelanti in ciò che proclamiamo con le nostre stesse parole.
Una di queste persone era san Paolo. Oggi ci parla attraverso la lettera ai filippesi. Essi erano una delle prime comunità cristiane in Europa. Vivevano in povertà e facevano del loro meglio per diffondere il Cristianesimo.

Nel brano che abbiamo sentito san Paolo si racconta. Per prima cosa aveva perseguitato la Chiesa, perchè, in quanto ebreo fedele, pensava che si trattasse di apostati dalla vera fede. Ma quando ha incontrato Gesù Cristo ha cambiato atteggiamento e si è messo a Sua disposizione. Egli incoraggia i filippesi ad agire in modo degno del Vangelo di Cristo. Per questa ragione invia loro Timoteo ad aiutarli a crescere nella fede.

San Paolo non è stato il primo e non sarà l’ultimo a convertirsi dal suo cammino peccaminoso per seguire la via retta. Questo è avvenuto a molti santi.
Dio ha sempre trovato collaboratori in tutto il mondo. Hanno perseverato su questa strada fino alla morte, perchè sapevano che questa è l’unica via che li avrebbe portati alla Vita eterna.
Noi dovremmo comportarci come loro. Ci sono sempre piccoli peccati ed errori che dobbiamo rimuovere dalla nostra vita. Se non li rimuoviamo un giorno li troveremo come un grande e imbarazzante ostacolo sul nostro cammino.

Il salmo ci dice come si rallegrano i cuori di coloro che cercano il Signore. Il fedele ha il diritto di proclamare agli altri la gioia di percorrere questa via nella vita. Questa non è vanità e orgoglio. Nelle Beatitudini, infatti, Gesù ci ha detto che i poveri in spirito sono benedetti e che il Regno Celeste è loro.
Questi non sono coloro a cui manca la ragione, ma coloro a cui manca l’orgoglio, perchè sono consapevoli della loro fragilità e della forza che hanno solamente in Dio e vogliono trasmetterla agli altri.

Ci capita di negare Dio, perchè siamo imbarazzati a testimoniarLo nella società. Ci capita che in ambiente ostile iniziamo a spettegolare sulla nostra Chiesa. Dobbiamo riflettere su tutto ciò.
I martiri di Sriem erano orgogliosi della loro fede. Oggi ricordiamo il loro anniversario. Sono i primi martiri cristiani del terzo e quarto secolo. Sono numerosi. Di molti non si conosce nemmeno il nome. Hanno diffuso il Cristianesimo e per questo sono stati perseguitati dai romani, soprattutto sotto l’imperatore Diocleziano. Tuttavia hanno perseverato sul loro cammino. Molte delle loro reliquie sono state trasferite nel VII secolo in Italia e vengono conservate in varie chiese.

Il martirio ci insegna che la vita su questa terra è fugace. Abbiamo bisogno di rimanere fedeli fino alla fine.
Dall’inizio del Cristianesimo sono stati fatti elenchi dei martiri, perchè con il loro martirio rafforzano la comunità. La linea di fondo è: “Puoi prendere il nostro corpo, ma non le nostre anime”.

Volendo incoraggiare coloro che non hanno fiducia nelle proprie capacità uno scienziato ha paragonato l’uomo con un calabrone. Chiunque dice “non riesco o non posso farlo” stabilisce limiti inutili per se stesso. Il calabrone ha un’area alare di 0,7 centimetri quadrati con un peso di 1,2 grammi. Secondo le leggi aerodinamiche un calabrone non può volare. Le dimensioni, il peso e la forma del suo corpo, in relazione alla portata delle sue ali, gli rendono impossibile il volo. Ma poichè il calabrone non è a conoscenza di questo fatto scientifico ed è tutto concentrato sul raggiungimento del suo obbiettivo, continua a volare e fa il suo lavoro ogni giorno.

Come cristiani ed esseri umani dovremmo rifiutare il pensiero che non possiamo fare qualcosa; possiamo fare tutto se Dio è dalla nostra parte. Fa miracoli nelle nostre vite. Porta frutti buoni e maturi nelle nostre vite.
Le circostanze in cui viviamo ci dicono cose molto diverse. Vorrebbero che dimenticassimo il cielo per dedicarci solo alle cose terrene. La nostra vita è una corsa continua e faticosa in cui non guardiamo gli altri, ma noi stessi.
Vediamo questa strana dottrina durante i giorni di questa peste reale o irreale. Invece di istruirci su come gestire tutto questo più facilmente siamo costantemente ricoperti da dosi smodate di paura: tanti malati, tanti morti, chiudiamoci, lasciamo lontani gli altri. Continuano a ripetere questo e non sanno di cosa si tratti veramente.
Non spetta a noi discutere di queste cose, ma spetta a noi rimanere in salute nella mente e nel corpo. Dio ci ha dato la dignità e dobbiamo mantenerla costantemente.
Per non essere ingannati dobbiamo ricordare le cose belle della nostra vita.

Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice che non importa a quale classe apparteniamo. Egli non è fuggito dai peccatori e dai miserabili. Non li ha minacciati e maledetti. Ha parlato con loro mentre i farisei mormoravano. Essi erano dell’opinione che non ci fosse nulla da condividere con queste persone e che si doveva socializzare solo con persone che la pensavano allo stesso modo.
Gesù fa questo perchè vede nei loro cuori. Vede che il cuore di queste persone è sulla via della ricerca, ma ad un certo punto si è perso. Questi peccatori vogliono cambiare il loro stato e per questa ragione vanno da Gesù ad ascoltare la Sua Parola.

Nel tempo attuale Dio non poteva rimanere in silenzio. Ha parlato attraverso molte persone, ma anche attraverso Sua Madre. La Regina della Pace ci ha radunati come aveva fatto gesù sul monte delle Beatitudini. Ella parla al nostro cuore. La stiamo ascoltando o abbiamo affari più importanti?
Il discorso della Madonna è così semplice, ma per noi così difficile. Ci dice che dobbiamo leggere la Bibbia. Sappiamo leggere ed ascoltare qualcosa di completamente diverso. I media ci bombardano con questi messaggi. Invece di diventare più liberi stiamo diventando più depressi. Lo dicono li psichiatri che non sono religiosi.

Incamminiamoci sulla strada giusta.
E’ necessario pregare oltre a leggere la Sacra Scrittura. Attraverso questa lettura e la preghiera avremo una visione completamente nuova del mondo.

E’ passato tanto tempo da quando ci hanno parlato di un nuovo ordine mondiale, ma non ci parlano di Dio. E’ naturale che le cose non vadano bene. Dio ha creato questo mondo e Lui lo governa. Nessun altro.
Noi cristiani dovremmo essere coscenti di essere responsabili non solo di noi stessi, ma anche del mondo in cui viviamo. Invece di seguire gli altri in vane teorie iniziamo a pregare e ad agire in sicurezza. Questo non cambierà solo noi, ma anche gli altri con cui entriamo in contatto.

In conformità con la festa di tutti i santi e di tutti i defunti potremmo dire che abbiamo bisogno di accendere una candela nel nostro cuore. Dovrebbe costantemente illuminare la nostra oscurità e quella di coloro con cui entriamo in contatto.
Questo è il vero Cristianesimo. Questa è la vera fede.

Sta a noi iniziare la nostra vita quotidiana con i pensieri giusti. Saremo benedetti e godremo la pace e la prosperità già su questa terra.

Amen.

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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