Omelie

Omelia della santa Messa – Medjugorje, 18 novembre 2020


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, carissimi fedeli, credo che ciascuno di noi si sia posto degli obbiettivi e delle mete da raggiungere in un prossimo futuro.
Ciò che per noi è importante lo scriviamo per non dimenticarlo.
Se, dopo un pò di tempo, rileggiamo ciò che avevamo appuntato ci accorgeremo che non avremo fatto tutto quello che ci eravamo prefissato. Questo o perchè ciò era impossibile o perchè non avevamo abbastanza fiducia nelle nostre possibilità oppure anche perchè certe cose col tempo sono diventate insignificanti.
L’inizio e la fine sono interessanti da confrontare. Non sempre son in conformità. Spesso all’inizio c’è l’entusiasmo e alla fine la delusione.
La nostra vita terrena si svolge tra questi due punti: tra quello di inizio e quello finale. Tutti e due i punti sono importanti.

Ci troviamo alla fine dell’anno liturgico. Questa domenica finisce con la Solennità di Cristo Re. Come fedeli siamo invitati a guardare indietro per capire cosa abbiamo fatto con il tempo che Dio ci ha donato e come abbiamo utilizzato tutte le capacità che Dio ci ha dato.
Abbiamo realizzato tutto ciò che ci eravamo prefissati all’inizio dell’anno? Ciò che ci è stato affidato lo abbiamo forse sotterrato.
Il Vangelo di oggi ci ricorda che tutto ciò di cui disponiamo ci è stato affidato, soprattutto i talenti. Questo ci è stato dato da Dio.
Il Vangelo e la Chiesa ci invitano a riflettere su quanto ho fatto con i beni materiali e spirituali che Dio ci ha affidato.
Fratelli e sorelle, di tutto dovremo rendere conto al Signore.

Questa parabola ci invita ad una riflessione seria. Il padrone di cui parla Gesù nel Vangelo non premia la quantità dei frutti, ma la fiducia.
Gesù ci invita ad affidarci al Signore completamente. Dobbiamo fidarci di un Padre Misericordioso ed usare tutto ciò che da Lui abbiamo ricevuto.

Il padrone di questa parabola sembra crudele. Lui non perdona il servo che non ha fatto il suo dovere. Lo chiama “malvagio”. Noi possiamo domandarci: “Questo padrone è crudele; perchè Gesù sta dalla sua parte? Non bisognava avere compassione di questo servo? che ha avuto paura di investire i talenti? La riflessione di Gesù non doveva essere diversa da quella di questo mondo?”
Gesù dice: “A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”.
Noi siamo abituati che Gesù è sempre dalla parte dei poveri.
Gesù in questa parabola non si riferisce ai beni terreni. Egli vuole parlare dei beni celesti che noi uomini spesso dimentichiamo. E’ come se li sotterrassimo.
Un singolo, un popolo, una società che non vedono oltre, ma si fermano alle cose materiali, non sono come i due servi che usano i talenti per guadagnarne altri, ma assomigliano al servo che ha paura di usare il talento ricevuto.

La società in cui viviamo è la società della paura. Ha paura di usare i talenti spirituali. L’uomo moderno li sotterra, perchè ritiene che così la vita sia più facile e non abbia responsabilità.
La società in cui viviamo pensa solo alle cose materiali e rifiuta Dio e i Suoi beni, attraverso i quali vuole creare un mondo migliore. L’uomo d’oggi, e spesso anche noi cristiani, preferisce nascondere i beni spirituali piuttosto che usarli per cambiare il mondo.
Anche oggi vediamo la paura di essere perseveranti nella vita con Dio. Noi cristiani spesso ci fermiamo a rispettare formalmente la vita cristiana, ma non facciamo un passo in più nell’ambito dello sviluppo della fede personale.
Progettiamo la vita come sia meglio per noi e abbiamo paura che Dio ci guidi verso un’altra via chiedendo di cambiare il nostro linguaggio, comportamento e i nostri rapporti. Facendo così anche noi nascondiamo il talento ricevuto e rifiutiamo le esortazioni del Signore per seguire le nostre vie. Abbiamo paura di valorizzare la vera vita cristiana.
Anche nel nostro tempo spesso non c’è differenza tra un credente e un non credente. Ci siamo lasciati convincere dai potenti di questo mondo che la nostra vita è minacciata.
Vediamo che le famiglie sono distrutte e senza prospettive. Abbiamo paura degli altri.

In questo Vangelo Gesù ci invita ad avere uno sguardo nuovo. Questa parabola ci offre l’opportunità di verificare il nostro stato d’animo e di accogliere i talenti donati dal Signore.
Questo Vangelo e quello di questi giorni ci spronano ad essere coraggiosi e ad aprirci alle Sue esortazioni per poter godere già ora in abbondanza del Suo aiuto e della Sua protezione. Il Suo scopo non è toglierci nulla, ma aiutarci a possedere in maniera giusta.

Fratelli e sorelle, non abbiamo paura di ricevere dalla Mano del Signore le grazie e i talenti. Usando adeguatamente i talenti in questo tempo conquistiamo ciò che sarà pegno della nostra Vita eterna in cielo.

Amen.

fra Miro Šego

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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