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Settima Meditazione quaresimale, P. Ante Vučković: Cancellare la colpa

Settima Meditazione quaresimale, P. Ante Vučković: Cancellare la colpa

“’In diversi punti del Nuovo Testamento troviamo brani che ci parlano dei peccati perdonati e non perdonati. Se apriamo il Vangelo di Giovanni, alla fine, subito dopo la risurrezione, troviamo un brano che dice che il primo giorno della settimana, il giorno della Risurrezione, Gesù venne dai suoi discepoli, li salutò con ‘Shalom’, e poi soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’ (Gv 20, 22-23)”. Queste sono le parole con cui P. Ante Vučković ha iniziato la sua meditazione e poi ci ha spiegato che “abbiamo due modi di affrontare i fallimenti degli altri, i loro peccati”.

“Possiamo perdonarli e non perdonarli. Ovviamente sappiamo che questo riguarda anche un importante sacramento, la confessione, ma forse possiamo anche porre l’attenzione su ciò che noi umani facciamo nelle nostre relazioni quotidiane, sia che spetti a noi dare l’assoluzione nella confessione, se siamo sacerdoti, o che come credenti ci affidiamo alla Parola di Dio che ci è stata rivolta” ha detto padre Ante, aggiungendo che “questa Parola è avvenuta nel momento in cui i discepoli di Gesù furono ‘chiusi’”.

“Si erano chiusi da soli, per paura. La paura li aveva vinti. Era la paura di essere accusati di appartenere a Colui che era stato ucciso. Era stata anche la paura per il corpo scomparso che quella mattina aveva allarmato Maria Maddalena. Era la paura del sepolcro vuoto, e loro erano chiusi. È il simbolismo di un’anima chiusa che non ha gioia, che non sa perché dovrebbe vivere, che non ha una missione, cioè di un’anima che si trova in un mondo simile a una tomba. È molto interessante questa descrizione dei vivi che si sono rinchiusi; la loro chiusura sarà interrotta da Colui che è uscito dal sepolcro e il cui sepolcro era vuoto. Gesù entra in quel mondo chiuso dei suoi discepoli, apre quel mondo chiuso dall’interno. Mostra loro il fianco, mostra loro le sue piaghe, mostra loro le mani e li saluta con la parola ‘shalom’. È stato crocifisso, ucciso, ma è risorto. I discepoli si rallegrano. Per loro, l’incontro con il Risorto sarà il momento in cui capiranno la trasformazione, capiranno che è successo loro qualcosa di importante proprio perché il Maestro ha subìto la più grande trasformazione possibile. E poi questo momento in cui Gesù soffia. Ricorda il soffio con cui Dio diede al primo uomo l’alito della vita: ‘soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente’ (Gen 2, 7b), dice il Libro della Genesi. Questo è un alito nuovo, questa è una nuova creatura, perché Gesù è la nuova creatura risorta, con Lui inizia una nuova creatura. Quell’alito è allo stesso tempo lo Spirito di Dio e ricevono lo Spirito Santo per poter perdonare i peccati”, spiega padre Ante Vučković, che poi parla del perdono dei peccati, della colpa, delle parole di Gesù: “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

Sottolinea come questo testo, che parla della venuta di Gesù, è importante per i discepoli.

“Incontrare il Risorto.  Lasciare che Lui ci cancelli la colpa. Credergli. Perdonare gli altri”, ha detto padre Ante Vučković.  Parlando della nostra vita quotidiana e degli incontri con gli altri dice “che gli uomini si legano a vicenda con il senso di colpa, sentiamo che qui la vita è legata, che le persone sono come prigioniere”.

“La schiavitù è un fatto spirituale, si vede ovunque nelle loro vite. Quando però incontriamo un solo uomo a cui è stata cancellata la colpa, notiamo che è in grado di liberare gli altri. Nella nostra vita possiamo liberarci dagli altri anche se ci hanno fatto torti gravi e, così, renderli liberi. Solo chi viene liberato dalla colpa può liberare gli altri. Questo importante incontro con il Risorto, con il Dio vivente che con il Suo alito ci dà la capacità di slegare gli altri e di non dover legare nessuno, ci mostra cosa sta nella nostra capacità umana, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nelle nostre relazioni. Dall’incontro con la Parola di Dio e con la Sua misericordia, che ci mostra nei Suoi sacramenti, forse è possibile sperimentare la forza di liberare a vicenda i nostri attaccamenti, le nostre colpe, per cancellare a vicenda i nostri fardelli”, ha concluso p. Ante Vučković.

Fonte: Medjugorje

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