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Omelia di S.E. Mons. Luigi Pezzuto Nunzio Apostolico in occasione della Messa di suffragio di S.E. Mons. Henryk Franciszek Hoser

Carissime sorelle
Carissimi fratelli

Nel testo evangelico poc’anzi proclamato, ci troviamo di fronte al dolore naturale ed umano di Marta, che dice a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Una frase che suona come risentimento e dolce rimprovero nei confronti dell’amico, Gesù di Nazareth. Ma subito dopo, anzi, immediatamente, Marta proclama una verità, con un atto di fede, che supera ogni attesa umana: «Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». E tale professione di fede riceve, in risposta, la rasserenante promessa di Cristo: «Tuo fratello risusciterà…Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno».

Gesù pronunciava queste parole mentre palpava da vicino il mistero della morte di Lazzaro e la sofferenza dei suoi parenti e conoscenti. In un certo senso, anche a noi, oggi, addolorati e stupiti di fronte al mistero della morte e in concreto della scomparsa del Vescovo Hoser – che ha tante volte celebrato l’Eucaristia in questo medesimo luogo – ci avviciniamo a Gesù per trovare coraggio e serenità, confermandoci, in tal modo, nella speranza della risurrezione finale e della vita eterna. Proprio in queste ore buie, Gesù ci si avvicina e ci interpella: «Credi tu questo?». E noi personalmente e con la fede di Marta, rispondiamo: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

La speranza cristiana è fondata solidamente sulle promesse del Signore, che ci portano alla certezza di quella che sarà la nostra beata realtà futura. Così, benché sia umano e comprensibile il dolore per la scomparsa di un essere caro, ma anche per il pensiero della nostra propria morte, quando al Signore piacerà, abbiamo la certezza che Dio ci ha creati e chiamati a vivere eternamente nel Suo regno di luce.

Il mio pensiero va ora alla persona di Mons. Hoser, la cui esistenza è stata segnata dal Vangelo e dalla fede: aveva studiato medicina, prima di entrare nella Società dell’Apostolato Cattolico (Pallottini).  Dopo l’ordinazione sacerdotale, partì missionario per il Rwanda, ove ho avuto la buona sorte d’incontrarlo, quando io ero giovane Segretario di quella Nunziatura Apostolica. Nominato Vescovo, ha lavorato, come Segretario aggiunto, nella Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e nelle Pontificie Opere Missionarie, venendo poi inviato alla sede di Warszawa-Praga, rientrando così nella sua Polonia. 

Tutti noi, infine, conosciamo il valido contributo che Mons. Hoser ha dato qui, a Medjugorje, nei suoi tre anni di servizio come Inviato Speciale della Santa Sede, prima, e, poi, come Visitatore Apostolico a carattere speciale per questa Parrocchia, con una missione di carattere pastorale.

Ci edifica la sua vita sacerdotale, vissuta come quella di un uomo giusto, secondo la percezione biblica, e profondamente conscio della sua condizione di sacerdote del Dio Altissimo. Ma vorrei sottolineare, in questa circostanza, la sua rimarcabile devozione mariana, che lo ha reso completamente dedicato al fenomeno di Medjugorje e alla realizzazione dell’impronta pastorale che Papa Francesco ha voluto dare a questo luogo.

Concludo, invitando l’intera assemblea liturgica ad esprimere viva gratitudine a Dio che ha inviato Mons. Hoser a Medjugorje, alla sua famiglia religiosa (Pallottini), alla sua famiglia naturale, nonché ai frati francescani che l’hanno accolto. Un grazie particolare a Fra Perica Ostojić, OFM, che ha collaborato con Mons. Hoser, negli ultimi tre anni, come suo Segretario.

Siamo certi che ad accogliere Mons. Hoser in Paradiso sarà stata la Vergine Maria, che egli ha particolarmente servito qui, a Medjugorje, promuovendone il culto e la devozione in chiave cristologica e cristocentrica. Pertanto, affidiamo Mons. Hoser alla Regina della Pace e della Divina Misericordia.

Fonte: Parrocchia di Medjugorje

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