Omelie

Omelia della Santa Messa – Medjugorje, 15 dicembre 2020


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Parola del Signore.


Cari fratellli e sorelle, a volte rimaniamo meravigliati ascoltando le parabole di Gesù.
Prendendo le immagini della vita quotidiana mandano un messaggio molto chiaro. Toccano la vita degli ascoltatori dell’epoca di Gesù, ma anche quella nostra di oggi.
Gesù vuole coinvolgere gli ascoltatori, farli riflettere e far trarre loro le giuste conclusioni.
Così fa anche nella parabola dei due figli che il padre vuole mandare nella vigna.

Egli la racconta nel tempio mentre è in discussione con i capi dei sacerdoti. Loro domandavano con quale potere operasse.
Gesù guariva i ciechi e gli zoppi e la folla esclamava: “Osanna al Figlio di Davide!” Questo dava fastidio ai capi dei sacerdoti. Erano turbati e si sentivano provocati. Volevano sapere con quale potere guarisse, cacciasse i venditori dal tempio e cosa pensasse della folla che Lo lodava.
A Gesù viene chiesto di svelare la Sua Identità. Tutto avviene nel tempio. Qui Egli Si sente come se fosse a casa propria.

Alla domanda con quuale potere Egli facesse tutto questo Gesù risponde con un’altra domanda. egli chiede loro da dove venisse il Battesimo di Giovanni: dal cielo o dalla terra? Così si aprono due questioni. Una sul potere di Gesù e l’altra sull’origine del Battesimo di Giovanni. A nessuna delle due domande sarà data una risposta.
Gesù ha raccontato tre parabole che hanno dato la risposta alle domande rimaste in sospeso: quella dei due figli, quella del banchetto nuziale e quella della vigna.

La parabola dei due figli pone una domanda agli ascoltatori. Essi devono dare il proprio parere.
I due figli si comportano in un modo completamente diverso. Il primo rifiuta il comando del padre, ma poi cambia idea e obbedisce. Il secondo ha risposto subito affermativamente, ma non ha fatto nulla.
Gesù domanda agli ascoltatori: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?” La risposta è chiara: “Il primo”.
Dopo questa risposta Gesù emette un giudizio severo verso gli ascoltatori: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio”. Queste due categorie non erano ben viste nella società. I pubblicani lavoravano per l’imperatore romano e si arricchivano con le tasse. Le prostitute erano emarginate per la loro immoralità.

L’evangelista Matteo spesso sottolinea la differenza tra le opere e le parole. Le opere sono più importanti delle parole.
Il primo figlio rinuncia inizialmente al comando del padre, ma poi ubbidisce. Questo cambiamento segnala un avvenimento importante accaduto in lui. Si è pentito. Dopo il rifiuto iniziale non è rimasto duro e fermo nella sua idea. Ha superato se stesso ed è cambiato.
Il secondo figlio non ha vissuto alcun cambiamento. Ha nascosto la sua disobbedienza dietro a belle parole.
La storia è molto semplice. E’ presa dalla vita quotidiana.
Quando Gesù la racconta diventa una storia seria, perchè si riferisce al rapporto verso Dio.
La parabola era rivolta ai capi dei sacerdoti che si erano rifiutati di rispondere da dove venisse il battesimo di Giovanni. Egli ha detto loro che erano peggiori dei peccatori pubblici e degli emarginati. I pubblicani e le prostitute sono i figli e le figlie che hanno detto di no al Padre Celeste, ma poi hanno cambiato idea. I capi dei sacerdoti hanno detto di sì al Padre Celeste, ma il loro stile di vita è senza frutto. Sono senza opere.
I primi hanno creduto a Giovanni il Battista e si sono convertiti. Gli altri rifiutano di ammettere da dove viene il Battesimo di Giovanni.

Nel momento in cui i capi dei sacerdoti hanno risposto a Gesù e hanno detto quale dei due figli si è comportato correttamente hanno giudicato se stessi.
Si vede tutta l’efficacia della parabola di Gesù. In essa un peccatore riconosce facilmente cos’è giusto e cosa non lo è. Quello che non vede in se stesso lo vede nella storia.
Davide si è riconosciuto nella storia del profeta Natanaele si è pentito ed è cambiato.
I capi dei sacerdoti, invece, hanno perseverato nel loro modo di pensare e il loro cuore è diventato ancora più duro.

Cari fratelli e sorelle, sia Giovanni che Gesù predicano la conversione, perchè il Regno dei cieli è vicino.
I capi dei sacerdoti non hanno risposto a questa chiamata. Dietro alle loro parole che suonano religiose è nascosto un cuore duro.
Nel mondo secolare ogni tanto vediamo qualche pubblicano o prostituta che si converte e dice “sì” alla chiamata del Padre. Le loro storie sono autentiche e testimoniano la presenza del Regno dei Cieli.
Ci sono, invece, tanti nella Chiesa che continuano a dire “sì”, ma vivono come se il Regno dei Cieli non esistesse.
Questa parabola di Gesù è magnifica, perchè è aperta. Tiene aperta la possibilità ai pubblicani e alle prostitute di cambiare idea e offre ai capi dei sacerdoti la possibilità di decidersi finalmente di mettere in pratica le conseguenze del loro “sì”.

Fratelli e sorelle, il messaggio di questa parabola non è capire quale sia il figlio migliore, ma comprendere che Gesù vuole opere concrete da mettere in pratica con la vita.
“Non entreranno nel Regno dei Cieli coloro che Mi dicono ‘Signore, Signore’, ma coloro che fanno la Volontà del Padre Mio che è nei Cieli?.
Questa parabola è molto concreta.
Dio vuole che realizziamo ciò che ci si aspetta gli uni dagli altri. I genitori si aspettano dai figli un’ubbidienza e un rispetto reale e non solo verbale.
Dio Si aspetta da noi non soltanto che diciamo di essere cristiani, ma di vivere concretamente da cristiani ed essere coerenti. Non dobbiamo comportarci in un modo in chiesa e in un altro nella società.
Il nostro dire “sì” e fare “no” scandalizza. Molti cattolici che vanno a Messa non sono giusti, sfruttano gli altri.
Papa Francesco dice: “E’ meglio essere ateo che vivere come certi cattolici”.

Fratelli e sorelle, nella parabola c’è un figlio che ha detto di no, ma ha poi obbedito. C’era un secondo figlio che ha detto di sì, ma poi non ha fatto nulla.
Ci possiamo mettere anche un terzo figlio che ha detto di sì e lo ha realizzato.
Possiamo aggiungere purtroppo anche un quarto figlio che ha detto di no ed è rimasto fedele a questo suo no.
Preghiamo per questo quarto figlio. Cerchiamo di indirizzare la nostra attenzione sul terzo figlio.
In lui riconosciamo Gesù Stesso. Lui è il Modello per tutti noi.
Lui è il Figlio che ha detto il “sì” al Padre e ha permesso la Redenzione e la Sua Opera salvifica.

Sant’Ignazio di Antiochia ha detto: “E’ meglio essere cristiano e non dirlo piuttosto che dire di essere cristiano e non esserlo realmente”.

Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Fonte:  (Registrazione di Flavio Deagostini)
(Trascrizione a cura di A. Bianco)

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