Conferenze e catechesi (113)
« I tre fondamenti dell’Apostolo della Divina Misericordia: Cristo, lo Spirito, Maria »
XX CONVEGNO ASSISI 2026 dell’Associazione “Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace” con il tema “Da vent’anni in cammino con la Regina della Pace, annunciando nel mondo la Divina Misericordia”.
Catechesi tenuta il 9 maggio 2026 da don Renzo Lavatori col titolo “I tre fondamenti dell’Apostolo della Divina Misericordia: Cristo, lo Spirito, Maria “.
ASSISI 8-9-10 maggio 2026
L’Associazione Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace è un’Associazione Privata di fedeli laici, nata da un cammino spirituale fatto a Medjugorie.
L’Associazione è nata nel 2004 in una piccola chiesa che si trova a 8 km dalla Parrocchia di Medjugorie (Surmanci) intitolata alla Divina Misericordia che custodisce un’icona di Gesù Misericordioso molto venerata.
La chiesetta dipende dalla medesima parrocchia di Medjugorie.
L’Associazione è nata grazie all’ispirazione del Padre Fondatore, Padre Francesco Maria Rizzi Ofm (Presidente dell’Associazione) durante un incontro di preghiera.
XX Convegno degli Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace — Assisi, 9 maggio 2026
Trascrizione elle catechesi
Introduzione e Preghiera
«Vieni, Sancte Spiritus, veni per Maria; ancora veni, Sancte Spiritus, veni per Maria.» Ci affidiamo alla sua luce, alla sua grazia per svolgere questa nostra conversazione.
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, vi saluto. Oggi la giornata è stata un po’… un po’ pigiata, diciamo, dai movimenti, per cui la messa è andata a finire tardi, il pranzo tardi, e dunque anch’io ho fatto un po’ tardi; allora sono un po’ così, però è già tutto pronto. Allora ci mettiamo alla presenza del Signore. Vi chiedo ascolto perché è una riflessione molto, per me, molto particolare, molto profonda; l’ho fatta in questi giorni quando pensavo a voi, quando pensavo a questa associazione che è al ventennio. E il ventennio è un punto importante, un momento importante, non può passare così inosservato: vent’anni che è nata a Šurmanci, qui vicino a Medjugorje, e son passati vent’anni. Dunque un cammino, una nascita molto florida, un cammino che è cresciuto, però i tempi sono cambiati in maniera molto drammatica, e quindi questo è nato all’inizio del 2000, mentre…
…prima, con la chiusura del primo millennio¹, molti movimenti ecclesiali erano fioriti nella Chiesa nel dopoguerra, negli anni Sessanta-Ottanta, come il Rinnovamento nello Spirito, il Carismatico, Comunione e Liberazione, i Focolarini; e poi, in qualche modo, come un fiorire di fervore, di crescita spirituale, che poi si è trasformata: il male, non il meglio. È qui il punto in cui oggi noi constatiamo questa situazione che non possiamo sottacere, perché, se non ci risvegliamo come associazione dell’apostolo della misericordia, anche la vostra stessa e nostra missione si disperde. Ecco perché è importante questa riflessione che propongo.
Il Concilio Vaticano II ha molto parlato dei laici battezzati che partecipano in modo completo, pieno, anche se con funzioni diverse da quelle dei ministeri sacerdotali e religiosi. Però anche i laici sono coinvolti in tutta la realtà missionaria della Chiesa, che prima era affidata più specificamente, appunto, agli istituti religiosi (sia maschili che femminili), ai pastori, ai collaboratori con i pastori. Invece il Vaticano II ha dato questa impronta molto bella: che anche i laici, in quanto battezzati facenti parte della famiglia della Chiesa di Cristo (che è la Santa Chiesa cattolica), possiedono questo aspetto molto bello che è la configurazione a Cristo.
Nel momento del battesimo noi siamo stati ricreati, siamo rinati dalla volontà amorevole del Padre che ci ha presi, ci ha liberati dal peccato, dalla morte in cui eravamo prigionieri per sempre per la perdizione eterna, e poi ci ha risanati, ma nobilitati, perché ci ha resi figli suoi come Gesù: non più servi, non più soggetti paurosi e timidi davanti alla maestà suprema di Dio, ma figli amati, abbracciati, perdonati da Dio nostro Padre. È una novità enorme, è la vita nuova dei cristiani! Questo è l’aspetto nuovo che è stato sottaciuto, come ho detto, in questi ultimi tempi.
Ma anche Gesù, lo diciamo, è messo un po’ in disparte. Vi ho scritto un volume proprio l’anno scorso: «Gesù unico perfetto salvatore», per dare a Cristo il ruolo che gli compete, il primato assoluto nella vita della Chiesa e dell’azione della Chiesa, perché è il capo della Chiesa, è il fondatore della Chiesa, la Chiesa è il suo corpo mistico, è la sua sposa castissima, e tutti noi facciamo parte della Chiesa per cui non possiamo distaccarci da Cristo.
È nato anche, non solo nel mondo laicale, politico, culturale, sociale, ma anche dentro la nostra santa Chiesa cattolica, un abbassamento spirituale che in effetti lo possiamo constatare anche… non so se vi dico questa osservazione molto concreta: qui l’aula l’anno scorso era strapiena, quest’anno siete di meno. Non è un caso così, è una situazione in cui il fervore del credente si è intiepidito ed è cresciuto un umanesimo materialistico, edonistico, socialistico in cui anche i membri della Chiesa laica (ma sempre consacrata dal Signore come figli suoi) costituiscono una Chiesa che continua una certa attività apostolica e missionaria, ma a livello umano di assistenza materiale: mangiare, dare da mangiare, aiutare i poveri… cose belle, ma non è questa l’azione primaria della Chiesa, come il Concilio ci ha insegnato.
È qui, carissimi fratelli e sorelle, che dobbiamo ritrovare il nostro autentico cammino cristiano in questo periodo tragico, drammatico, e se non ci mettiamo per bene a lavorare per Gesù e a metterlo sopra ogni cosa (il nostro unico tesoro è lui), siamo tutti perduti, eh. Cioè, questo senso anch’io lo vedo nella gente: la gente poi prega, va anche in chiesa, però torna a casa e le cose principali sono il lavoro, star bene, guadagnare, divertirsi, andare di qua, fare belle cose… Ma il cuore, il tuo cuore, caro apostolo della divina misericordia, dove sta? Questo vuole sapere, e stasera vuole dare una risposta a questa domanda: il tuo cuore, apostolo della divina misericordia (che è un termine fortissimo a livello teologico e cristiano), dov’è? Sta con Gesù, sta in quella realtà soprannaturale meravigliosa che Gesù ha portato sulla terra, o è ancora immerso nella realtà mondana, terrena? È solo una realtà di angoscia, di sofferenza, di guerra sia a livello sociale, politico, come anche, appunto, a livello interiore della Chiesa, pastorale. Anche, scusate se lo dico, anche da parte dei pastori c’è un senso umanistico. Ecco il capovolgimento che è stato fatto.
Il Concilio Vaticano ha portato uno slancio nella Chiesa per Cristo: portare al mondo Cristo, lui ci salva, il resto è paglia se non c’è. Noi questo dobbiamo dirlo chiaro, carissimi cristiani, carissimi apostoli. Che cosa significa apostolo? Sia la Lumen Gentium sulla Chiesa (il documento del Vaticano II), sia l’Apostolicam Actuositatem per i laici (l’altro documento tutto dedicato all’azione dei laici nella Chiesa). E allora noi dobbiamo adesso, stasera, considerare questo aspetto. Partiamo dal fatto: che cosa significa apostolo? Sappiamo che Gesù li ha chiamati, gli apostoli: prima li ha scelti, poi li ha chiamati, poi li ha illustrati, ammaestrati, irrorati del suo Spirito, santificati e poi li ha inviati. Ora ogni battezzato nel nome della Santissima Trinità, che è membro efficiente della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, è così descritto il suo essere apostolo.
Quindi l’identità dell’apostolo della divina misericordia, la sua struttura e considerazione, è questa. La prima è che è stato scelto o scelta da Dio, perché è entrato a far parte della Chiesa con il battesimo: è una prima chiamata stupenda dell’amore misericordioso di Dio per ciascuno di noi. Ma poi l’ha anche eletto, chiamato a svolgere un’azione apostolica sia all’interno della Chiesa come fuori verso il mondo — allora si chiama azione missionaria, evangelizzatrice — e poi lo ha santificato, già con la cresima con l’effusione dello Spirito, ma soprattutto a Pentecoste, e poi lo ha mandato, inviato.
E allora, carissimi apostoli della misericordia, questo vorrei che non lo dimenticaste mai: non siete voi che avete scelto questa associazione, non è una vostra scelta. «Sì, io mi faccio apostolo della divina misericordia», no: è Dio che vi ha chiamato! Il Padre amorevole, misericordioso, di cui dovete parlare della sua misericordia, lui vi ha scelti per primo quando vi ha portati via dal fango della morte, della cattiveria del peccato originale, attraverso l’opera del Figlio e nel battesimo; nel battesimo siete stati ricreati. E questo non dovete dimenticarlo, perché se noi, e io, pensiamo che l’apostolato che abbiamo attuato in questa associazione fosse una nostra iniziativa… non è vero! Siamo qui perché Dio ci ha chiamati qui e vuole che seguiamo la sua chiamata, la sua elezione, il suo progetto d’amore per ciascuno di noi.
Apostolo della divina misericordia è questo, che è stato dimenticato nel tempo ultimo che abbiamo vissuto in questo 2000. Bisogna che voi, noi (perché anch’io ne faccio parte, anche se non in senso anagrafico, però spiritualmente sono con voi), noi dobbiamo seguire adesso le indicazioni che la Chiesa ci pone per essere apostoli dell’amore misericordioso così come vuole il Signore nel suo progetto di salvezza, non come io penso: «Ho scelto io di essere qui». Fratelli miei carissimi, è il Signore che mi ha mandato, che mi ha plasmato, mi ha fatto suo figlio amatissimo, e io lo ringrazio ogni giorno di questo fatto. Non dimenticatevi, anzi dovreste essere sempre attenti a questo, riscoprirlo, ringraziare il Padre del suo amore misericordioso per tutti voi, tenerlo presente questo fatto.
Tutto è nato perché lui vi ha scelti — mamma mia quel battesimo, eh! — vi ha prediletto, vi ha santificati, ma vi ha anche inviati. E adesso, allora, spiegato che cos’è l’apostolo della divina misericordia, dobbiamo vedere in che cosa consiste la sua azione apostolica o missionaria o evangelizzatrice. Allora, perché è un inviato, ma non tutti sono inviati lontano in terre missionarie pagane. Data la scristianizzazione in cui vive il cattolicesimo, è chiaro che siamo apostoli dentro la Chiesa soprattutto. E Paolo VI lo diceva: la prima evangelizzazione è che i membri della Chiesa la fanno agli altri membri della Chiesa. Questa è la prima evangelizzazione, perché abbiamo bisogno… Oggi c’è una Chiesa fiacca da un punto di vista spirituale, debole, fragile. C’è stato questo stravolgimento, come già detto, ma che tutti lo notiamo, eh, non sono io che lo dico…
…da un impegno bello, fervido, di essere cristiani fino in fondo, amare Gesù sopra ogni cosa e amare il prossimo come lui ci ha amato. Certo, c’era, ma poi si è infiacchito perché è subentrato questo modernismo, questo materialismo, questo socialismo sia a livello esterno, mondano, ma anche per noi, perché ne abbiamo subito l’influsso. Gesù l’ha detto con grande chiarezza: «Voi siete nel mondo ma non del mondo». È quel punto delicato su cui oggi si fa confusione.
Io sono cristiano se faccio cose buone, se faccio alcune cose buone nel mondo, se do da mangiare a chi ha fame, se accolgo un immigrato, se faccio altre iniziative, un gemellaggio, un pellegrinaggio, se mi impegno in tante cose… tutte cose buone fino a un certo punto, ma fasulle se non si fa il vero apostolato. E qual è il vero apostolato? Portare nei cuori dei nostri fratelli (o cristiani o pagani) l’amore dolcissimo, severissimo, bellissimo di Gesù. Se non si fa questo l’apostolato muore, credetemi, è così! Perché anche le opere caritative che facciamo, le opere di misericordia, sia spirituali che materiali, hanno questo scopo: faccio tutto nel nome tuo, Gesù, perché i miei fratelli che ancora non ti conoscono, ti conoscano, capiscano che sei un tesoro incomparabile, il più bello che possa esistere su questa terra.
Questo è l’apostolato! E allora, per svolgere questo apostolato, la Chiesa nei suoi documenti parla di tre fondamenti, perché l’apostolo della divina misericordia possa vivere così com’è strutturato e non tradire la sua vocazione iniziale di apostolato. Attenzione, eh! Quali sono questi tre fondamenti?
- Il primo è quello Cristologico;
- Il secondo è quello Pneumatologico;
- Il terzo è quello Mariano.
Queste tre pietre fondamentali, queste tre rocce, sono messe da Gesù, il fondatore della Chiesa, affinché la Chiesa crescesse, si sviluppasse, si diffondesse in tutto il mondo con questi fondamenti, non con altri: non con la scienza, non con la mia attività, con il mio lavoro, con la mia anche competenza, ma sempre con questo anelito, con questo fuoco interiore, per cui quello che io ho conosciuto e amato — Gesù così meraviglioso — non posso tenerlo per me. Ecco l’ansia apostolica! Lo diceva Paolo: «Guai a me se non evangelizzo», perché ho trovato un tesoro incomparabile rispetto a tutta la legge antica che conosceva già, rispetto a tutte le bellezze che ci sono al mondo, che sono tutte stupidaggini che poi sfumano con la morte. L’apostolo, ecco, deve vivere, capire che deve vivere e agire secondo questi tre fondamenti.
Il Primo Fondamento: Cristologico
Vediamo il primo. Il primo fondamento è quello cristologico, e l’abbiamo già detto, accennato, perché una frase di Gesù che in questi giorni abbiamo letto anche nella liturgia dice chiaramente: «Io sono la via, la verità, la vita». Sono tre cose che racchiudono questo tesoro meraviglioso che è Gesù, e non possiamo trascurarla, perché la verità è lui, non è che l’abbiamo inventata noi o qualche profeta particolare: lui, che è vero Dio e vero uomo, nostro unico perfetto salvatore.
Che significa la via? La strada che conduce alla salvezza eterna, non quella terrena, perché quella terrena finisce. La morte per noi cristiani è stata sconfitta: è un passaggio alla vita vera, quella sì che è meravigliosa! E allora ecco, quindi, la strada da percorrere, che è quella di Gesù. E qual è questa strada? La sua parola, la sua verità, che è come la luce che illumina il sentiero e non ci smarriamo, non andiamo tra le fratte o le fosse; camminiamo sulla strada bella, anche se alle volte tortuosa, impegnativa, in salita o in discesa, la strada percorsa dove brilla la sua parola, la sua opera di salvezza, il suo amore sconfinato, il suo perdono, la sua misericordia.
Queste sono le verità fondamentali che l’apostolo deve vivere dentro di sé, conoscerle innanzitutto e viverle in modo tale che, qualunque cosa fa, dove sta, non deve fare programmi speciali per essere apostolo, non deve organizzare azioni di tanto valore e di esercizio concreto pratico là dove abita: in famiglia, nel lavoro, nell’ambiente sociale, nell’ambiente anche ecclesiale delle parrocchie, là dove incontra le persone. Se questa fiamma arde nel suo cuore — l’amore per Gesù — è chiaro che la trasmette anche senza volerlo, anche senza fare niente, anche con una parola, anche con una carezza, anche con un abbraccio: tutto serve per comunicare questo amore sconfinato di Gesù.
E questo fuoco non dovrebbe mai scomparire in noi, carissimi cristiani. In effetti, io ormai con una lunga esperienza anche di esistenza umana, eh, ma la cosa più bella che ho potuto vivere in questi più di… quasi 87 ormai, 87 anni, è questa bellezza, questa verità, questa giustizia, questo amore sconfinato di Gesù, questa sua presenza; soprattutto quando guardo il crocifisso mi commuovo perché è morto per me, per ciascuno di voi poveri peccatori.
Adesso si dice: «Ma tutte le religioni sono uguali, c’è un unico Dio». Ma che unico Dio! Sono tutti idoli pagani e stregonerie, esoteriche veramente diaboliche! Noi ci andiamo dietro; oggi molti fanno anche questa doppia vita, ma dopo non è più una vita cristiana, è una vita ambigua, satanica, che conduce alla perdizione. Quindi ecco, il fondamento cristologico è conoscere veramente Gesù leggendo il Vangelo, anche alcuni commenti, alcune belle cose, ascoltando catechesi giuste, perché oggi bisogna anche avere il discernimento su quello che dicono i nostri sacerdoti quando dicono: «Tutti si salvano alla fine» — questa è l’eresia condannata dalla Chiesa.
Ti salvi solo se accogli questo tesoro meraviglioso e lo fai tuo e lo tieni stretto al tuo petto più dei tuoi affetti umani, più di tua madre, di tuo padre, dei tuoi figli, delle tue cose, dei tuoi impegni nel tuo lavoro, nella tua carriera, della tua salute: lui è il primo, ed è il primo comandamento: «Non avrai altro Dio fuori di me». Questo comandamento oggi non si dice più, ed è quello fondamentale. Ecco dunque, questo è ciò che l’apostolo deve conoscere, Gesù; però non solo conoscerlo intellettualmente, leggendo alcune cose o seguendo il Vangelo, ma deve viverlo, farlo proprio, amarlo, amarlo, amarlo sopra ogni cosa, sopra ogni persona, anche più di se stesso.
Questo è il punto, ma è la cosa più bella che possa esistere, la cosa che mi rende sereno, gioioso sempre, giorno e notte, in azione, nei momenti belli e nei momenti anche meno belli, ma sempre belli perché vissuti con lui, in lui, nel suo amore. Dunque l’apostolo è questo: il fondamento cristologico non deve mai scomparire, perché non deve scomparire neanche dalla Chiesa, eh, perché Cristo è il capo di questo organismo mistico che è la Chiesa. Un corpo se non ha il capo vive? No, è un cadavere se si decapita. Gesù è il nostro capo, il nostro sposo tenerissimo.
Oh, quel grido che lui fa alla samaritana: «Se conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere, tu stessa chiederesti quest’acqua che disseta per sempre, l’acqua della vita». Ecco, se tu, apostolo della Divina Misericordia, conoscessi in profondità la bellezza, la grandezza e la bontà di Gesù, saresti il più felice anche su questa terra; tutte le cose andrebbero bene, ma anche se vanno male vanno bene perché le vivi. È la potenza del suo amore! Anche la sofferenza fisica quando ci capita, alle volte è molto forte, diventa una carezza se la viviamo con questo slancio di amore per Gesù, per offrirla a lui come amore, come atto di compartecipazione alla sua passione dolorosissima per ciascuno di noi. Diventa una carezza perché ci fa crescere nella forza della fede, nell’abbandono a lui, nella maturità umana e anche cristiana, della sensibilità verso gli altri, come ha fatto Gesù.
Perché che cosa succede quando ascoltiamo la parola di Gesù, quando viviamo del suo amore, quando partecipiamo ai sacramenti, soprattutto l’eucaristia in cui lui si fa nostro cibo, nostro nutrimento? Lì che cosa avviene? Che la nostra piccola persona, povera, misera e anche peccatrice (tante miserie, ma tutte perdonate in Cristo), viene trasformata, trasfigurata in Cristo, configurata a Cristo. Questo è lo scopo della nostra crescita spirituale: non basta fare più digiuni o più pellegrinaggi o più sacrifici o più impegni umani, anche belli… io devo essere innamorato di Cristo. Non abbiamo paura di dirlo: innamorato di Cristo!
Allora l’azione apostolica diventa molto efficace. Perché? Perché nei fratelli sappiamo scoprire il suo volto; nelle situazioni difficoltose, come abbiamo detto, sappiamo scoprire che sono gesti anche d’amore immenso che noi facciamo a Gesù, e lui se ne compiace. I suoi grandi amici, come i santi, le mistiche, si sono configurati a Cristo anche con stigmate, con dolori atroci; ma è una gioia soffrire, diceva Santa Veronica Giuliani: «Soffrire per l’amore di Gesù diventa gioire», capite? E prima di morire parlava nel suo letto di questo amore di Gesù alle sue consorelle: «Ditelo a tutti, a tutti, a tutti, difendete solo questo, l’amore di Gesù, che è la sua divina misericordia!».
Ma se noi non lo abbiamo dentro di noi… ecco, questo è il punto, allora che cosa possiamo trasmettere agli altri se dentro siamo aridi, freddi, scontenti, inquieti, non preghiamo? Gesù sì, lo mettiamo in un certo posto, ma come tanti altri posti: prima ci sono i figli, prima ci sono altri aspetti umani importanti… sì, ma non devono essere né gli unici né i più importanti. Perché poi vivendo con Gesù anche le cose e le faccende del mondo vanno meglio, io almeno ho scoperto questo nella vita: vanno meglio perché è lui che mi dà la forza, è lui che mi dà la gioia, è lui che mi dà la grazia di compiere bene quel lavoro che devo compiere. Se sono con le mie forze, sono un povero uccellino al vento: mi disperdo, mi svuoto.
Il Secondo Fondamento: Pneumatologico
Il secondo fondamento dell’azione apostolica di chi vive l’apostolo della misericordia è quello pneumatologico, cioè lo Spirito Santo. E anche questo è molto importante. Paolo VI affermava nella sua enciclica, l’Evangelii Nuntiandi, mi pare degli anni 1974 (1975), diceva: «Senza lo Spirito Santo non è possibile alla Chiesa fare nessuna azione apostolica o evangelizzatrice o missionaria, non è possibile». Ed è verissimo, perché lo Spirito Santo è all’inizio della missione del cristiano, dell’apostolo, ma è anche durante la missione e, soprattutto, è alla fine della sua azione missionaria.
Quindi non si può neanche fare una minima azione, un minimo atto di amore verso un fratello così, semplicemente perché gli voglio bene, perché anch’io sono contento di fare del bene… così, bello il paradiso, no: devi essere mosso da questa fiamma d’amore che ardeva nel cuore di Cristo, che è lo Spirito Santo. È all’inizio perché è lui che sospinge ad andare ad annunciare il suo amore, e lo Spirito Santo è l’amore di Cristo. Quindi lui è all’inizio. Se questa fiamma non arde in noi, noi non ci muoviamo mai a fare azioni apostoliche; sì, qualche gesto di servizio lo facciamo, ma non siamo mossi da quell’ardore interiore. Per noi non c’è lo Spirito Santo; c’è, abita in noi fin dal nostro battesimo insieme al Padre e al Figlio, ma come se non ci fosse, è un estraneo. Non ci pensiamo mai, non lo preghiamo mai, non ci mettiamo mai nella docilità ad essere mossi, illuminati dalla sua presenza.
Quindi l’azione apostolica parte se l’apostolo ha questa fiamma di poter diffondere questo amore di Gesù a tanti fratelli e sorelle, perché è il regalo più bello che potete fare. Infatti, io qualche volta resto un po’ male perché vado a visitare un ammalato, c’è un’altra persona amica che lo visita: va lì, l’aiuta a mangiare, l’aiuta a vestire, gli dà le medicine, lo assiste, lo cura… ma non gli dice una parola sulla preziosità di quella sofferenza in Cristo! Non gli dice una parola, non gli dice: «Guarda, se tu soffri Gesù è con te, anzi ti aiuta, ti guarisce, ti consola, ti dà forza, buttati tra le sue braccia». Questo è dell’apostolo! Se non fa questo, capite bene che muove anche il cuscino, gli porta un po’ di frescura, ma non gli porta la salvezza interiore, la pace del cuore, la gioia del cuore che Gesù trasmette.
Ce l’abbiamo questa fiamma dello Spirito? Paolo l’apostolo dice: «Guai a me se non evangelizzo», perché sente l’ansia e non può stare fermo dove sta senza andare a dire che è Gesù che ti salva, è Gesù che ti ama. Non c’è nessun amore più bello, più grande di lui. Oggi quanti psicologi lavorano inutilmente per questioni anche profonde, ma carenze affettive soprattutto. L’amore umano, il mio amore, l’amore di voi non può guarire il cuore malato di una persona — non il cuore fisico, il cuore carente d’amore — non lo può perché siamo piccoli e deboli. Gli possiamo dare una carezza, un po’ d’affetto, ma non possiamo guarire tutte le sue ferite che sanguinano. Solo il cuore santissimo di Gesù, che ha dato la vita per quella creatura malata, la può consolare, la può far rinascere, la può far vivere e infiammarla d’amore per lui. Questo è lo scopo. Se una vostra azione di apostolo arriva a questo, dovete veramente innalzare a Dio un inno di ringraziamento, di saper operare per una persona la salvezza dell’anima, cioè la pace del cuore con Gesù e con Dio.
Però lo Spirito Santo accompagna anche l’azione missionaria, perché c’è bisogno oggi soprattutto di fedeltà alla missione. Perché che cosa devo fare? Qual è la mia missione principale? Annunciare Gesù Cristo. L’oggetto, il contenuto dell’apostolato principalmente è Cristo, e lo devo annunciare, comunicare nella fedeltà in cui l’ha detto, non come piace a me secondo le mie motivazioni o le mie emozioni; perché oggi viene anche cambiato, mutato, trasformato come si vuole, nel modo più egoistico possibile alle volte, e quello è diabolico.
Quindi la prima cosa è questa: dare agli altri questo cibo meraviglioso che è la parola di Gesù, che è verità, che è consolazione, che è vita — ecco, ci porta la vita, la salvezza. Ma non è sempre facile oggi, soprattutto perché, come abbiamo detto, viviamo in un mondo anche cristiano senza questa forza di Gesù. Facciamo tante cose ma a livello nostro, delle nostre capacità; anche la scienza presume ormai di fare chissà che cosa… è sempre una povera creatura limitata.
Allora ecco che rimanere fedeli in questa confusione che oggi c’è, dire la verità di Gesù è faticoso. È faticoso, vedo che anche la Chiesa vuole ammorbidire quella verità, la vuole in qualche modo rendere più amabile, ma la rende più stupida, più inutile, più inefficace. Ecco allora il coraggio dell’apostolo, fedele a Cristo fino alla morte, con il martirio; anche il coraggio perché ci si può trovare in ambienti totalmente mondani, atei. E se tu dici che sei cristiano, annunci Gesù, ti prendono in giro, ti umiliano… gloria al Signore! Perché quelle parole, se dette nell’amore di Gesù, non cadono invano, anche se gli interlocutori sembrano non ascoltare.
Io l’ho notato tante volte quando ho detto così: «Guarda che Gesù ti ama tanto, non perché sei bello, perché sei intelligente, ma perché sei immagine sua impressa nel battesimo ed è morto per te sulla croce». «Eh sì, ma voglio bene a tutti…» ma a te sto dicendo questo! E così passa, sembra nel vuoto. Poco dopo viene di nuovo a incontrarmi: «Lo sa che quelle parole che lei mi ha buttato lì così, quasi scherzando, mi sono rimaste impresse nel cuore, e vengo qui per confessarmi, ho bisogno di Cristo, sennò sono un povero sventurato, depresso, incattivito, inquieto, amareggiato».
Il Terzo Fondamento: Mariano
Poi il terzo fondamento, che è quello mariano. Infatti poi l’associazione è Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace. Maria è indispensabile per l’azione missionaria di tutta la Chiesa, eh, non solo dell’associazione degli apostoli della misericordia, tutta la Chiesa… questo è quello che dice la Chiesa di se stessa. I tre fondamenti li ho trovati nei documenti conciliari, non li ho inventati io.
Il fondamento mariano perché — e qui entriamo in un discorso molto bello, molto suggestivo — uso tre aggettivi riguardo al rapporto di Maria con Dio suo Padre, Gesù uomo e Dio suo Figlio, e lo Spirito Santo suo Sposo castissimo. Pensate come è immersa in questo triplice amore: figlia e serva docilissima del Padre, Madre amorevolissima del Figlio, e piena di grazia dello Spirito Santo. Allora ecco, qui abbiamo tre aggettivi che uso per lei e che vanno applicati anche all’apostolo. Maria è la nostra madre che ci aiuta a essere apostoli come è stata lei, ma è anche la nostra maestra che ci insegna (pensate ai messaggi di Medjugorje, bellissimi su come deve essere l’apostolo, il cristiano, suo figlio, per far conoscere al mondo Cristo). Lei lo dice: «Amare Gesù è la cosa più bella, è quello che vi porta alla beatitudine eterna».
E quindi, in questo senso, allora lei è:
- Avvolta dall’amore del Padre;
- Coinvolta nell’opera redentrice del Figlio;
- Stravolta⁸ nella potenza dello Spirito Santo.
Cosa significa?
- «Avvolta» significa che è piena di grazia, come dice l’angelo: «Ti saluto, Maria, piena di grazia», cioè piena di Spirito Santo. Lei ha avuto una tale effusione di spirito più volte: sia per l’Immacolata Concezione, sia per la maternità divina, sia poi dopo durante la vita di Gesù sotto la croce, ma anche nella Pentecoste rappresentata nel cenacolo. Quindi è una donna immersa totalmente, pienamente nell’amore dello Spirito Santo che le viene dato, appunto, dal Padre.
- E poi, però, anche «Coinvolta», perché quando ha detto sì all’angelo non l’ha detto tranquillamente così, spensieratamente: ha capito che quel sì le costava la vita. Ecco perché è coinvolta: perché l’amore che Gesù ha vissuto è stato così grande che è arrivato al dono della sua vita, e allora questo amore è passato anche nel cuore immacolato di Maria. Il cuore immacolato di Maria si è totalmente sintonizzato con quello del figlio, perché possiamo dire che è un unico cuore con il quale Gesù ama gli uomini con la sua morte in croce e con la sua santa madre che ci ha consegnato. E questo costa a Maria, eh! Perché voi pensate in quell’ultimo momento prima della morte di suo figlio amatissimo: quei dolori, quelle piaghe, quelle offese, quelle bestemmie, quegli insulti dati al figlio che è la carne della sua carne, perfetto figlio suo. Non c’era stato l’intervento dell’uomo; quella carne posseduta da Gesù era quella di Maria, tale e quale. Quindi lei è stata con-crocifissa con Cristo, senza il dolore fisico ma con un dolore materno immenso. Quei colpi dei chiodi credo che abbiano risuonato profondamente nella sua carne materna e nel suo cuore amorevolissimo.
- Ma poi il fatto strano che sorprende. Proprio prima di morire, Gesù ha chiesto a sua madre: «Prendi il discepolo mio come tuo figlio al posto mio, lo devi amare, custodire, ammaestrare come hai fatto con me, totalmente». Ecco il coinvolgimento. E da quel momento Maria diventa la madre della Chiesa, madre nostra, di ogni singolo di noi. Quindi questo coinvolgimento l’ha portata fin lì. E tuttora, quanti anni sono che appare a Medjugorje e appare in tanti altri posti, perché è coinvolta nella salvezza eterna dei suoi figli, che portano l’immagine del suo figlio santissimo e per i quali il figlio santo è stato immolato, agnello innocente.
E qui, appunto, arriva anche… quindi avvolta, coinvolta e travolta, cioè si è trovata nella situazione con l’assunzione al cielo. Ed è così questa… battuta di mano, dunque, devo chiudere? No, no, perché abbiamo cominciato un po’ più tardi, poi ci sono altre cose, però un po’ di tempo c’è… ho quasi finito, eh, solamente la finale è importante.
Cioè la morte di Maria… la morte sì di Gesù è stata la sua morte materna, perché Gesù le ha chiesto di sostituire la sua divina maternità con la maternità umana ecclesiale: è la seconda maternità di Maria. La prima è stata senza dolore, ma la seconda una cosa veramente forte. Ha detto sì anche lei: «Sì, amo il tuo discepolo come fossi te, con lo stesso mio amore verso di te». Ecco allora, carissimi apostoli della Divina Misericordia, anche noi dovremmo essere avvolti, coinvolti e travolti da Gesù, dallo Spirito Santo e da Maria Santissima.
Maria, abbiamo detto, è madre, quindi è quella che ci sostiene nel nostro apostolato, ma è anche maestra, ci istruisce, perché parliamo sempre di Cristo, non di altre cose stupide che non servono a niente; ed è anche regina potentissima ormai, che siede alla destra del Padre accanto al Figlio, pur essendo una semplice creatura umana, eh, perché il Figlio l’ha portata accanto a sé come sulla croce. Quindi ecco l’azione meravigliosa che Maria, Regina della Pace, compie in questa associazione, i soldati dell’amore misericordioso di Dio.
Conclusione ed Esortazione
Quindi, ecco allora, per concludere in modo tale che ci rimanga impresso quello che ho detto, in questo ventennio facciamo questa riflessione, perché quello che è vero per l’apostolo della divina misericordia è vero per ogni cristiano nel momento in cui viene battezzato: configurato a Cristo, con l’effusione dello Spirito, figlio di Dio Padre e membro della Chiesa. È da lì che nasce tutto, e cristiani siamo tutti noi battezzati.
Oggi questi cristiani (e ci mettiamo anche noi spesse volte) vivono molto nel compromesso: un po’ di qua e un po’ di là, un po’ con il mondo e un po’ con Gesù, e non è giusto. Quando Gesù dice: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», che cosa diceva? Che dobbiamo fare il cinquanta per cento e il cinquanta per cento? No! Dare a Cesare quel poco che gli compete a livello politico e sociale, a Dio bisogna dare tutto! Non il cinquanta e cinquanta, scherziamo! A Dio: «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me», questo è il primo comandamento e non possiamo sfuggirlo. A Dio bisogna dare il cento per cento, tutto!
E allora l’augurio che si fa preghiera, e che, direi, è una prospettiva per noi, per il vostro futuro, per gli altri vent’anni di vita, è questa: oggi come oggi non basta più l’apostolato materiale, culturale e anche politico, l’impegno della politica come si faceva, appunto, nel secolo scorso, impegnati in tante cose. Siccome c’è molta carenza di fede, di spiritualità, di soprannaturalità, di amore al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, è chiaro che oggi l’impegno più grande è quell’altro che vi ho spiegato: i tre fondamenti, quello cristologico, pneumatologico, mariano. Dobbiamo muoverci da quelli, sennò non diventiamo più apostoli, diventiamo semplicemente povere trombe che suonano a vuoto, perché magari parlano di Cristo, fanno anche qualche azione, ma così, senza la fede di Cristo, senza la passione d’amore per Cristo, senza la docilità allo Spirito Santo, senza l’obbedienza docile della nostra madre e maestra, la Regina Maria Santissima.
Ecco allora questo che direi oggi è molto necessario, e io ne sono convinto. E su questo anch’io non mi muovo. Adesso, se mi chiamano a fare una conferenza, io tratto di queste cose perché oggi c’è bisogno di questo. L’uomo cristiano e il pastore cristiano oggi sono privi del nutrimento soprannaturale cristiano, che è Cristo, che è lo Spirito Santo, che è Dio Padre, che è la Madonna e tutti i santi, tutta la nostra verità tradizionale. Questo oggi manca, perché si prega ma si prega «bla bla bla bla» ripetendo… perché delle volte sono parole che non toccano il cuore di Cristo, che non ci toccano il cuore e che non toccano il cuore degli altri.
Noi preghiamo per la pace, diceva San Pio X, ma se non siamo in pace con Dio, se non lo mettiamo al primo posto, se non siamo in pace con Gesù e con Maria, la nostra preghiera cade nel vuoto. Ha ragione, infatti preghiamo ma la guerra continua, carissimi cristiani! Ecco allora queste cose che vi ho voluto dire con molta franchezza, con molta fraternità, con tanto amore… Vorrei che ne faceste tesoro, in modo tale che il volto anche della Chiesa cambi, perché questa associazione, che dice proprio che è l’apostolo della divina misericordia, possa portare nella nostra chiesa di oggi un soffio di vita nuova, di vita vera, di vita piena, che è l’amore di Cristo, del Padre, dello Spirito Santo, con Maria. Amen
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