Omelie liturgiche

Omelie liturgiche (386)

Omelia: « Gesù chiama ognuno a seguirlo ma quanta durezza e sordità di cuore »

Omelia di don Renzo Lavatori nella Memoria di S. Matteo il 21 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore


Trascrizione dell’omelia

Questo famoso brano racchiude tre aspetti molto significativi che si riflettono sulla nostra vita cristiana. Il primo è l’incontro interpersonale fra Gesù e Matteo. Il secondo è la reazione dei farisei al fatto che Gesù mangi insieme ai peccatori con i suoi discepoli. Il terzo riguarda la fortissima conclusione dell’episodio.

Primo aspetto: L’incontro interpersonale tra Gesù e Matteo

Nel primo aspetto, sorprende il fatto che Gesù vide un uomo chiamato Matteo seduto al banco delle imposte. Ci si può chiedere quale sguardo Gesù doni a questa persona, considerando che dietro lo sguardo c’è subito una parola e che occorre comprendere cosa egli abbia visto in lui. Si può supporre che Gesù abbia notato una sua sensibilità interiore e un’apertura verso una vita più significativa e nobile dal punto di vista spirituale, un animo che poteva essere plasmato secondo la potenza dello Spirito e della parola di Cristo.

Per questo motivo gli dice subito: “Seguimi”, cioè “vieni dietro a me”. Tuttavia, per andare dietro a Gesù occorre lasciare tutto: il proprio lavoro, il guadagno, la vita, le ricchrezzze, gli impegni e le soddisfazioni mondane e terrene. Quest’uomo si alza e lo segue. In questo gesto Matteo dimostra due aspetti molto importanti. L’atto di alzarsi, mentre prima era seduto, indica un elevarsi al di sopra della questione delle imposte, fatta di denaro, truffe e cose umane meschine. Rappresenta una sorta di risurrezione e di elevazione interiore che il suo animo sensibile ha captato, muovendosi immediatamente senza porre alcuna domanda o interrogativo su chi lo chiamasse, su cosa volesse o su quale prospettiva gli proponesse. Tali interrogativi nascono spontaneamente in chi viene tolto da uno stato di vita comodo per essere condotto verso una novità sconosciuta.

Si apprezza così la disponibilità e la generosità di quest’uomo, che lo ha seguito unicamente affascinato da Cristo. Nella sua visione di colui che lo chiamava, egli ha intravisto una spiritualità elevata, una nobiltà di vita o un volto trasparente, sincero e luminoso. Questo rimane un mistero insito nell’incontro spirituale tra la creatura umana e il Salvatore del mondo, Gesù Cristo.

Il fatto che deve farci riflettere è che tutti noi siamo stati chiamati. Eravamo seduti nella realtà peccatrice in cui siamo nati, segnati dal peccato originale, dalla miseria e dalla debolezza umana. Abbiamo ricevuto questa chiamata poco dopo la nostra nascita terrena, ed essa perdura senza esaurirsi mai. La questione fondamentale è come l’abbiamo ascoltata, accolta e vissuta, ovvero se ci siamo alzati e lo abbiamo seguito.

Questa chiamata risuona in noi in continuazione. Ogni Eucaristia è un richiamo al suo amore, ogni Vangelo è un invito ad amarlo sopra ogni cosa, ed ogni sofferenza è una prova attraverso cui il Signore ci chiama a cambiare vita, fidandoci di lui e non soltanto dei rimedi umani o delle nostre forze. Tuttavia, spesso reagiamo con molta insensibilità e mancanza di generosità. Per questo restiamo sempre uguali e non ci alziamo a cambiare il nostro atteggiamento per diventare cristiani convinti e attenti a ciò che il Signore ci chiede. Egli ci chiama a seguirlo ovunque ci conduca, poiché ci guida verso il bene, la vita eterna e la beatitudine senza fine, pur attraverso le prove della vita terrena, dei nostri peccati e della nostra miseria.


Secondo aspetto: La reazione dei farisei e il rischio del fariseismo

Come secondo aspetto, Matteo invita Gesù a casa sua per condividere il pranzo, e i suoi compagni lo seguono per mangiare insieme. Gesù siede così accanto ai pubblicani, esattori delle tasse considerati pubblici peccatori che non potevano partecipare neanche alle funzioni del tempio, e a persone che vivevano nel mondo in modo pagano. A questo punto nasce lo scandalo dei farisei benpensanti. Essi si rivolgono ai discepoli chiedendosi come mai il loro maestro, così eccelso e capace di grandi miracoli, mangi insieme ai pubblicani e ai peccatori, partecipando alla loro negatività, sporcizia e vita peccaminosa.

Questo è il ragionamento umano dell’uomo che si ritiene giusto. Il fariseo compie i doveri della legge, ma non segue la libera scelta di amare Gesù e la sua parola sopra ogni cosa. Si creano così due reazioni contrapposte: mentre Matteo mostra una disponibilità immediata, i farisei mormorano, criticano e condannano. Gesù percepisce questa posizione avversa alla sua intenzione, al suo apostolato e alla sua missione.

Riflettendo bene, spesso questa può essere anche la nostra posizione. Possiamo andare a messa la domenica, fare del bene, recitare il rosario o fare carità vivendo secondo la legge del Signore, ma occorre chiedersi con chi stia davvero il nostro cuore. È fedele alla parola di Gesù e al suo amore sconfinato, oppure agli interessi umani che ci travolgono verso una vita materialistica e terrena? Quando la voce di Gesù ci chiama ad alzarci da un cristianesimo “a mezz’asta”, rischiamo di cadere nel fariseismo. Ci riteniamo a posto, bravi e buoni perché osserviamo la legge e non facciamo del male a nessuno, ma nelle azioni quotidiane i nostri interessi personali finiscono per sovrastarci, facendoci perdere il senso di seguire veramente Gesù in pienezza d’animo.


Terzo aspetto: La misericordia e la conclusione del discorso

Nel terzo aspetto, con cui si conclude questo racconto, Gesù chiarisce in modo luminoso che non sono i sani ad avere bisogno del medico, ma i malati. Se i farisei si sentono sani sul piano morale, spirituale e della legge di Dio, ritenendosi in diritto di giudicare chiunque, pensano di non avere bisogno di lui. Gesù osserva questa chiusura con disapprovazione e sofferenza, affermando di non essere venuto per i giusti, ma per i peccatori.

Tuttavia, tutti siamo peccatori e tutti abbiamo estremo bisogno di Cristo. Indurendoci come i farisei, pensiamo di stare a posto e lasciamo Gesù al di fuori. Egli chiarisce allora la vera soluzione: Dio non vuole i sacrifici rituali del tempio o l’adempimento formale della legge, ma la misericordia. La misericordia è l’atteggiamento di chi comprende di non poter rimanere chiuso in se stesso né verso gli altri, riconoscendo la propria debolezza quotidiana fatta di pigrizia, egoismo, ansia, invidia e durezza di cuore.

L’evangelista Matteo rivolge quindi un appello ai cristiani affinché sciolgano il proprio cuore e non si lascino confondere dalle realtà esteriori o formali. Occorre seguire l’amore di Gesù, l’unico in grado di salvarci dalle nostre carenze affettive, dalle sofferenze e dalle ansie, riempiendoci di gioia e compassione e trasformando le prove in momenti di grazia e santificazione. Aprire il cuore a Gesù significa riconoscergli con umiltà: “Abbi pietà di me, sono un peccatore, ma tu mi ami perché sei venuto per questa ragione, per me, per salvarmi”.


(ndr: trascrizione ottenuta con l’intervento di AI NotebookLM)

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