Omelia di P. Jozo Grbeš nella Santa Messa del 2° giorno del 36° Festival dei Giovani a Medjugorje

Carissimi fratelli e sorelle, carissimi giovani,
come sapete il moto di questo festival dei giovani è “Andremo alla casa del Signore” dal Salmo 122. E la frase continua: “Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte”. Quanto spesso accade così? I piedi e il corpo sono lì, ma il cuore ha bisogno di entrare e non entra e spesso si ferma, è indeciso, rimanda, per entrarci. Ecco perché noi siamo qui in questo festival dei giovani, affinché la nostra vita entri nella casa del Signore, affinché veramente possiamo comprendere la vita come dice Cristo. Lui ci invita, ci chiama: Andiamo, alziamoci, andiamo, testimoniamo, ascoltiamo la parola, apriamo le orecchie dell’anima, lui ci aspetta. I piedi sono arrivati. Tanto spesso, i nostri piedi arrivano domenica nel tempio, ma l’anima è altrove. Quanto spesso abbiamo bisogno di questo, di questa piccola esortazione, questa piccola mossa della testimonianza della vita di qualcuno per aprirci la porta affinché la nostra anima entri. Questo testo santo ci dice che mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce. La folla è la civiltà in cui viviamo, la folla ci rende troppo spesso uguali a tutti gli altri. Ci comportiamo come loro, seguiamo le stesse leggi, gli stessi ritmi, le stesse direzioni e nel nostro tempo anche le stesse ideologie. La folla di solito soffoca l’uomo e questa folla oggi può diventare l’ideologia di qualsiasi cosa, ma ci può anche renderci diversi. Questa donna tra tutta la gente era unica e diversa. Il testo dice: “Una donna dalla folla alzò la voce”. Il Vangelo è pieno di donne coraggiose. Mentre gli uomini sono indecisi, calcolano, queste donne con coraggio dicono la verità o testimoniano quello che hanno visto. Tutti tacquero. Lei osò essere diversa, essere forte, riconoscere la verità, chiamare beata sua madre. Tradotto nella lingua comune, spesso lo sentiamo quando qualcuno dice beata sua madre. Se lui o lei è tanto buono, quanto beata è sua madre? Questa donna del Vangelo era diversa, si è opposta agli uguali. Gesù fece spesso proprio questo, l’opposto, la spiritualità, la profondità dello spirito, la profondità della mistica è proprio questo opposto del mondo.
La vita è un gioco di grande e piccolo, magnifico e debole, sconosciuto e misericordioso. Così è qui a Medjugorje. Qui da un popolo e da un luogo dei poveri oppressi ed emarginati, il popolo croato, la grazia è fluita. Questi sentieri su queste colline sono stati creati da piedi umani scalzi, scalzi e pesanti, affaticati spesso dalla ricerca e dalla sofferenza, hanno modellato la pietra, questi piedi pesanti, appesantiti nei tempi pesanti. Oh, quanto spesso accade così nella vita. Credo che la maggior parte di noi abbia queste esperienze. Lì dove l’uomo non vede si trovano le perle. Lì dove l’uomo non si aspetta trova il tesoro. Lì dove l’uomo non spera, forse nel silenzio, nella lontananza, nella solitudine, trova il proprio Signore. In un mondo così opposto a Cristo, anche quel mondo ci rivela il cammino dell’opposto. Il grande Anthony Hopkins, uno degli attori più grandi della nostra epoca, lo dice in modo eccellente. Quando lui nel suo cammino, dall’incredulità alla fede, ha toccato le altezze e ha detto: “La mia filosofia è: cosa la gente dice di me? Non sono affari miei, sono chi sono e faccio quello che faccio. Non mi aspetto nulla e accetto tutto. Questo semplifica la vita. Viviamo in un mondo in cui i funerali sono più importanti del defunto, il matrimonio è più importante dell’amore, l’apparenza è più importante dell’anima. Viviamo in una cultura della confezione che disprezza il contenuto. Questo mondo in cui viviamo ci rivela come sia possibile anche per i falliti, per gli esclusi, persino per coloro su cui non si conta di diventare i più grandi del mondo. Nel mondo del film che voi conoscete molto bene, il grande Steven Spielberg fu bocciato tre volte alla scuola di cinema e divenne il migliore per il film. Nel mondo della scienza, Albert Einstein aveva la dicitura “ritardato mentale” sui suoi documenti scolastici e lui capiva l’incomprensibile e comprendeva che nell’incomprensibile si trova il Signore. Nel mondo della cultura, Vincent Van Gogh vendette un solo dipinto durante la sua vita e morì senza un soldo. I suoi dipinti divennero i più costosi nel mondo in cui viviamo.
La famosa Apple licenziò Steve Jobs che dopo quell’esperienza disse: “Non me ne accorsi allora, ma essere licenziato da Apple si è rivelata la cosa migliore che mi potesse mai capitare“. Spesso ciò che viene rifiutato diventa il più forte, mentre il mondo tende a escludere le persone; ci chiediamo allora quanto debba essere meraviglioso il regno della beatitudine. È bello comprendere la vita nel mondo delle beatitudini. Vorrei riflettere con voi stasera sulle due parti della vita, sulle due parti del Vangelo, sulle due parti dei comandamenti. Ogni cosa ha due parti. La prima parte del Vangelo di oggi ci dice: Beato il grembo che ti ha portato. Quella madre beata del Signore ci insegna che non esiste l’impossibile. Ci insegna: niente è impossibile. Ci insegna: l’amore non ha concorrenza. Ci insegna: il perdono fa bene alla nostra anima. Ci insegna: parla poco, taci molto e capirai tutto. Ci insegna: Dio parla agli umili e fa grandi cose con gli umili. Ci insegna che la forza dell’uomo è dentro di lui e non al di fuori. Ci insegna che bisogna cercare dentro e non fuori. Quando la forza dentro di noi smette di essere forza, noi uomini crolliamo, cari giovani amici, la forza dell’Eterno viene da dentro. È una dimensione divina. Noi lo sappiamo anche nel mondo delle cose materiali, nel mondo della nostra esperienza: le navi non affondano a causa dell’acqua che le circonda, ma a causa dell’acqua che le penetra. Pertanto, non permettiamo alle cose brutte che accadono intorno a noi, il peccato e caos del mondo, di inghiottirci e trascinarci a fondo. La seconda parte del Vangelo di oggi ci dice: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola, che ascoltano la parola”. Noi viviamo in un mondo che non sente, non ascolta, non è silenzioso. Viviamo nel mondo che non tace, ma grida, ronza ed è rumoroso. Gesù dice: “Beati coloro che ascoltano la parola”. Lui chiama i beati gli ascoltatori. Gesù considera beati gli ascoltatori, coloro che sono pronti a trasformare la vita nell’orecchio dell’anima. Cari amici, questo mondo sporca i nostri cuori, ci sporca. Cristo dice: “Beati i puri di cuore”. Il mondo è costantemente in conflitto negli omicidi, nelle guerre continuamente. Cristo dice: “Beati gli operatori di pace”.
Questo mondo offre punizioni per piccole e grandi trasgressioni per proteggerci, per proteggere grandi e piccoli. Ma Cristo dice: “Beati i misericordiosi“. Il contrario, l’opposto. Questa è la nostra missione, cari amici, quando la voce di Dio non viene ascoltata, le tenebre arrivano rapidamente. Se ascoltiamo lui, scopriremo l’amore, la nostra arma e la nostra forza. Molti combattono contro di esso. L’amore è la firma di Cristo, è Dio. Esso è la via della Madonna. Dopo i terribili incendi in California, all’inizio di quest’anno, di nuovo quel grande Anthony Hopkins, le cui case e tutto ciò che contenevano sono andati a fuoco, dice: “È importante ricordare che l’unica cosa che portiamo con noi è l’amore che doniamo“. Carissimi fratelli e sorelle, i cristiani credono che Cristo li abbia liberati affinché possano discernere ciò che è veramente importante. Essere generosi invece che egoisti, gentili invece che crudeli, sinceri invece che ingannevoli. Usare la propria libertà per scegliere le vie di Cristo. E Cristo ci insegna quanto sia importante questa seconda parte che spesso dimentichiamo noi sacerdoti, ma anche il popolo. Spesso citiamo Cristo quando Cristo dice “ama il tuo prossimo” ma tanto spesso dimentichiamo la seconda parte della frase in cui sta scritto l’invito dice “come te stesso”. Ci insegna nel Padre nostro queste due parti: rimetti a noi i nostri debiti, ma poi dice come noi li rimettiamo. “Avete inteso che fu detto”, disse lui, ma io vi dico, vi invito, stasera facciamo attenzione alla seconda parte delle sue chiamate. Quanto è importante questa seconda parte, quanto importante è sentire, sentire bene, aprire le proprie orecchie. E alla fine pongo una domanda semplice: Che cosa noi sentiamo qui a Medjugorje? Mi sembrano due realtà. La prima dice: “Cari figli, Cari figli“, è il modo principale di rivolgersi a tutti in questo luogo chiamato Medjugorje. Noi siamo figli. Perciò non dimentichiamoci di essere bambini. Se non diventiamo come bambini, come figli, non c’è il cielo. Non possiamo entrare in paradiso senza questo. Cristo dice: “Se non vi convertirete, se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Cari figli, con questo inizia il cielo.
È la seconda realtà sempre nel saluto, pace. Che regni la pace tra Dio e gli uomini. Noi cristiani non dobbiamo solo desiderare, sognare e parlare di pace. Noi dobbiamo essere operatori di pace, dobbiamo alzare la nostra voce anche oggi per i bambini di Gaza, per i bambini dell’Ucraina e contro tutte le ideologie, i movimenti e le azioni malvagie. Cristiani, siete chiamati ad alzare la voce. Non potete tacere. Il mondo è nel caos, ma noi non dobbiamo esserlo. Se noi tacciamo, qualsiasi parte del mondo sia e nazione, se i cristiani tacciono non parlerà nessun altro. Perciò vi prego, cari giovani, se comprendo questa seconda parte della chiamata di Cristo, posso dirvi: “Non abbiate paura. Trasformiamoci in orecchie in questi giorni. Ascoltiamo Cristo come chiamata per la vita. Ascoltiamo Cristo per non rimanere nelle tenebre. Prestiamo attenzione alla seconda parte, cioè di essere operatori di pace. Tacere è un peccato quando si tratta del male. Ascoltiamo lui per saper dove andare. Ascoltiamo Maria. Camminiamo con lei per diventare persone di tenerezza, mansuetudine, bontà, perché così comprenderemo tutti i tragici destini umani. Perciò vi prego, non abbiate paura. Non abbiate paura di essere opposti a questo mondo. Non abbiate paura di essere unici, diversi, perché questo mondo conta su di voi. Lo stato beato dell’anima inizia con l’ascolto della parola. Non torniamo a casa uguali a prima e alla fine vi prego, non dobbiamo essere cristiani formali. Ce ne sono fin troppi. Fin troppi.
Amen.
ndr: questa è una trascrizione – personale e non completamente letterale – dell’omelia tenuta da P. Jozo Grbeš, provinciale della Provincia francescana dell’Erzegovina, nella Santa Messa del 2° giorno
del 36° Festival dei Giovani a Medjugorje