Omelie liturgiche (329)
Omelia: « Le tre perle della Croce »
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore
Trascrizione dell’Omelia
Adesso fermiamoci veramente davanti alla croce, cerchiamo di raccoglierci in contemplazione, perché è una realtà talmente grande e profonda che occorre un’apertura interiore di grande disponibilità.
Allora, questa “Esaltazione della Croce” comprende tre perle stupende, tra loro correlate ma diversificate. La prima è il supplizio, il più atroce e umiliante di tutti i supplizi umani, in cui l’uomo viene condannato a non essere più uomo, perché non ha più neanche il volto umano davanti al quale ci si copre la faccia. Però è anche il trono dove il crocifisso è stato innalzato, e dunque è là. Lo dice lui: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”.Quindi, da questo trono innalzato, l’esaltazione della croce diffonde sulla faccia della terra, del mondo e dell’universo, un fiume d’amore che non ha confini. La terza perla è che la croce è un altare, un altare dove è stata immolata la vittima che è Cristo Signore.
È il momento più estremo di un gesto sacrificale che Gesù ha voluto compiere per la nostra redenzione e liberazione, in obbedienza alla volontà del Padre. Quindi, sono tre perle tra loro collegate, nel senso che il supplizio indica il dolore, ma anche il peccato che causa il dolore fisico, psichico e spirituale, che Gesù ha preso sopra di sé, puro e innocente. Il primo aspetto, la prima perla, è intessuta di drammaticità, di sofferenza enorme a tutti i livelli. Non c’è un dolore più grande di quello che ha subito Cristo sulla croce nella crocifissione. Però è anche il trono. Come fa a essere contemporaneamente il supplizio più atroce e tremendo e, dall’altra parte, un trono che si innalza verso il cielo e diffonde la luce su tutta la faccia della terra? Com’è possibile? Sono due aspetti totalmente contrapposti a livello umano, ma non in questa esaltazione della croce, come vedremo.
La terza perla, appunto, è l’immolazione che Gesù ha fatto come vittima del sacrificio espiatorio, sgozzata, immolata. Ma quest’atto, che lui ha compiuto unicamente per amore, è diventato la fonte, la roccia su cui tutti gli uomini che lo amano… come dice lui: “Chi crede in me e mi ama, parteciperà della vita eterna”. Perché così ha voluto il Padre, che ha tanto amato gli uomini e il mondo, perché in Cristo trovassero la salvezza. Quindi, anche la vittima, in un sacrificio immolatorio tragico e con effusione di sangue, di fatto diventa strumento di salvezza eterna. Dunque, sono tre perle preziose e bellissime che si collegano in questo modo: il supplizio dolorosissimo si unisce alla vittima che si immola per amore, unicamente per amore. Gesù non doveva morire. Lo dice lui stesso: “Nessuno mi toglie la vita”, perché non ha peccato. La morte è conseguenza del peccato, ma ha accettato di immolarsi unicamente, esclusivamente, totalmente, perché noi, piccole e povere creature peccatrici, potessimo ritrovare la comunione con il Padre, e questo corrispondeva al progetto del Padre che lui ha compiuto.
Dunque, queste tre perle sono congiunte insieme da un filo dorato che dobbiamo riconoscere e che le lega in modo che insieme formino una gemma splendente, il tesoro dei tesori, la perla più bella che possa esistere. Queste tre perle unite insieme formano un’unica, preziosissima gemma. E qual è il filo d’oro che le congiunge? È la divina sapienza e la divina potenza. Ecco perché queste tre perle diventano il tesoro più prezioso per tutta l’umanità di tutti i tempi: perché sono l’attuazione e la realizzazione di un progetto sapientissimo del Padre, e insieme potentissimo. Se la consideriamo da questo punto di vista, veramente si resta… perché solo questa sapienza della croce — che è stoltezza per i Greci e scandalo per i Giudei — è la vera sapienza divina che si è rivelata in maniera luminosissima, direi incondizionata, proprio sulla croce. Lì è l’estremo atto, il più sapiente che Dio abbia fatto in tutto il suo essere eterno e in tutta la creazione, in tutta la storia della salvezza.
Questo è il gesto sapientissimo perché la sapienza divina ha questo scopo e diventa potenza trasformatrice: far vedere che un supplizio atroce possa divenire trono di gloria è possibile solo alla divina sapienza. Nessun essere umano, nessun grande ragionatore, filosofo o genio, poteva mai capire questo. Lo dice San Paolo: “Se l’avessero capito, non avrebbero crocifisso il Salvatore del mondo”. La sapienza si è rivelata soprattutto qui perché è il segno dell’infinita potenza divina: da un essere distrutto nel supplizio e immolato come vittima, in modo che tutto di lui fosse dissolto, diventa l’origine, la fonte della salvezza di tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Ecco la divina potenza. Quindi, la croce ci rivela qual è il pensiero del Padre, qual è la sua santa volontà, il suo modo di progettare le cose che si contrappone alla mentalità mondana, terrena e materialistica. Ecco perché la croce è una luce che si accende sulla faccia della terra e non si spegnerà mai più. Nessuno potrà mai dire, con questa luce che splenderà nei secoli eterni, che qualcuno avrebbe potuto fare diversamente da Dio ed essere più potente e sapiente di Lui. Qui è la massima espressione di questo intervento fortissimo del Padre Celeste, che ha saputo trasformare ciò che era distrutto dall’uomo in sorgente nuova che zampilla per la vita eterna. Solo Lui.
Ecco perché dalla croce nasce nel nostro cuore l’immenso inno di ringraziamento al Padre per il suo gesto di sapienza e potenza, ma anche al Figlio, che ha saputo vivere le tre perle in un unico essere che era Cristo Gesù di Nazaret, legate appunto da questo filo della sapienza e potenza di Dio. Ha sconvolto il mondo, ha dato veramente qualcosa che era inimmaginabile, ma che costituisce la nostra vera, unica salvezza terrena ed eterna. E allora, carissimi cristiani, davanti a questa esaltazione, a questo mistero enorme, dobbiamo veramente essere inseriti in esso, adorandolo, ringraziandolo, contemplandolo e, soprattutto, vivendolo. Non c’è un’altra luce più luminosa di questa che ci possa condurre al regno dei cieli.
Se noi entriamo in questa gemma preziosa delle tre perle… e se analizziamo la nostra vita, tutte noi siamo intessute dei tre momenti: di dolore e sofferenza, di offerta immolatrice, ma poi anche di gloria anticipata su questa terra, che verrà rivelata nell’ultimo atto salvatore di Cristo alla fine dei tempi. Quindi, dobbiamo veramente prostrarci, adorare, contemplare, tacere, gioire. E questa luce che si è accesa sulla faccia della terra, gli uomini purtroppo la vogliono spegnere, ma non ci riescono. È una luce così forte, una perla così preziosa, una gemma che sconvolge qualsiasi realtà terrena e anche eterna, perché la gloria della croce vive in eterno, anche nel regno dei cieli, nella liturgia eterna.
Quindi, è una realtà che nessuno ormai può più sconfiggere, ma per noi che, come dice Gesù, crediamo in Lui, ci affidiamo a Lui, crocifisso e innalzato per noi come vittima di espiazione dei nostri peccati, possiamo veramente attingere la vita, la pace, la gioia e l’amore sulla terra e per l’eternità.
ndr: trascrizione personale dell’omelia di cui al presente video