Festival dei giovani 2026 – Omelia di P. Jozo Grbeš, Provinciale della Provincia Francescana dell’Erzegovina

Traduzione italiana
Cari fratelli e sorelle, cari giovani, tutto ciò che esiste ha le proprie fondamenta. Senza queste fondamenta nulla può reggersi, nulla può durare. Sulle fondamenta poggiano le cose e poggia anche l’uomo.
Leggendo i testi sacri del Vangelo, vediamo che Gesù ha parlato soprattutto — o ha dedicato la maggior parte del suo tempo — a due realtà sulle quali vorrei riflettere questa sera insieme a voi: la libertà e l’amore.
Dio ha creato gli esseri umani liberi, e l’amore è impossibile senza la libertà. La libertà è la parte più bella e, nello stesso tempo, più pericolosa dell’esistenza umana. La vera libertà non consiste soltanto nella capacità di fare tutto ciò che si vuole; è la capacità di scegliere la verità e l’amore, di scegliere sempre, nella vita, ciò che è più vero e ciò che è migliore.
Io credo che dalla realtà di queste cose dipenda la profondità della felicità umana. Gesù liberava gli uomini da ogni cosa e diceva loro che esiste un solo comandamento: l’amore.
La libertà è un dono di Dio e senza di essa la vita non ha senso; senza di essa nulla ha senso. Eppure l’uomo è continuamente tentato di rinunciarvi.
Cristo ci dice: «La verità vi farà liberi».
Questo vale sempre e vale anche per noi oggi. Perciò la verità è l’essenza stessa della libertà, e io credo che la vera, autentica libertà segua sempre la via della verità: una via difficile, faticosa, spesso pericolosa, ma l’unica giusta.
Verità e libertà fanno parte dello stesso cerchio, della stessa vita, della stessa esistenza. La verità, quindi, è più grande del potere, ed è per questo che dura più a lungo. Credo infatti che molti di noi sappiano che il potere, l’autorità e la forza hanno vita breve, per quanto grandi o potenti possano essere.
Attraverso tutti i secoli della nostra storia cristiana, san Paolo continua ad ammonirci e sembra gridare con tutta la forza della sua anima:
«Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù».
Qualunque nome possa avere questa schiavitù.
Cari giovani, per questo questa sera, se posso chiedervelo, non vendete a nessuno la vostra vita. Siate voi stessi, originali dell’amore di Dio.
Nel mondo e nella civiltà in cui viviamo vi sono molte anime vendute, prigioniere, dipendenti. Il nostro tempo sembra essere diventato il tempo delle dipendenze: dipendenze da tutto ciò che, tra virgolette, promette — ma soltanto promette — la libertà. E a causa di simili promesse l’uomo diventa sempre meno libero. Queste grandi promesse sono le promesse peggiori e le parole peggiori.
Oh, quante dipendenze vi sono nel nostro mondo!
La dipendenza dal mondo digitale, dal bisogno continuo delle reti, dal flusso delle informazioni, dal seguire incessantemente le notizie, tutto ciò che accade intorno a noi e tutto ciò che domani pomeriggio avremo già dimenticato di ciò che accadeva ieri.
La dipendenza da se stessi: l’eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto e, soprattutto, per il proprio ego.
La dipendenza dall’approvazione degli altri: il bisogno che gli altri ci accettino, ci lodino o ci confermino, indipendentemente da dove ci troviamo e da ciò che realmente siamo.
La dipendenza dal piacere: evitare ogni sacrificio e ogni disagio.
La dipendenza dal consumo: la convinzione che la felicità possa essere acquistata attraverso cose sempre nuove, ancora più nuove e sempre diverse.
La dipendenza dal divertimento e dalla distrazione: l’incapacità di vivere il silenzio, la solitudine e il raccoglimento, il bisogno di essere continuamente occupati da qualcosa.
La dipendenza dal potere e dalla corruzione, dal controllo, dal bisogno di governare le persone, le circostanze, i risultati; un bisogno talmente grande di esercitare il nostro controllo che il Signore non appare più da nessuna parte all’orizzonte.
La dipendenza dalla pornografia, da una concezione sbagliata della sessualità: una delle dipendenze contemporanee più diffuse, che altera lo sguardo sull’amore e sulla dignità umana, distrugge ogni relazione e distrugge l’anima dell’uomo, e dalla quale è molto, molto difficile liberarsi.
Così, cari amici, la libertà viene sommersa e comprata dalla dipendenza, dal potere, spesso dalla politica, dal denaro, dalla fama e dalle promesse.
Io desidero soltanto esprimere insieme a voi un desiderio: che per voi non sia così. Che con voi non sia così.
Abbiate il coraggio di essere diversi!
La voce di Cristo risuona anche nelle nostre anime. Se entriamo un poco nella solitudine del nostro cuore, risuona anche per noi la sua parola quando dice:
«Tra voi non sia così».
Quelli che amano questo e quello e quell’altro, dice, ma tra voi non sia così.
Se tra voi non sarà così, diventerete segni riconoscibili di Lui, del puro amore di Dio.
Cari amici, questa concezione della libertà è profondamente radicata in ciò in cui crediamo ed è profondamente radicata in Cristo stesso.
«Se qualcuno vuole venire dietro a me», dice, «rinneghi se stesso, rinunci a tutto questo, prenda la sua croce e mi segua».
«Chi vuole essere il più grande tra voi sia il servitore di tutti».
È l’opposto di tutta la logica del mondo nel quale viviamo.
E questa, io credo, è la questione centrale quando Egli dice: «chi vuole». La domanda è: tu vuoi?
Chi vuole, cari amici…
L’abuso della libertà conduce sempre alla sofferenza. Il male umano nasce dall’abuso della libertà, non dalla libertà stessa.
Ogni persona è responsabile non soltanto di se stessa, ma anche di coloro che le stanno intorno, di coloro che le sono affidati e che vengono posti lungo il suo cammino.
Nel celebre, grande, grandissimo libro I fratelli Karamazov, Dostoevskij sostiene che gli uomini sono spesso disposti a scambiare la libertà con il pane, con la sicurezza materiale e con l’autorità.
E dice saggiamente:
«Quando all’uomo viene tolta la libertà, gli viene tolta l’unica via attraverso la quale gli uomini possono essere resi felici».
Sì, cari amici: soltanto l’uomo libero è un uomo felice; soltanto l’uomo libero è felice.
È una verità eterna, valida sempre e valida anche oggi per noi.
La seconda realtà, e l’unico comandamento del nostro Signore, è l’amore.
Quest’anno ricordiamo un grande giubileo: gli ottocento anni di san Francesco; ottocento anni durante i quali continua a ripetersi un compito che dice che l’amore viene prima di tutto.
L’amore apre le porte del cielo e della terra.
Ottocento anni di richiamo alla semplicità, in una Chiesa spesso complicata e in un mondo confuso.
Ottocento anni della Regola dell’Ordine francescano, nella quale la prima e più importante frase dice:
«La Regola e vita dei Frati Minori è questa: osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo».
La Regola di un Ordine, nata da un uomo, sta tutta qui, in un piccolo libro, molto sottile.
Cari amici, tutto ciò che è grandioso e grande è contenuto nel piccolo, è contenuto in parole semplici.
E questo è il Vangelo.
Il Vangelo e nient’altro.
È sufficiente per tutti noi.
Sì, è sufficiente.
Francesco ha soltanto ricordato ciò che è importante. Non è necessario essere francescani per comprenderlo, accoglierlo e viverlo: quella semplicità che parla dell’amore quando dice:
«Nel dare, l’uomo riceve di più».
È ciò che ci ricorda san Francesco.
Basterebbe comprendere bene questa frase e vivremmo bene.
Egli ci riporta agli inizi, alle fondamenta, a ciò che costituisce anche il tema di questo Mladifest: conoscere le proprie fondamenta, conoscere nuovamente Cristo.
Egli fu un uomo libero: libero nella rinuncia, libero nella vicinanza a Cristo Signore, libero dentro di sé.
E per questo poté racchiudere quella libertà e quella semplicità in poche parole, in poche parole alle quali avrebbe dedicato tutta la propria vita.
Cari amici, io credo che l’amore generi la libertà.
Credo che gli uomini che vivono l’amore diano forma alla libertà e che essa diventi per loro qualcosa di chiaro.
Perché la libertà senza amore diventa autodistruzione.
L’amore senza libertà diventa dominio.
L’amore ci libera dalla tirannia dell’ego e dall’egoismo, che è il fondamento di ogni male.
Un uomo che non è libero non può creare un mondo nuovo e migliore oppure, come dice un saggio:
«In prigionia gli uomini non generano figli».
In altre parole, l’uomo prigioniero, l’uomo non libero, non può creare nulla di nuovo, nulla di migliore, perché soltanto l’amore crea.
La nostra civiltà ha conosciuto l’ascesa dell’“io” moderno. Povero questo “io” moderno, questo ego moderno, divenuto smarrito, complicato, ripiegato su se stesso e completamente confuso.
Quando l’uomo, cari amici, dimentica, cancella e abbandona il mistero, quando non vede più la vita come mistero dell’amore di Dio, allora l’uomo e tutta la sua civiltà diventano volgari, vuoti, smarriti ed egoisti.
Lo vediamo nella cultura, nella musica, nello sport, nel politicamente corretto e nella politica, che spesso diventa un altro nome della prostituzione, del commercio degli uomini e dei valori.
Oh Dio, quanto spesso vediamo tutto questo nelle nostre società!
Tra noi cristiani non dovrebbe essere così.
Tra noi cristiani dovrebbe essere diverso.
Perciò, giovani, non abbiate paura di stare in piedi, diritti e dignitosi.
Non abbiate paura di dire no a tutto ciò che non è libertà, non è amore, non è bene, a tutto ciò che non supererebbe il semplice esame di Cristo.
Siate dunque il lievito di un mondo nuovo e migliore e siate migliori, migliori, migliori della generazione che vi ha preceduto.
Scegliete la libertà e l’amore: sarete sempre felici.
Scegliete la verità: essa è divina.
Scegliete il Vangelo: esso dà senso alla vostra vita.
Perché soltanto un uomo libero può amare veramente, e così l’amore, sempre e ovunque, ti mostrerà la strada.
Io credo che, se accoglieremo veramente queste due realtà come nostre fondamenta, nella vita non avremo mai paura e non rimpiangeremo nulla di ciò che è stato ieri.
Che sia così anche per noi.
Amen.
(ndr: trascrizione e traduzione in italiano dell’omelia con l’assistenza di AI)