Testimonianza di P. Gonzalo Moreno Ponce al 36° Festival dei Giovani di Medjugorje

“Buongiorno a tutti, ringrazio il parroco e tutti i sacerdoti che qui svolgono la pastorale. Sono venuto a Medjugorje 19 anni fa per lavoro, perché ero stato licenziato dalla mia ditta. Sono nato in una famiglia cattolica con sei fratelli e sorelle, io sono il quinto. I miei genitori erano profondamente radicati nella preghiera e ci hanno iscritto alla scuola cattolica.
Ho avuto una brutta esperienza di violenza da parte di alcuni miei parenti quando ero piccolo. Poco prima di finire la scuola, mentre ero da solo davanti al Santissimo Sacramento, ho sentito un chiaro invito alla consacrazione. Ero confuso, commosso. Ho parlato con un sacerdote della scuola e lui mi ha proposto di iniziare un percorso di discernimento vocazionale. Abbiamo attraversato un’esperienza spirituale, ma non ha avuto successo.
Ho aspettato e, per quanto riguarda la fede, tutto andava bene finché non ho finito la scuola e ho iniziato a studiare. Quando ho iniziato l’università, mi sono unito a un gruppo di amici che erano tifosi di una squadra di calcio. La mia vita è cambiata completamente. Pensavo di trovare lì quello di cui avevo bisogno. L’esperienza di violenza che avevo vissuto da bambino si rifletteva in questo contesto calcistico. Ogni fine settimana seguivo quel club per tifare. Viaggi, alcol, problemi: questo era il mio problema.
Tre volte sono stato proprio sull’orlo della morte. La prima volta sono quasi stato colpito da una pietra, la seconda volta sono finito sotto una macchina, la terza volta sono quasi stato accoltellato. E in quel momento ho sentito che qualcuno mi proteggeva continuamente. L’atmosfera a casa era pesante. I miei fratelli e sorelle erano bravi, mentre io ero la pecora nera. Ogni giorno litigavo con i miei genitori.
Due miei amici sono morti. Ho detto al Signore: “Signore, tu non esisti!”. Ho iniziato a vivere come se Dio non esistesse. Ho lasciato la Chiesa e sono stato cacciato dall’università perché non avevo superato nessun esame. I miei genitori erano disperati e non sapevano cosa fare di me.
Continuavo a seguire il calcio, ero appassionato di questo mondo. Mio padre mi trovò un semplice lavoro, sperando che così non sarei rimasto solo a casa senza far niente, dato che non mi interessava lo studio. Ma questa si rivelò un’arma a doppio taglio: ora avevo i soldi e potevo pagare da solo i viaggi e tutti i piaceri legati al calcio.
A casa l’atmosfera si fece sempre più pesante. Nel gruppo di amici c’erano anche persone che si drogavano. Abbiamo partecipato a diversi incontri con spacciatori in una zona della città; a questi incontri la gente arrivava armata. La vita in quelle circostanze era traumatica. Il legame tra gli ultras e la droga era estremamente pericoloso. Quei momenti erano insopportabili. L’unica via d’uscita erano altre partite, altri scontri, droga, eccetera.
Ricordo di essermi sentito sempre più vuoto, quasi avessi perso il contatto con tutti gli amici di scuola, i miei veri amici. Un fine settimana questi amici mi chiamarono per passare qualche giorno con loro. Una notte andai da solo a fare due passi lungo la riva e mi misi a piangere, non riuscivo a smettere. Ho detto al Signore: “Anche se per me non esisti più, io per Te esisto. Ti prego, tirami fuori da questo inferno in cui sono caduto!”.
Per la prima volta, con tutto il cuore, ho pronunciato le parole: “Signore, abbi pietà di me!”. Subito mi è tornata la stessa voce che avevo sentito prima di finire la scuola, ma questa volta era piena di un amore più profondo e diceva: “Io voglio che tu diventi sacerdote”. Mi sono messo a piangere ancora di più e ho detto al Signore: “Ma scegli qualcun altro! Ho dei fratelli che sono molto più bravi di me. Ti ho dimostrato che non sono degno di essere sacerdote!”.
Dopo questo viaggio con gli amici di scuola, uno di loro mi ha offerto lavoro nella sua ditta. Nello stesso momento, mi sono rimesso in contatto con il sacerdote della mia scuola. Ho abbandonato il mondo dei tifosi. Ma poi è accaduto qualcosa di strano: il presidente della ditta mi ha chiamato per andare a Medjugorje. Lui mi diceva che lì la Madonna appare dal 1981. Il capo mi disse di accompagnare un giornalista per un reportage, ma nessun giornalista volle o poté venire. Io non ero un giornalista, ma dovevo accompagnare un altro giornalista.
Nel 2006, a Medjugorje quasi nessuno la conosceva nel mio paese. Ma abbiamo fatto qualche intervista con la gente a Madrid che veniva a Medjugorje. Più li ascoltavo, più ero convinto che tutto fosse un grande inganno e pensai: “Voglio svelare questo grande inganno!”.
Siamo venuti in un pellegrinaggio che includeva anche un ritiro spirituale con Padre Slavko. Il primo giorno di pellegrinaggio, probabilmente ero il pellegrino più “pesante” di tutto il mondo, perché avevo il compito di fare un reportage e per questo ho fatto mille domande cercando di scoprire questo inganno. Ma quando ho iniziato il ritiro spirituale con Padre Slavko, dentro di me è cambiato tutto. Per mezzo di Sua Madre, me che non ero neanche un giornalista, proprio attraverso questo reportage mi ha riportato a Sé.
Poi ho terminato il seminario a Široki Brijeg e siamo tornati qui a Medjugorje. Io di nuovo ho cominciato a pregare come quando ero piccolo. Tutti ci siamo confessati, tutto il gruppo di pellegrini era felice. Quando siamo tornati a casa, le persone al lavoro mi hanno detto che il mio volto era cambiato, che sembravo una persona diversa. Ho rinnovato la mia relazione con la Madonna, ho scoperto Dio Padre, ho scoperto il valore della Sacra Scrittura, quello che prima non potevo comprendere. Il mio cuore era pieno di pace dopo tanti anni di tenebra, dopo la morte spirituale: di nuovo ero vivo, più vivo che mai.
Sono tornato al lavoro. Alla mia famiglia ho raccontato la mia esperienza di pellegrinaggio, ma a nessuno interessava, semplicemente non mi hanno creduto. Questo per me è stato pesante. La chiamata al sacerdozio è tornata con grande potenza. Ho sentito che la Madonna, tramite la veggente Mirjana, ogni anno dona qualcosa di particolare nel giorno del suo compleanno.
Quando è arrivato il mio compleanno, che era vicino, ho chiesto alla Madonna di farmi vedere se dovevo diventare sacerdote. Ho ricevuto un dono: per prima cosa, la Bibbia. Ho invocato lo Spirito Santo e ho detto: “Se compare la parola ‘sacerdote’, io mi iscrivo al seminario”. Ho aperto la Bibbia e ho letto nel Salmo: “Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchisedec”. Devo riconoscere che allora ho aperto la Bibbia sperando di non trovare la parola “sacerdote”.
Ho lasciato la mia ragazza. Ho parlato con il padre spirituale della scuola e lui mi ha detto: “Io lo vedo da tanto tempo, ma siccome non mi hai mai permesso di parlare della vocazione, io non ti ho detto nulla”. E di questo non ho parlato con nessuno. Un mese dopo, sono tornato a Medjugorje per affidare la mia vocazione alla Madonna. Sono venuto con un piccolo gruppo di pellegrini, ma nessuno di loro sapeva della mia vocazione.
Mentre pregavo da solo sulla Collina delle Apparizioni, avevo tanti dubbi riguardo alla vita che avevo condotto prima, riguardo a tante lotte, ai peccati, a tanta violenza. E sulla Collina delle Apparizioni mi si è avvicinato un sacerdote e mi ha detto in lingua spagnola: “Congratulazioni, sacerdote! Il Signore mi ha appena detto che tu diventerai sacerdote”. Ho chiesto al sacerdote di non dire nulla a nessuno. Sono andato lì davanti al Santissimo Sacramento e al Tabernacolo e ho promesso al Signore di non dubitare mai più della Sua vocazione, ma ho anche chiesto un po’ di riservatezza.
Il giorno della mia ordinazione sacerdotale, sono venuto a Medjugorje con i miei genitori e i miei fratelli. Mio padre voleva vedere di persona quel luogo che mi aveva “tirato fuori”. E mio padre mi ha raccontato che quando lui e mia madre si conobbero, andarono a pregare la Madonna di Montserrat, e lei pregò la Madonna affinché gli desse un figlio sacerdote.
E mia madre non ci aveva mai parlato di questo. Io, solo anni dopo, quando volli saperlo, venni a conoscenza di questa cosa. Ho chiesto a mamma: “Ma sai per caso in che giorno sono stato consacrato?”. Lei mi ha risposto: “Sì, lo so benissimo: il giorno della Madonna di Montserrat!”. E io ho detto a mia mamma: “Ma perché non mi hai mai detto niente?”. E lei mi ha risposto – scusate, questa è una cosa tra due Madri – e poi ha aggiunto: “Figlio, devo riconoscere che tu eri l’ultimo figlio per il quale avrei potuto pensare che diventassi sacerdote. I tuoi fratelli erano già sposati, avevano già le mogli. Io avevo perso la speranza, ma ho continuato lo stesso a pregare in silenzio. Madri, se avete figli che sono persi, continuate a pregare per loro: io sono l’esempio che la preghiera funziona!”.
Cari giovani, già da 19 anni vengo in questo luogo benedetto. Ho scoperto la Madonna della mia vita, che difende i colori della mia squadra di calcio. Ho trovato proprio qui.
Vi prego di pregare per i sacerdoti. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, non delle vostre critiche. Per me era una cosa particolare essere inginocchiati con tanti confratelli sacerdoti davanti al Santissimo Sacramento. Siate sicuri che anche noi sacerdoti siamo umani, abbiamo i nostri errori. E vi prego, onorate Cristo nella Sua misericordia. Oggi, il sacerdote del vostro gruppo, abbracciatelo e ringraziatelo perché vi dà Cristo nella Sua Parola, nell’Eucaristia, nei Sacramenti.
Giovani, come la Madonna dice nei suoi messaggi, abbiamo solo una vita, e questa vita è breve, molto breve rispetto all’eternità. E allo stesso momento, vi invito, se siete lontani, se non comprendete nulla in questo momento, vi prego, rivolgetevi al Signore e dite con tutto il cuore: “Signore, abbi pietà di me!”. E Dio avrà pietà e troverete un Padre, una Madre che vi daranno tanta misericordia. E quando ho detto “Signore, abbi pietà di me”, e quando lo dite voi, pregherete la Gloria al Padre dal profondo del vostro cuore santo.
Grazie a tutti, pregate per i sacerdoti. Saluto la mia parrocchia, San Tommaso Moro. Concludiamo pregando l’Ave Maria per le intenzioni della Madonna:
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.
Il Signore vi benedica.
Grazie mille.
ndr: questa è una trascrizione – personale e non completamente letterale – della testimonianza